Giustizia

SkyECC, nuovi sviluppi: indagato anche un avvocato

Il Ministero pubblico contesta a un legale ticinese e a un suo collaboratore di aver passato informazioni a un imputato dell’inchiesta nata dalla decrittazione del sistema di messaggistica usato dai trafficanti di droga – Entrambi respingono le accuse
© CdT/Gabriele Putzu
Nico Nonella
02.09.2026 06:00

Un avvocato ticinese e un suo collaboratore risultano indagati per favoreggiamento, riciclaggio di denaro e correità in infrazione aggravata alla legge sugli stupefacenti. La vicenda emerge da una recente sentenza del Tribunale federale (TF). Stando a informazioni del Corriere del Ticino, il caso è legato alle inchieste antidroga nate dalla decrittazione del sistema di messaggistica SkyECC. I due uomini, nei cui confronti vale la presunzione di innocenza, avrebbero in sostanza passato informazioni a uno dei principali indagati dell’inchiesta antidroga e a un’altra persona a lui collegata (li chiameremo A e B) prima che questi ultimi venissero effettivamente fermati o interrogati dagli inquirenti.

Addebiti negati

Come detto, si tratta di un addentellato delle inchieste aperte in Ticino nel 2022 quando, grazie ai dati trovati sulla chat criptata SkyECC dagli inquirenti europei, erano stati effettuati circa venti arresti in due filoni d’indagine affidati a più procuratori pubblici. Arresti che riguardavano anche il Luganese. Dalle indagini era emerso che, sulla base degli scambi di messaggi di A e B come anche delle azioni di alcuni di essi prima del loro fermo (segnatamente dei tentativi di occultare denaro), queste persone erano a conoscenza di informazioni disponibili unicamente a chi aveva accesso agli atti del procedimento. Interrogati, i due uomini avevano affermato di essere stati informati dal collaboratore dell’avvocato, persona «a cui si erano affidati per curare svariati interessi legali e al quale avevano anche esposto il loro coinvolgimento nel traffico di stupefacenti, credendo che quest’ultimo fosse un legale». In concreto, A e B avrebbero potuto «visionare estratti di verbali, in merito ai nomi delle prossime persone che sarebbero state fermate dalla polizia, per poi avvisare a loro volta i loro conoscenti». Atti in possesso del legale e del suo collaboratore in quanto il loro studio stava difendendo un’altra persona (che chiameremo C) indagata nell’inchiesta SkyECC. Nei confronti dei due professionisti, il Ministero pubblico ha quindi promosso il citato procedimento penale per titolo di favoreggiamento, in subordine tentato favoreggiamento, riciclaggio di denaro e correità in subordine complicità in infrazione aggravata alla legge sugli stupefacenti. Addebiti che i due uomini hanno sempre respinto.

Il 16 gennaio di due anni fa, gli inquirenti avevano perquisito il loro studio legale e l’avvocato aveva chiesto la posa dei sigilli su ogni documento e comunicazione, cartacea o digitale, concernente il caso. Un anno dopo, il giudice dei provvedimenti coercitivi aveva però accolto l’istanza di disigillamento dell’allora procuratore generale sostituto Moreno Capella. L’avvocato aveva contestato questa decisione fino al Tribunale federale. L’Alta corte federale gli ha dato parzialmente ragione lo scorso 20 agosto, stabilendo che l’incarto debba tornare al giudice di garanzia affinché faccia in modo che la corrispondenza tra l’avvocato e il cliente C non venga a conoscenza del magistrato inquirente incaricato del procedimento penale a carico di C stesso. Una misura, suggerisce il TF, potrebbe essere quella di imporre al procuratore incaricato del procedimento penale a carico dell’avvocato il divieto di far prendere conoscenza della documentazione dissigillata al magistrato incaricato della procedura a carico di C.

Prove utilizzabili?

Le indagini collegate alla decrittazione nel 2021 in Francia di SkyECC, un sistema di messaggistica utilizzato dai trafficanti di droga, hanno avuto conseguenze mondiali. Nel nostro cantone e nel resto del Paese si era da subito aperta un’importante questione giuridica: le prove raccolte «hackerando» una chat sono ammissibili? Nel 2025, il tribunale distrettuale di Dielsdorf (ZH) aveva condannato un uomo a oltre dieci anni di carcere per gravi reati legati alla droga, ma nella procedura di Appello, il Tribunale superiore del Canton Zurigo, in una decisione incidentale, aveva ritenuto inammissibili le prove ottenute con i dati estrapolati da SkyECC. La Procura aveva fatto ricorso al Tribunale federale e il 14 agosto scorso, l’Alta Corte non era entrata nel merito in quanto bisogna attendere la decisione finale sul caso da parte del Tribunale superiore stesso. A inizio 2023, una Corte penale di Basilea Città aveva invece condannato un «barone della droga» a 10 anni e 9 mesi di carcere per un traffico di svariate tonnellate di cocaina. Per organizzarlo aveva usato anche SkyECC, ma per i relativi traffici era stato assolto, in quanto la Corte aveva stabilito che anche altre persone avevano a disposizione il codice per accedere alla chat. Tuttavia, il Tribunale penale basilese aveva confermato l’utilizzabilità di questi dati nei procedimenti penali per traffico di cocaina, ma «nell’ordine delle tonnellate».

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