Ticino

Smartphone (e affini) presto vietati dalle Elementari alle Medie

Il DECS ha emanato nuove direttive per precisare l’interdizione già in vigore, estendendola a tutta la scuola dell'obbligo – L'iniziativista Giorgio Fonio insorge: «Ingannano la popolazione per combattere la nostra iniziativa»
©Gabriele Putzu
Paolo Gianinazzi
20.03.2026 19:45

Da lunedì 30 marzo in Ticino il divieto dei dispositivi mobili personali – degli smartphone, ma non solo (si veda la definizione nel box in basso) – verrà esteso a tutta la scuola dell’obbligo. È quanto ha stabilito il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS), che oggi ha reso pubbliche le nuove direttive (qui trovate il testo completo) a cui stava lavorando da tempo, le quali prevedono che sulla totalità del perimetro dell’istituto scolastico i dispositivi siano sempre spenti (non solo in modalità aerea) e non visibili. 

Secondo le direttive del DECS è̀ considerato «dispositivo mobile personale» qualsiasi strumento privato (ossia, non dato in dotazione dalla scuola) che permetta una connessione attraverso rete cellulare, wifi o bluetooth, la registrazione di immagini, video, audio e/o la comunicazione con altri (ad esempio laptop, tablet, telefono cellulare, smartphone, smartwatch, auricolari, smartglasses o altri dispositivi connessi). Non sono invece considerati «dispositivi mobili personali» i dispositivi di geolocalizzazione (GPS, AirTag) e i dispositivi dedicati esclusivamente all’ascolto di musica (lettori mp3) privi delle altre funzioni summenzionate.

Concretamente, il DECS ha meglio precisato i contenuti delle direttive già presenti per le scuole medie e ha esteso il divieto anche alle Elementari. Un irrigidimento delle attuali regole che, come spiegato in una nota del DECS, è stato voluto a fronte «dell’evoluzione del contesto generale di diffusione dei dispositivi mobili personali nella società e del progressivo abbassamento dell’età degli utilizzatori». Un’evoluzione «che impone adattamenti anche in ambito scolastico per ragioni di educazione, prevenzione e di salute pubblica». Così, citata nella nota, la direttrice del DECS Marina Carobbio Guscetti ha motivato la decisione: «La dipendenza dall’utilizzo di dispositivi elettronici pone seri problemi di salute individuale e pubblica, che come responsabile del DECS, ma anche come medica, ritengo vadano affrontati». Si tratta, ha spiegato Carobbio, di «un problema di società» per il quale «la scuola può giocare un ruolo» nel «moltiplicare gli sforzi per rafforzare l’educazione all’uso consapevole, responsabile e sicuro delle nuove tecnologie, anche costruendo un’alleanza educativa con le famiglie». E, al contempo, garantendo «che gli spazi scolastici restino un luogo di scambi umani, relazioni interpersonali e socializzazione».

Tanti aspetti nero su bianco

La novità principale delle direttive riguarda l’estensione del divieto alle scuole comunali. Tuttavia, le nuove direttive hanno pure meglio precisato (ed esteso) la definizione di «dispositivo mobile personale», includendo anche nuove tecnologie. Oppure hanno meglio precisato dove sarà valevole l’interdizione: sia all’interno degli stabili (ad esempio corridoi, aule, bagni, spogliatoi, palestre) sia sul sedime esterno (ad esempio giardini, corti, porticati, posteggi delle biciclette). E, ovviamente, anche quando si applicherà il divieto: dall’inizio fino al termine delle attività scolastiche.

Oppure, tramite le direttive il divieto è stato esteso anche alle mense cantonali (mentre per le mense comunali e i trasporti scolastici comunali, a prevalere saranno i regolamenti d’istituto ed eventuali disposizioni comunali). Oppure ancora sono state precisate le eventuali eccezioni, come quelle legate a motivi di salute o alla necessità di dispositivi mobili personali come mezzi compensativi per allievi con bisogni educativi particolari.

Inoltre, è stato chiarito come procedere in caso di infrazioni. Nella direttiva viene infatti spiegato che «qualora un’allieva o un allievo non rispettasse le direttive o le indicazioni ricevute dalla direzione, il dispositivo mobile personale viene ritirato da docenti o dai membri della direzione, i quali invitano l’allieva o l’allievo a spegnerlo prima del ritiro». E «in tal caso, allo scopo di promuovere un’alleanza educativa con le famiglie e un approccio educativo e riparativo rivolto alla crescita di allieve e allievi, il dispositivo viene riconsegnato all’autorità parentale, oppure all’allieva o all’allievo prima del suo rientro a domicilio informando debitamente l’autorità parentale».

Tutto ciò, va infine sottolineato, con la possibilità di ritoccare le regole, anche nel giro di poco tempo. Come precisato dal DECS, infatti, una prima valutazione su eventuali adeguamenti da apportare alle direttive è già prevista al termine di questo anno scolastico.

Permessa la geolocalizzazione

A rimanere esclusi dal divieto, invece, sono stati i dispositivi GPS. Un’esclusione che la consigliera di Stato, da noi contattata, ha così spiegato: «Il tema dei dispositivi di geolocalizzazione – intesi come dispositivi che permettono di sapere dove si trova una determinata persona in un determinato momento – non è emerso come una questione sentita o problematica a livello di scuola media. Abbiamo invece capito, parlando con direttrici e direttori delle scuole comunali, che in questo settore, a seconda degli istituti, vi sono casi di genitori che dotano i figli di questi dispositivi». Su questo fronte, aggiunge Carobbio, «si può riflettere sul senso o meno di tale pratica, ma considerato che l’obiettivo primario delle direttive era contenere l’utilizzo di smartphone e altri dispositivi mobili personali da parte di allieve e allievi, in accordo con le direzioni e i rappresentanti delle autorità comunali si è ritenuto che un divieto cantonale di questi dispositivi non fosse per il momento necessario». Anche se, precisa la consigliera di Stato, «come esplicitato nelle direttive, per le scuole comunali l’eventuale divieto di dispositivi di geolocalizzazione può essere stabilito dalla direzione di istituto, informando l’ispettorato».

«Niente conflitto»

Un aspetto destinato a far discutere, invece, riguarda il fatto che è attualmente in corso l’iter di un’iniziativa popolare promossa dal Centro che, con una prospettiva diversa, riguarda proprio il divieto degli smartphone. Non a caso, il promotore del testo non ha lesinato critiche all’indirizzo del Dipartimento (si veda più in basso).

Come mai, abbiamo chiesto alla direttrice del DECS, il Dipartimento non si è spinto fino a un divieto più netto, come proposto dall’iniziativa? «L’iniziativa seguirà il suo corso, come è giusto che sia – ha risposto Carobbio –. Come Dipartimento ci siamo mossi da tempo, prima del lancio dell’iniziativa, approfondendo il tema e ora legiferando nell’ambito delle nostre competenze». E le critiche dei promotori, che sostanzialmente definiscono la vostra una «fuga in avanti»? Ancora Carobbio: «Come Dipartimento abbiamo costruito queste direttive tenendo conto delle esperienze e delle esigenze di chi opera all’interno della scuola, ascoltando e coinvolgendo nelle riflessioni vari portatori di interesse in ambito scolastico al fine di elaborare e introdurre normative per quanto possibile equilibrate, condivise, sensate e proporzionate al contesto. Questo, proseguendo al contempo le attività sul fronte dell’educazione all’uso consapevole, responsabile e sicuro delle tecnologie, che rimane centrale in ottica educativa. Nell’ambito dei lavori, tra gli altri, sono stati sentiti i servizi della Divisione della scuola, le direttrici e i direttori delle scuole comunali, le direttrici e i direttori delle scuole medie, il comitato dell’Associazione dei comuni ticinesi, il comitato della Conferenza cantonale dei genitori e la Piattaforma Cantone-Comuni, la quale ha acconsentito all’allargamento del contesto delle linee guida anche alle scuole comunali». Insomma, chiosa Carobbio, «se gli iniziativisti desiderano esprimere le proprie considerazioni lo possono certamente fare, detto che l’iniziativa popolare segue un proprio iter politico e, se approvata dal Parlamento o dal popolo, sarà evidentemente applicata. In attesa di tale decisione, come Dipartimento, ci siamo mossi ascoltando e rispondendo alle esigenze della scuola. Non mi pare che le due cose siano in conflitto».

La reazione di Fonio: «Disprezzo dell'iter popolare»

A reagire in maniera molto critica nei confronti della decisione del DECS, come detto, è invece il promotore dell’iniziativa popolare legislativa «Smartphone: a scuola no!», il consigliere nazionale del Centro Giorgio Fonio. Un’iniziativa popolare che, ricordiamo, nel frattempo ha già raccolto oltre 11 mila firme e che propone, a differenza delle direttive del Dipartimento, di introdurre un divieto più netto, ossia quello di portare gli smartphone a scuola. «Il DECS inganna la popolazione», afferma infatti Fonio, raggiunto dal Corriere del Ticino. «C’è un’iniziativa popolare in corso, e il DECS in totale disprezzo dell’iter popolare se ne esce con queste direttive». Direttive che, aggiunge il consigliere nazionale, «sono oltretutto dipartimentali e, dunque, non intervengono nemmeno sulla legge». Nel merito, poi, secondo Fonio la decisione del DECS non va a toccare un aspetto fondamentale: «Così facendo lo smartphone continuerà ad entrare nelle scuole, rimanendo un elemento di distrazione, a contatto con i bambini». Inoltre, «con queste direttive si va indirettamente a legittimare il fatto che un bambino di prima elementare possa, pur tenendolo spento e non visibile, portare il cellulare a scuola. Ciò secondo noi è grave».

Insomma, secondo Fonio «la direttiva del DECS è stata fatta per combattere la nostra iniziativa: il DECS non ha mai creduto nella nostra proposta. Tanto è vero che per questa decisione non ci hanno nemmeno interpellato. E ora semplicemente hanno cercato delle alternative poiché hanno visto che il tema gode di un sostegno popolare». Non a caso, «oggi molti genitori, docenti e direttori sono stati i primi a contattarci per chiederci di non mollare».

A questo punto, chiosa Fonio, «ne parleremo in comitato, ma penso di poter dire che la nostra iniziativa andrà avanti e proseguirà il suo iter».

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