«Sorveglianti per l'emergenza ucraina, il Governo faccia chiarezza»

«Come mai tra i sorveglianti dei centri di accoglienza per l’emergenza ucraina si sono riscontrate, fino al 30 settembre 2024, delle importanti differenze salariali malgrado essi svolgessero la stessa identica funzione?». Questo, in estrema sintesi, era il quesito posto dal deputato Alessio Ghisla (Centro) al Governo durante lo scorso mese di aprile tramite un’interrogazione parlamentare. Precise domande (cinque in tutto) a cui il Consiglio di Stato, ad oggi, non ha ancora dato risposta, malgrado il termine di legge per farlo (pari a 60 giorni) sia ormai passato da un bel po’.
Motivo per cui, lo stesso granconsigliere torna ora su queste colonne a sollecitare l’Esecutivo cantonale. Con lo scopo, spiega al Corriere del Ticino, «di fare chiarezza sulla situazione, affinché nel Cantone vi sia piena trasparenza tra i vari dipendenti». Già, anche perché il tutto «è nato proprio da alcune segnalazioni giunte dagli stessi sorveglianti: si sono accorti che percepivano salari differenti proprio perché il Cantone, nell’ultimo trimestre del 2024, prima del passaggio dei dipendenti dal Dipartimento delle istituzioni a quello della sanità e socialità, ha corretto lo stipendio di alcuni di loro, abbassandolo».
Documenti alla mano, spiega a tal proposito Ghisla, «alcuni percepivano cifre superiori ai 5.000 franchi mensili, altri decisamente meno, malgrado la medesima funzione». Una differenza, aggiunge il deputato del Centro, certo non da poco: «Parliamo di oltre 1.300 franchi al mese, oltre 16.500 sull’arco di un anno, tredicesima compresa». E una differenza che, va da sé, «ha creato diversi malumori tra i dipendenti». Ma anche che, spiegava già Ghisla nell’atto parlamentare originale, «sicuramente ha leso finanziariamente una parte, o il dipendente o il Cantone». Come dire: o alcuni dipendenti hanno percepito un salario inferiore al dovuto (e quindi andrebbero rimborsati), oppure il Cantone ha erogato stipendi superiori al dovuto ad altri dipendenti (sprecando dunque denaro del contribuente).
In tutto ciò, rimarca poi Ghisla, «il Cantone non ha mai spiegato ai diretti interessati, ossia ai dipendenti, perché da un momento all’altro ha deciso di ricalibrare il salario di alcuni», sostanzialmente abbassando quello di coloro che percepivano di più.
A quattro mesi dalla presentazione dell’interrogazione, dunque, Ghisla attende le risposte dell’Esecutivo, «necessarie, come detto, per fare chiarezza e per una questione di trasparenza nei confronti dei dipendenti»