Camere federali

Sospiro di sollievo da 5 milioni per lo scalo di Lugano-Agno

Dopo il Consiglio degli Stati, anche il Nazionale ha respinto il taglio del contributo della Confederazione per la sicurezza degli otto aerodromi regionali – Lombardi: «Non è un assegno in bianco: ora vanno ridotti i costi di Skyguide»
© CdT/Gabriele Putzu
Nico Nonella
04.03.2026 16:12

Lugano Airport può tirare un sospiro di sollievo. Dopo il Consiglio degli Stati, anche il Nazionale ha respinto la limitazione del contributo di 30 milioni di franchi annui della Confederazione per sostenere i servizi per la sicurezza di avvicinamento e di decollo di otto aerodromi regionali in Svizzera. Cosa che per lo scalo di Agno avrebbe voluto dire ricevere 5 milioni di franchi in meno ogni anno.

Sarebbe stato un colpo fatale. Tanto che negli scorsi mesi, il Ticino aveva lanciato l’allarme sul rischio di chiusura se il contributo federale fosse stato negato. Lo scorso dicembre, pochi giorni prima del voto alla Camera Alta, Associazione Passeggeri e Aeroporti della Svizzera Italiana (ASPASI), AITI, Cc-Ti, Associazione Bancaria Ticinese (ABT), Associazione Svizzera dei Gestori Patrimoniali (ASG), Lugano Commodity Trading Association (LCTA), Hotelleriesuisse Ticino e Lugano Region avevano indirizzato una lettera alla Commissione delle finanze del Consiglio agli Stati per esprimere forte preoccupazione di fronte alla riduzione di questi contributi, una misura prevista nel pacchetto di risparmi della Confederazione.

Ebbene, oggi il Nazionale ha deciso con 120 voti contro 73 di non tagliare questo contributo (il 18 dicembre la votazione agli Stati era terminata 26 a 16). Contraria la sinistra. «I voli commerciali privati, che sono rumorosi e inquinanti, non meritano di essere sovvenzionati», ha affermato l’ecologista Felix Wettstein (Verdi/SO). L’idea era che anche gli utenti dovessero contribuire, dato che il finanziamento proviene quasi esclusivamente dalla Confederazione, ha aggiunto la ministra delle finanze Karin Keller-Sutter, sottolineando l’esistenza di una «lobby assordante» del settore. Senza successo.

Costi da contenere

«Insieme agli altri sette aeroporti regionali ci siamo battuti con una buon attività di lobbying; non sapevamo di essere così assordanti», ha replicato al Corriere del Ticino il municipale luganese responsabile dello scalo, Filippo Lombardi. «Siamo contenti che la maggioranza ci abbia seguito e del sostegno di sei consiglieri nazionali su otto. Questi contributi sono fondamentali per l’aeroporto di Lugano; senza questi 5 milioni, lo scalo avrebbe dovuto chiudere. Questi finanziamenti rappresentano il 35% dell’intero incasso. Non sono sussidi federali, ma il ristorno della metà della tassa sul carburante dell’aviazione, che è previsto dalla Costituzione». Lombardi non si fa illusioni: «Siamo coscienti che non è un assegno in bianco». Sul tavolo c’è infatti una questione da risolvere: i costi legati a Skyguide. «Ha costi molto alti e riversa agli aeroporti nazionali e regionali una quota eccessiva. Anche da chi ci ha sostenuto alle Camere è arrivato un’indicazione chiara: entro 2-3 anni la questione andrà sistemata insieme al Consiglio federale, all’Ufficio federale dell’aviazione civile e a Skyguide stessa affinché gli scali possano scegliere una soluzione meno cara», spiega Lombardi. «Il mandato ricevuto è chiaro; ci godiamo la sopravvivenza assicurata da questo voto ma sappiamo che abbiamo dei compiti da fare. Inizieremo da domani».

Skyguide è per il 99,7% di proprietà della Confederazione, «ma anche il Consigliere federale Albert Rösti (a capo del Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni) è cosciente che è troppo burocratica e costosa». I possibili assi di intervento sono quattro: ridurre i costi di Skyguide; intervenire sulla chiave di riparto per aeroporti nazionali e regionali; la possibilità di mettere a concorso le prestazioni offerte da Skyguide anche a offerenti esteri; ricorrere a soluzioni tecniche, meno costose, in arrivo sul mercato».

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