Sui tornanti della Tremola per scalare la cima più alta

Salire la Tremola: ancora, ancora e ancora. Dieci volte. Tanto serve per «scalare» un dislivello – 8.848 metri – equivalente all’altezza del «tetto del mondo»: l’Everest. Ed è questo il compito che, l’11 settembre 2027, spetterà ai partecipanti a una sfida ciclistica, l’Everesting, al suo debutto in Svizzera. Presentato ai media, l’evento curato dalla società Jam15 in collaborazione con l’Organizzazione regionale Bellinzonese e Alto Ticino (OTR) avrà come teatro, appunto, la storica strada del San Gottardo e si presenterà in format misto: la scalata in solitaria per chi avrà nelle gambe la forza per percorrere tutti gli oltre 8 mila metri di dislivello, e la suddivisione fra i membri di un team (2, 4 o 8 persone) per chi punterà più sul gioco di squadra. Non si tratterà di una staffetta: la partenza vedrà tutti gli atleti (fra 300 e 400 persone) partire insieme da Airolo verso il Passo, viaggiando sul pavé della Tremola. Le discese – a cronometro fermo – avverranno sulla strada asfaltata.
Una scelta dovuta
In conferenza stampa, Vincenzo Nibali, ambassador dell’Everesting, ha spiegato perché la scelta sia ricaduta proprio sul percorso leventinese: «Quando mi è stato chiesto un consiglio, ho subito pensato alla Tremola». L’ex professionista della bici, luganese d’adozione, conosce bene la strada, percorsa più volte per gli allenamenti. «I sampietrini e la vista mozzafiato la rendono unica», mentre i multipli collegamenti «concedono di creare un ottimo loop per la discesa». Un percorso «iconico», come definito da Guido Toscanelli, ambassador locale dell’Ultracycling & Everesting, «che renderà molto attesa questa bellissima gara». L’Everesting rappresenta un ulteriore tassello nella lista di appuntamenti ciclistici che sempre più spesso vedono il Bellinzonese e Valli protagoniste. «Il massiccio del Gottardo rappresenta per noi una vera e propria macrodestinazione strategica. È un’area sulla quale stiamo lavorando molto», ha sottolineato il direttore OTR Juri Clericetti. «Questo evento ci permetterà di promuovere la Tremola offrendo esperienze autentiche che altre destinazioni hanno perso, mettendoci in rete con località di profilo internazionale». Il tutto, come già avvenuto con la tappa turrita del Giro d’Italia, con ricadute importanti per ristorazione e attività locali. L’Everesting, ha sottolineato Nibali, porterà gli atleti sul territorio su un periodo più lungo della gara stessa: «I ciclisti vorranno testare la strade, gomme e rapporti. Mi aspetto che molti restino almeno una settimana».
Crescita continua
Codificato una decina d’anni fa in Australia, il concetto di Everesting - trasformare una salita in una sfida estrema - si è sviluppato molto negli ultimi anni. «La sua popolarità è cresciuta soprattutto durante la pandemia, quando molti ciclisti cercavano nuove sfide individuali da affrontare», ha spiegato il CEO e fondatore di Jam15 Georg Hochegger. «Dopo la pandemia, tre imprenditori spagnoli hanno investito nel progetto, contribuendo a trasformarlo in un evento internazionale». Oggi l’Everesting punta a diventare un appuntamento globale del ciclismo di endurance e sulla Tremola ha trovato un luogo perfetto: «Cercavamo una strada che avesse già una storia propria. Sulla Tremola quella storia la senti ancora prima di iniziare a pedalare». Ma a chi è rivolta questa competizione? L’Everesting non è una competizione semplice, ci spiega Nibali a lato della conferenza. «Chi lo fa a livello competitivo tiene tempi molto bassi, si tratta di professionisti del settore». Ma non bisogna scoraggiarsi: sebbene il livello di preparazione necessario sia alto, la formula a squadre «apre l’evento a molti: si può scegliere il proprio tipo di competizione». Nibali vede questa disciplina come una delle tante anime del ciclismo contemporaneo, accanto a strada e gravel. Una scalata particolare, che – a differenza di altre competizioni – ha «punti morti», le discese non cronometrate, in cui recuperare, respirare e anche mangiare prima di tornare a salire. E lui? «Personalmente io non l’ho mai fatto, avrò modo di provarlo qui». Inevitabile, dopo l’infortunio di Pogacar, la domanda sul Mondiale: lo Squalo chi vede in prima fila per la maglia iridata? «Del Toro e Seixas, che sta facendo un buon cammino. Ma occhio anche a Van Aert e Pidcock».
