Sul «caso Zali» una segnalazione alla vigilanza

Dalla Sottocommissione parlamentare giustizia incaricata dell’Alta vigilanza che si sta occupando (assieme ad altri organi) del cosiddetto «caso Zali» – come riferito questa sera dalla RSI – è partita una segnalazione al Consiglio della Magistratura riguardante l’operato del Ministero pubblico (e in particolare del procuratore generale) su un incarto risalente al 2021 e che aveva visto coinvolto proprio il consigliere di Stato dimissionario Claudio Zali.
Già allora, infatti, la 52.enne (poi deceduta nel Lago a Melide) che quest’estate ha pubblicato gli audio delle telefonate con Zali segnalò al Ministero pubblico il comportamento del consigliere di Stato con altre donne tramite una e-mail e successivamente incontrò il procuratore generale Andrea Pagani. In quell’occasione il procuratore decise di non aprire un incarto poiché, come vedremo, a suo dire non erano date le condizioni per farlo.
Sia come sia, nelle scorse settimane la Sottocommissione parlamentare, avendo a sua volta ricevuto la «vecchia» segnalazione durante l’estate (assieme alla già citata e-mail), ha essenzialmente chiesto chiarimenti sui motivi che hanno portato il procuratore generale a non aprire un incarto già nel 2021.
Il Consiglio della Magistratura, cui compete la sorveglianza sull’operato dei magistrati, ha fatto sapere alla RSI – tramite il suo presidente Damiano Stefani – di aver subito avviato gli accertamenti, aggiungendo che tra una decina di giorni renderà la sua decisione su questa segnalazione.
Dal canto suo, il procuratore generale ha spiegato all’emittente di Comano di considerare la sua posizione «limpida e pacifica». E questo perché, in estrema sintesi, la e-mail ricevuta dalla 52.enne non conteneva sufficienti indizi di reato per avviare un’inchiesta e perché la stessa segnalante, chiamata a deporre per approfondire la sua e-mail, si rifiutò di verbalizzare l’incontro. Considerazioni, queste, che lo stesso Pagani ha già sostenuto davanti al Consiglio della magistratura.
Martedì in Parlamento
Il «caso Zali», insomma, sembra tutto fuorché chiuso. E martedì pomeriggio il tema tornerà con forza al centro dell’agenda politica cantonale. Quel giorno, infatti, è previsto che vengano trattate in Gran Consiglio diverse interpellanze (circa una decina) riguardanti la vicenda che ha portato a una profonda crisi istituzionale e alle dimissioni del consigliere di Stato Claudio Zali.
Non è dato sapere se e come il Governo cantonale risponderà alle molte domande giunte nelle ultime settimane da diversi deputati e partiti. È assai probabile, per contro, che il plenum deciderà di dare avvio a una «discussione generale».