Sul preventivo tre fronti distinti alla ricerca del fragile compromesso

Se lo scorso anno per descrivere il dibattito parlamentare sui conti cantonali avevamo utilizzato l’espressione «stallo alla ticinese», evocando la più classica trama di un film western, a questo giro non solo è ancora impossibile intravvedere il fil rouge della pellicola, ma anche solo ipotizzare quale sarà l’incipit del lungometraggio che ci attende in Gran Consiglio appare un azzardo. Detto in altre parole: le bocce, nelle intricate discussioni in Commissione gestione e finanze sul Preventivo 2026, non sono ancora ferme. Anzi. E i punti fermi, seppur come vedremo traballanti, allo stato attuale sono ben pochi. Tre per l’esattezza.
Da una parte c’è il PS (con i Verdi) che questa mattina in Commissione ha avanzato la sua proposta di compromesso, nel tentativo di far applicare almeno parzialmente le due iniziative sulle casse malati votate dai cittadini.
Dall’altra c’è l’UDC, che sta elaborando il suo rapporto, molto critico sul preventivo del Governo: sia sul fronte delle uscite, considerate eccessive, sia su quello delle entrate (in particolare sull’aumento dei valori di stima).
Tra questi due fronti c’è un altro attore, il PLR, il quale proprio oggi pomeriggio, dopo la riunione della Gestione, ha confermato che presenterà un terzo rapporto commissionale: favorevole ai conti presentati dall’Esecutivo, ma con qualche ritocco.
Insomma, come accaduto sia per il preventivo 2024 sia per quello del 2025, in aula potrebbero giungere tre rapporti commissionali e altrettanti fronti politici. Ognuno dei quali, però, non ha una solida maggioranza per una «facile» vittoria in Parlamento. Motivo per cui, come visto, tutti e tre i partiti hanno avanzato una proposta dal sapore di compromesso. E a fare la differenza, a questo punto, potrebbero essere la Lega e il Centro. Partiti che però non hanno ancora completamente sciolto le riserve: le loro scelte potrebbero quindi cambiare le cose nel giro di pochi giorni.
A sinistra, a destra e al centro
La proposta di compromesso del PS, come spiegatoci dal capogruppo Ivo Durisch, prevede l’entrata in vigore delle due iniziative popolari al 1. gennaio 2026, ma con un «anno transitorio» nel quale le due proposte verrebbero implementate parzialmente: l’iniziativa della Lega entrerebbe in vigore «a metà», per un costo di circa 25 milioni per ilCantone; quella dei socialisti sarebbe indirettamente e parzialmente implementata allargando la cerchia degli attuali beneficiari dei sussidi nella misura del 20%, per un costo di circa 60 milioni di franchi. Per finanziare ciò, il PS inserirebbe a preventivo un’ottantina di milioni provenienti dalla Banca nazionale svizzera (il Governo non ha inserito alcuna quota nel documento). Sul fronte delle entrate, poi, il PS non prevederebbe ulteriori aggravi (in termini di imposte o tasse) rispetto a quelli già previsti dal Governo. E sul fronte dei «tagli» proposti dall’Esecutivo, invece, i socialisti mirano ad eliminare il «ritocco» sui sussidi di cassa malati. «È chiaro – spiega Durisch al Corriere del Ticino – che noi nella sostanza non siamo d’accordo sui tagli alla spesa proposti dal Governo. Ma la nostra è una proposta di compromesso, voluta per cercare di trovare una concordanza per fare entrare in vigore il prima possibile le iniziative popolari sulle casse malati. Ed è altrettanto chiaro che, se non si dovesse creare una maggioranza, la nostra proposta di compromesso sarebbe ritirata a favore di un rapporto molto diverso nei contenuti». Un rapporto, va da sé, molto più spostato a sinistra.
Sul fronte opposto, poi, come spiegatoci dal deputato Tiziano Galeazzi, l’UDC presenterà un rapporto «critico dal punto di vista delle spese dello Stato» e anche «contrario all’aumento delle stime immobiliari». Ma, aggiunge il democentrista, «stiamo analizzando anche il decreto finale del preventivo (ndr. quello in cui, in sintesi, viene definita la somma a disposizione dello Stato per l’anno seguente)». L’ipotesi è quella di mettere meno soldi a disposizione per il 2026 rispetto a quanto previsto dal Governo. Lasciando poi a quest’ultimo il compito di razionalizzare le risorse in base alla cifra messa a disposizione. Ma, appunto, al momento si tratta solo di ipotesi. Non a caso, spiega infine Galeazzi, il partito è aperto alla discussione e al compromesso con gli altri partiti e, in questo senso, prima di finalizzare il suo rapporto aspetta «eventuali desiderata» da parte delle altre forze politiche. Se ci sarà la possibilità di trovare una maggioranza, l’UDC appare dunque aperta al compromesso. Ma, va da sé, anche in questo caso se gli altri partiti non dovessero recepire l’invito, la proposta di compromesso salterebbe.
Come detto, la novità emersa oggi pomeriggio riguarda il fatto che anche il PLR presenterà un suo rapporto, con l’intento di condividerlo con i partiti che ancora non hanno preso posizione (leggasi, in primis, il Centro). Un rapporto che andrà in quale direzione? «L’idea – risponde il capogruppo Matteo Quadranti – è di approvare il preventivo del Governo, salvo l’aumento dell’imposta di circolazione», ossia un cavallo di battaglia proprio del Centro. Inoltre, spiega sempre Quadranti, «valuteremo anche di togliere il risparmio sulla RIPAM», come fatto dai socialisti. E sulle iniziative popolari probabilmente «metteremo nel preventivo che ci si aspetta il messaggio del Governo entro marzo o aprile dell’anno prossimo, e poi l’applicazione dal 2027, riservata però la necessità di trovare un accordo sulle misure compensative».
Insomma, come visto tutti e tre i partiti (PS, UDC e PLR) stanno portando avanti un tentativo di far salire sul proprio carro gli altri partiti. In questo contesto a fare la differenza (oltre ai partiti che non fanno gruppo) saranno la Lega e il Centro. E i relativi compromessi, dunque, potrebbero traballare nel giro di poco tempo. La proposta del PS, ad esempio, è stata fatta a tutti i partiti presenti in Gestione. Ma, come abbiamo visto, il PLR decidendo nelle ore successive di presentare il suo rapporto ha indirettamente declinato l’invito. E, come vedremo, anche la Lega sembra propendere per un’adesione alla proposta democentrista.
I due più «indecisi»
«Apprezzo la proposta di PS e Verdi di applicare parzialmente le iniziative e sostituirsi al Governo in questo compito. Ma sono scettico perché secondo me la volontà popolare non va applicata a fette», spiega il capogruppo della Lega Boris Bignasca. «Quindi apprezzo la loro intenzione e li ringrazio, ma sono molto preoccupato dalla possibilità di aprire un precedente su altre iniziative». Come dire: le iniziative vanno applicate subito e deve essere il Governo a farlo. E la proposta UDC? Ancora Bignasca: «Non abbiamo ancora visto le conclusioni del rapporto e non ne conosciamo i contenuti nel dettaglio. Ma di base potrei dire che ho una preferenza per il rapporto dell’UDC. Anche se, come detto, senza aver visto il documento è difficile esprimersi».
A non sbilanciarsi, per il momento, è il Centro. L’unica certezza è il fatto che il partito è contrario all’aumento dell’imposta di circolazione. Per il resto, spiega il capogruppo Maurizio Agustoni, «dipende da misura a misura: su alcuni temi condividiamo la posizione dell’UDC, su altri quella del PS». Anche perché, ricorda, «non votiamo su un pacchetto» e il preventivo «si compone di diverse misure e 12 decreti legge». E, probabilmente, «solo alla fine dell’esercizio si potrà capire se il preventivo potrà essere sostenuto nella sua globalità». Detto altrimenti: per il Centro tutte le piste restano aperte.
E la partita sul preventivo, oggi, appare più incerta che mai.
