Il caso

Sulla riunione di Zali si incrociano le versioni

La Sottocommissione della «Giustizia e diritti» ha sentito il Consiglio della Magistratura e la magistrata dei minorenni riguardo alla riunione indetta dal consigliere di Stato per chiarire la situazione di un giovane in carcere – L’idea ora è di scambiare le informazioni tra i due gremi parlamentari
©Chiara Zocchetti
Paolo Gianinazzi
06.07.2026 18:42

I lavori di entrambe le Sottocommissioni parlamentari che si stanno occupando della riunione indetta dal consigliere di Stato Claudio Zali – voluta per verificare la situazione in carcere di un minorenne figlio di una sua conoscente – proseguiranno anche nelle prossime settimane. O, meglio, ora la Sottocommissione della «Gestione e finanze» e quella della «Giustizia e diritti» con ogni probabilità condivideranno fra loro il materiale raccolto in diverse audizioni (con tutti gli attori coinvolti nella riunione). Dopodiché, produrranno un rapporto all’attenzione delle relative Commissioni e, solo a quel punto – se sarà il caso – potranno prendere una decisione politica sul proseguio della vicenda.

Dopo le audizioni svolte dalla Sottocommissione della Gestione, che la scorsa settimana ha ascoltato la versione di quattro dei partecipanti alla riunione – ossia il consigliere di Stato Claudio Zali, la direttrice della Divisione giustizia, il direttore delle strutture carcerarie e la direttrice medica del Servizio di medicina penitenziaria dell’EOC – questa mattina la Sottocommissione della «Giustizia e diritti» ha sentito l’ultima partecipante, ossia la Magistrata dei minorenni, Fabiola Gnesa, e pure il Consiglio della Magistratura, l’organo di vigilanza sul terzo potere dello Stato.

Ulteriori audizioni che ora, come detto, andranno condivise con l’altra Sottocommissione, nell’ambito del loro compito di Alta vigilanza. «Faremo le nostre valutazioni e analisi su quanto sentito questa mattina», ha spiegato la presidente della Commissione «Giustizia e diritti», Cristina Maderni (PLR). Dopodiché, «l’idea è quella di collaborare con la Sottocommissione della Gestione per capire come proseguire gli approfondimenti». E questo per un motivo semplice: una sottocommissione svolge l’Alta vigilanza sul Governo e sull’amministrazione, mentre l’altra può svolge questo compito sul funzionamento della Magistratura. Due compiti distinti che però, in una vicenda come questa, si intrecciano. Anche per via della presunta violazione del principio della separazione dei poteri, con un consigliere di Stato che ha chiesto (in presenza di una magistrata) di valutare misure alternative per il minorenne in carcere.

Maderni, da questo punto di vista, non si è sbilanciata con giudizi sull’opportunità di quella riunione indetta da Zali. Tuttavia, ha concesso, «riteniamo valga la pena fare degli approfondimenti». Ad ogni modo, come detto, «noi abbiano sentito le voci di questa parte (ndr. quelle del mondo della Giustizia), e adesso l’idea è di incrociare le informazioni raccolte con le audizioni che sono state fatte nell’altra Commissione», ha precisato Maderni. Come dire: prima di trarre qualsiasi conclusione le due Sottocommissioni dovranno coordinarsi e interfacciarsi.

La questione delle strutture

Dal canto suo, il presidente del Consiglio della Magistratura, Damiano Stefani, da noi raggiunto spiega che «l’audizione si è concentrata sulla problematica di come vengono collocati i minorenni. Mentre nel caso specifico (ndr. relativo alla riunione indetta da Zali), non siamo quasi mai entrati». Semplicemente, come spiegato al Corriere del Ticino lo scorso 22 giugno (cfr. edizione del 23 giugno a pagina 6), «il Consiglio della Magistratura ha confermato che il comportamento della collega (ndr. la magistrata dei minorenni) è stato corretto». Mentre «non siamo entrati nella tematica del comportamento del consigliere di Stato, che non è di nostra competenza, bensì semmai delle commissioni parlamentari». In ogni caso, conferma poi Stefani, da parte del CdM non è stata fatta una segnalazione al Ministero pubblico nei confronti del Consigliere di Stato. «Non abbiamo riscontrato elementi per farla. Ma, evidentemente, se dovesse emergere qualcosa di diverso dai lavori delle commissioni, faremmo un’altra valutazione», rileva il presidente del CdM. Tornando alla questione del collocamento dei minorenni, poi, Stefani conferma che «si tratta di una problematica nota da tempo». E che quindi «se dovesse arrivare una spinta per creare un’istituzione apposita per questi casi, come già deciso dal Gran Consiglio, sarebbe più che ben accetta». Anche perché, chiosa il giudice, «la delinquenza dei minorenni è molto cambiata negli ultimi anni. Il lavoro del magistrato dei minorenni non è mai stato semplice, ma oggi come oggi è particolarmente complicato».

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