Scuola

Sull’agenda scolastica monta l’ennesima polemica

Critiche da più parti al DECS per una vignetta sull’identità di genere contenuta nel diario distribuito nelle classi di quinta elementare e nelle scuole medie – Il Centro presenta un’interrogazione al Consiglio di Stato
@Facebook - Lorenzo Quadri.
Red. Ticino&Svizzera
18.08.2023 21:30

Agosto, ormai da tempo, fa rima con polemica sull’agenda scolastica. E anche quest’anno la regola è stata rispettata. È stato Lorenzo Quadri a dare il via a una serie di reazioni «piccate», per usare un eufemismo, sul diario distribuito agli allievi della quinta elementare e delle scuole medie ticinesi. Il motivo? Una vignetta sull’identità di genere. Nell’illustrazione, una ragazza dice: «Nessuno sembra capirmi. Io per prima. A volte mi sento ragazza, a volte invece mi sembra di riconoscermi in un maschio. Non si tratta di una cosa superficiale o momentanea. Ma di qualcosa che mi sconvolge nel profondo e che mi interroga costantemente. Al contempo è qualcosa che sento fare parte di me e che mi appartiene». Nella seconda vignetta, una ragazza esclama: «Guarda quella tipa come è... fluida. Io non giudico le persone per il loro orientamento sessuale o per la loro identità di genere. Trovo che ognuno abbia il diritto di cercare di essere la persona che sente. Non è facile per nessuno, perché allora non aiutarsi a vicenda? Ora le chiedo se le va di uscire». Le illustrazioni non sono andate giù al consigliere nazionale: «La scuola rossa colpisce ancora: propaganda gender nell’agenda ufficiale del DECS», sostiene Quadri. «Inaccettabile il tentativo del Cantone di lavare il cervello ai bambini fin dalle elementari con l’ideologia ‘‘arcobaleno’’». Chiusura con un appello ai deputati in Gran Consiglio di intervenire.

«Confusione»

Detto, fatto. Un’interrogazione del Centro, presentata dal capogruppo Maurizio Agustoni e da Maddalena Ermotti-Lepori, chiede di far luce sulla vignetta. «In poche righe, l’agenda scolastica propone una molteplicità di temi, senza apparentemente contestualizzarli né fornendo le dovute avvertenze», scrivono. «Le nozioni di identità di genere e orientamento sessuale vengono citate nella stessa frase come se si trattasse di due aspetti sovrapponibili o correlati l’una all’altra. In realtà, l’incongruenza di genere (condizione estremamente rara) non ha nulla a che vedere con l’orientamento sessuale: una donna omosessuale, ad esempio, non dubita di essere donna». Ancora diverso, riferiscono i due deputati, è il caso della varianza di genere (o non conformità di genere), cioè il comportamento di una persona che non corrisponde alle norme di genere maschili o femminili ma che non necessariamente deriva dal non identificarsi con il proprio genere. «La fluidità accennata dalla seconda ragazza, generalmente, viene associata all’orientamento sessuale, cioè la circostanza che alcune persone siano attratte da entrambi i sessi. Non si capisce che senso abbia attribuire una caratteristica di fluidità a una ragazza che sembra invece interrogarsi sulla propria identità di genere». Agustoni ed Ermotti-Lepori si chiedono inoltre per quale motivo la «fluidità dovrebbe essere una caratteristica da sottolineare». Se l’intento è evitare la discriminazione delle persone fluide, la formulazione è infelice, sottolineano i deputati. «Se invece l’intento era indicare la fluidità come caratteristica positiva, bisognerebbe chiedersi se così facendo non si induca indirettamente chi legge a concludere che la non fluidità sia invece una caratteristica negativa o riduttiva». In definitiva, «c’è da chiedersi se il rischio non sia quello di generare confusione e false aspettative» in bambini sprovvisti dei necessari strumenti. Il Centro chiede dunque al Governo se, per allestire quelle due pagine, si è fatto capo a delle figure «cognite in materia di sessualità e se è stato valutato se i destinatari dell’agenda siano tutti in grado di elaborare e comprendere le pagine in questione». Chiesto anche se, nel caso in cui i bambini dovessero porre domande a scuola in merito all’orientamento sessuale, identità di genere o fluidità, vi sono indicazioni o direttive sulle risposte da dare e se - nel caso in cui i docenti prevedano di parlare in classe di questi temi - le famiglie di quinta elementare saranno coinvolte.

Un passaggio delicato

Anche HelvEthica, tramite un comunicato, ha preso posizione criticando l’agenda. «Ci distanziamo fermamente dalla diffusione dell’ideologia gender nelle scuole in quanto ritiene che essa crei una grande confusione nei ragazzi, che nel passaggio molto delicato verso l’adolescenza e l’età adulta vivono già di per sé grandi cambiamenti fisici e psichici».

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