Sulle cure dentarie una «risposta sproporzionata e dannosa»

Perché cambiare un sistema che funziona, come quello attuale, con qualcosa che rischia di essere sproporzionato e costoso? È la domanda che, più e più volte, si sono posti i relatori della conferenza stampa del comitato contrario all’iniziativa popolare «Per il rimborso delle cure dentarie», in votazione il 14 giugno. Comitato rappresentato dal mondo della politica (con Centro, PLR, Lega e UDC), da quello dell’economia (Cc-Ti e AITI) e dalle associazioni di dentisti e igienisti dentali.
L’iniziativa, ricordiamo, propone di creare un’assicurazione cantonale obbligatoria per garantire la copertura delle spese delle cure dentarie di base. E ciò, anche per evitare che le fasce più fragili della popolazione rinuncino alle cure per motivi economici. Ma, come fatto notare dal capogruppo del Centro, Maurizio Agustoni, «sebbene non vogliamo minimizzare il problema, esso è circoscritto» (ndr. a circa il 3% della popolazione) ed «esistono già strumenti mirati» per aiutare laddove vi è «un bisogno accertato», come le prestazioni complementari oppure l’assistenza sociale. Dunque, secondo Agustoni, «introdurre un sistema universale e costoso per risolvere un problema circoscritto è sproporzionato».
Inoltre, come evidenziato dal capogruppo del PLR, Matteo Quadranti, il rischio è quello di vedere la spesa per le cure dentarie esplodere (come avvenuto nel resto del settore sanitario): «Le cure dentarie non rappresentano un ambito fuori controllo sui costi. Anzi, è tra i più prevedibili nel sistema sanitario». Ad esempio, «negli ultimi vent’anni i costi sono cresciuti meno del 5%, mentre nello stesso periodo la spesa sanitaria ha registrato aumenti superiori al 35%». Un andamento, quello della spesa contenuta per le cure dentarie, «che non è casuale, bensì il frutto del modello attuale, che responsabilizza i pazienti e favorisce una gestione attenta delle risorse».
A sottolineare le conseguenze finanziarie concrete per i cittadini è invece stata la deputata leghista, Raffaella Zucchetti. La quale ha in particolare puntato il dito contro il contributo obbligatorio (lo 0,8% di prelievi sulla massa salariale, distribuiti tra datori e lavoratori) che sarebbe necessario per finanziare la proposta. Un contributo, ha spiegato, «che può sembrare contenuto, ma va inserito nel contesto in cui vivono oggi le famiglie, con il potere d’acquisto sotto pressione».
Un aspetto sottolineato pure dalla deputata democentrista Raide Bassi, che ha evidenziato quanto l’iniziativa sia potenzialmente dannosa per i lavoratori, per le imprese, ma anche per le finanze pubbliche. Già, perché la proposta prevede anche un contributo dello Stato, ma senza definirlo in maniera precisa, «con un’ulteriore pressione sulle finanze pubbliche». Ma non solo. Bassi ha infatti sottolineato che, a fronte di un sistema attuale «snello», con «flessibilità e rapidità delle cure», si rischia di aggiungere «un apparato burocratico più complesso e oneroso, senza garantire un miglioramento dell’accesso alle cure».
Sul fronte dei rappresentati della categoria è poi intervenuto Plinio Rondi, medico dentista e presidente della Società Svizzera Odontoiatri SSO-Ticino: la nostra contrarietà «potrebbe sorprendere», ha affermato, poiché «a prima vista si potrebbe pensare che una simile misura porterebbe vantaggi anche alla nostra categoria. Ma la nostra posizione nasce da una riflessione profonda sul ruolo sociale e sanitario che ricopriamo e sulle possibili conseguenze che un’assicurazione obbligatoria potrebbe avere sulla salute orale della popolazione». La contrarietà dell’associazione, dunque, «non nasce da un interesse di categoria, ma dalla volontà di tutelare un sistema che ha dimostrato di essere efficace, equo e sostenibile». In tal senso, pure Gabriella Benaglia, presidentessa della Swiss Dental Hygenist Ticino, ha ricordato che un punto di forza dell’attuale sistema è quello della prevenzione, che rischia di venir disincentivata qualora si introducesse un’assicurazione obbligatoria. Il paradosso, ha evidenziato, sarebbe quello di «avere meno risorse per evitare i problemi e più risorse per curarli». Dal canto suo Lorenzo Reali, membro del comitato centrale della SSO Svizzera, ha ricordato che iniziative simili sono già state bocciate da altri cantoni. E che, anche quando presenti in altri Paesi, sistemi simili hanno portato a risultati complessivamente peggiori dal punto di vista della salute dentaria della popolazione.
Infine, a sottolineare l’impatto negativo per l’economia cantonale è stata la presidentessa di AITI, Nicoletta Casanova, secondo cui il contributo obbligatorio per finanziare la proposta toglierebbe risorse alle imprese per «investire, innovare e crescere», e dunque anche per creare nuovi posti di lavoro.

