Le reazioni

Sulle iniziative il bicchiere dei partiti rimane mezzo vuoto

La proposta dell’Esecutivo, per un motivo o per l’altro, non piace a nessuna forza politica – Riget: «Non si gioca con la volontà popolare» – Piccaluga: «Incertezza incredibile» – Dura l’economia
©Gabriele Putzu
Giona Carcano
15.04.2026 19:15

La proposta del Governo non ha accontentato nessuno. Chi per un motivo, chi per l’altro, tutte le forze politiche hanno criticato il messaggio sulle iniziative di cassa malati, segno che in Parlamento – quando si tratterà di discutere la proposta e soprattutto le misure di spettanza del Legislativo per finanziarla – il clima sarà quantomeno acceso. Le reazioni vanno infatti in un’unica direzione. A partire dai socialisti: «Siamo delusi sia per la proposta di legare il finanziamento all’entrata in vigore, sia per le tappe previste prima dell’implementazione completa», ha sottolineato ad esempio Laura Riget. La co-presidente del PS ha criticato anche il primo «step» e l’importo di 38 milioni dedicato ai sussidi. «Una cifra assolutamente insufficiente di fronte a quella che è la più grande preoccupazione dei cittadini». Non solo: guardando al 2029, anno in cui le iniziative dovrebbero entrare in vigore completamente, «ci sono unicamente degli auspici, delle indicazioni politiche, ma non c’è alcuna certezza giuridica che quanto votato dal popolo lo scorso settembre verrà rispettato». E questo aspetto, per Riget, «è una chiarissima linea rossa». Arrivati a questo punto, la palla passa al Parlamento. «Ora si tratterà da un lato di fare degli approfondimenti in Gestione, dall’altro di cercare una maggioranza parlamentare con gli altri partiti per garantire un’implementazione più rapida e più tangibile per le tasche dei cittadini». Un esercizio «non facile», ha aggiunto, «sarà importante mostrare responsabilità istituzionale ma anche prendere in considerazione che c’è un chiarissimo voto popolare e non si può giocare con questa volontà». Fermo restando che, per Riget, «è problematico da parte del Governo privilegiare un’iniziativa, quella sugli sgravi, rispetto a quella sui sussidi. Deve esserci simmetria».

«Inaccettabile»

Sul non rispetto della volontà popolare ha insistito anche la Lega. Su questo fronte, il coordinatore Daniele Piccaluga è stato netto: «Non attuare quanto indicato dai cittadini procedendo a tappe, è inaccettabile», ha tuonato. «Il volere popolare non è un gioco né un menù à la carte». Secondo Piccaluga, ciò che è emerso oggi «è un’incertezza incredibile. Se il Parlamento non troverà la quadra sulla prima tappa dell’implementazione, ma soprattutto sulla seconda, il rischio concreto è che le iniziative non verranno implementate nemmeno nel 2029. Se bisogna creare debito per applicare le proposte votate, che lo si faccia e basta». L’unica (minuscola) nota di soddisfazione del Movimento arriva dalla misura di riduzione del sostentamento per i rifugiati. Ma al di là di questa proposta puntuale, «per il Ticino e i ticinesi è una giornata grigia».

«Serviva più coraggio»

Anche dalle forze di centro sono arrivate critiche. A cominciare dal PLR. «Che fosse una proposta scalare, lo si era già capito», ha rilevato il presidente Alessandro Speziali. «Tuttavia, ci si poteva aspettare più coraggio da parte del Governo su almeno una delle due iniziative, in particolare quella riguardante gli sgravi fiscali». Sul tema dell’attuazione legata al finanziamento, per Speziali «resta un nodo giuridico. Per questo motivo la Gestione ha chiesto degli approfondimenti. Concretamente, però, capisco che il Governo tenti di portare avanti sia la volontà popolare, sia delle proposte di finanziamento. È il suo compito. Ora tocca al Parlamento decidere quali misure adottare o modificare». In ottica PLR, una delle proposte più sensibili riguarda il ritocco verso l’alto dell’aliquota massima sulla sostanza. Una linea rossa? «Abbiamo sempre detto che l’aggravio fiscale deve essere l’ultimissima ratio», ha evidenziato il presidente liberale radicale. «Prima di arrivarci, Governo e Parlamento devono tentare tutte le altre strade per riformare i costi dello Stato: ne va della competitività fiscale del Cantone. In questa specifica situazione, mi sembra almeno che la proposta dell’Esecutivo non andrà a incidere sul ceto medio».

Da parte sua, Maurizio Agustoni ha invitato a guardare al 2029, un anno critico «perché arriveranno EFAS, l’imposta sul valore locativo, il ribaltamento dei compiti dalla Confederazione», ha sottolineato. E il grosso dell’implementazione (e del relativo finanziamento) arriverà proprio lì. Ma il Governo, ha sottolineato il capogruppo del Centro, non ha spiegato come intende realizzare le iniziative. «C’è troppa incertezza».

L’UDC ha invece espresso «forte preoccupazione». «Il quadro che emerge è chiaro: per questo Governo la volontà popolare è sacrificabile, diluibile e applicabile solo in parte, purché non si tocchi la macchina cantonale».

«Infranta un’illusione»

Critiche sono arrivate anche dai partiti più piccoli. Per Amalia Mirante (Avanti con T&L) «si è infranta l’illusione venduta ai cittadini che si potesse ridurre enormemente i premi di cassa malati senza nessuno sforzo. Vediamo già le prime misure: vengono toccati scuole e assegni per l’infanzia, a fronte di un aumento delle imposte». Secondo i Verdi, il Ticino non può più aspettare. Sui sussidi di cassa malati, in particolare, quanto messo sul piatto inizialmente dal Governo «rischia di non essere all’altezza dell’urgenza». «Applicare a tappe le disposizioni di legge svuota di contenuto la decisione popolare», ha osservato invece l’MpS, fortemente critico sull’intera proposta governativa. In una nota congiunta dell’Associazione industrie ticinesi e della Camera di commercio, è stata ancora una volta espressa preoccupazione. Oltre a ribadire la loro contrarietà a ogni aumento di imposte, viene criticato l’Esecutivo perché «manca una visione d’insieme, mentre urgono riforme in materia di sanità». Altolà anche dai sindacati sulle misure che toccano servizi, persone fragili e istruzione.

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