Un piano a tappe per concretizzare il voto popolare

«Quando si ha molta sete, anche un bicchiere mezzo vuoto può essere fonte di sollievo». Consapevole che quanto presentato dal Governo creerà insoddisfazione da più fronti, nel suo primo giorno da presidente del Consiglio di Stato, Claudio Zali ha scelto questa metafora per invitare le forze politiche a «mitigare la loro delusione» sul tanto atteso piano dell’Esecutivo per implementare le iniziative popolari sulle casse malati votate a settembre dello scorso anno. Un invito volto a fare fronte comune e prepararsi «alle prossime sfide», in un contesto che definire difficile è «un eufemismo». E con davanti a noi un futuro «a tinte fosche». Il consigliere di Stato, non a caso, ha paragonato questa fase a un «banco di prova» per ciò che verrà dopo, ossia la seconda tappa (con l’implementazione completa delle iniziative), che si annuncia un esercizio ben più complesso e costoso di quello presentato oggi e che, ha ribadito Zali, «richiederà grandi sacrifici». Sia come sia, pur criticando una società del «tutto e subito» dove a prevalere è sovente l’insoddisfazione, Zali ha riconosciuto che - come affermato più volte dagli iniziativisti - «la volontà popolare non si discute, ma si applica». E quindi, appunto, il Consiglio di Stato ha presentato la sua strategia che ora passerà nelle mani del Gran Consiglio.
Il fronte dei sussidi
Strategia del Governo che è essenzialmente, come detto, è graduale e divisa in due tappe. La prima, dal 2027 prevede interventi per circa 61 milioni di franchi; la seconda, dal 2029, misure per circa 180 milioni di franchi.
Per andare con ordine, partiamo dal fronte dell’iniziativa del PS che chiedeva un tetto ai premi pari al 10% del reddito disponibile attraverso un aumento degli aiuti dello Stato. Ora, come illustrato in conferenza stampa dal direttore del DSS, Raffaele De Rosa, su questo fronte la prima tappa non prevede stravolgimenti, bensì un potenziamento del sistema attuale. Molto concretamente, è previsto un adeguamento dei parametri di calcolo già in vigore che permetterà a circa 8 mila persone in più (pari a circa 5 mila famiglie) di beneficiare dei sussidi. Per un costo stimato in circa 38 milioni di franchi che, ha ricordato De Rosa, andranno ad aggiungersi ai 426 milioni che il Cantone spende già ogni anno per i sussidi. Nel dettaglio, numericamente i maggiori beneficiari saranno le persone sole (circa 3.000 beneficiari in più ) e le coppie senza figli (circa 3.000), ma anche le coppie con figli (circa 1.200). Complessivamente, i beneficiari in Ticino dovrebbero così passare dagli attuale 115 mila a 123 mila.
La seconda tappa, quella prevista dal 2029, prevede invece alcune novità. In estrema sintesi, sempre attraverso l’attuale sistema verrà introdotta una verifica della soglia del 10% del reddito. Qualora la soglia non venisse rispettata, il beneficiario riceverebbe in automatico un sussidio supplementare per colmare la lacuna. Il calcolo per il sussidio supplementare, però, sarà basato sul premio medio effettivo, e non più sul premio medio di riferimento. Un parametro che, ha spiegato De Rosa, è più aderente alla realtà in quanto il premio medio di riferimento non tiene conto delle franchigie opzionali oppure l’esclusione della copertura infortuni. E un parametro che, in soldoni, permetterà a regime di evitare che l’iniziativa arrivi a costare - come inizialmente prospettato - circa 350 milioni di franchi. Secondo le stime del Governo, infatti, il costo a regime di questa proposta sarebbe di circa 130 milioni di franchi in più rispetto a oggi (quindi per un totale di circa 556 milioni di franchi in sussidi). Ciò, porterebbe il numero dei beneficiari a circa 215 mila persone, ossia un aumento di circa 100 mila unità rispetto alla situazione attuale.
Si tratta, ha affermato De Rosa, «di una risposta concreta in favore dei cittadini», che «rafforzerà l’attuale sistema» e che rappresenta una soluzione «ordinata, equilibrata e sostenibile».
E quello delle deduzioni
Detto della risposta governativa all’iniziativa socialista, passiamo a quella della Lega dei ticinesi che, ricordiamo, chiedeva la deduzione fiscale integrale dei premi dalle imposta, aumentando le attuali soglie da 5.500 a 9.000 franchi per i single e da 10.900 a 18.000 per i coniugati.
Ora, come spiegato da Vitta, anche in questo caso il Governo ha proposto un’applicazione in due tappe.
Quella prevista dal 2027 consiste in un aumento del 20% delle già citate soglie, che arriverebbero in quell’anno fiscale a quota 6.500 franchi per i single e 13.000 per i coniugati. Un potenziamento di cui si stima dovrebbero beneficiare circa 90 mila contribuenti. Per un costo (in mancate entrate) di circa 23,4 milioni di franchi, di cui 13 per il Cantone e 10,4 per i Comuni.
La seconda tappa, dal 2029, prevede invece l’applicazione integrale dell’iniziative, portando appunto le soglie a 9.000 e 18.000 franchi, per un costo complessivo di 51,2 milioni per il Cantone e 41 milioni per i Comuni.
Le coperture
Sin dall’inizio, va ricordato, il Consiglio di Stato ha messo l’accento sulla necessità di trovare le coperture per finanziare queste misure. E il Governo, perlomeno per la prima tappa del 2027, ha trovato la sua ricetta seguendo, come sottolineato da Norman Gobbi, il principio della simmetria dei sacrifici. Ossia intervenendo per circa 25 milioni di minori uscite e altri 25 milioni di maggiori entrate (si veda il grafico qui sopra). Tra le misure più incisive figura sicuramente l’aumento dell’aliquota massima sulla sostanza (che passerà dal 2,5 per mille al 3 per mille), per entrate stimate in circa 20 milioni di franchi. Sul fronte delle uscite, invece, le misure più «pesanti» riguardano i contratti di prestazione con USI, SUPSI e DFA (per un totale di quasi 8 milioni), ma anche la riduzione dei contributi per il trasporto pubblico per 5 milioni.
Una maggioranza da trovare
E ora, come rilevato da Marina Carobbio-Guscetti, «tocca al Parlamento chinarsi su quanto proposto, nell’interesse della popolazione». Una fase in cui, ha evidenziato, sarà «determinante la costruzione di maggioranze politiche». Costruzione, vien da dire, tutt’altro che scontata.


