Ticino

Superamento dei livelli, ecco la proposta del Governo

Dopo due anni di sperimentazione, il Consiglio di Stato ha licenziato il messaggio con cui chiede al Gran Consiglio di generalizzare progressivamente l'addio ai corsi A e B alle scuole medie – Ecco i dettagli della proposta
©Chiara Zocchetti
Paolo Gianinazzi
26.03.2026 14:40

Dopo anni di battaglie politiche, e due anni di sperimentazione sul campo, il complesso dossier del superamento dei livelli A e B alla scuola media ticinese ha compiuto oggi un importante passo in avanti. Il Governo ha infatti presentato il messaggio per la «generalizzazione del superamento dei corsi attitudinali e base nella scuola media». Un documento con cui, appunto, l’Esecutivo – dopo aver analizzato punti di forza e debolezze del cambiamento proposto – invita il Gran Consiglio a dare luce verde a questa importante riforma. Vediamo dunque, in sintesi, quali sono i contenuti della proposta. Ossia, come il Governo intende mettere in pratica il superamento in tutte le sedi di scuola media.

La premessa

L’articolata analisi presente nel messaggio, va detto, si basa anche (se non soprattutto) sui rapporti prodotti dall’Alta scuola pedagogica dei Grigioni (che ha supervisionato scientificamente la sperimentazione) e del gruppo di accompagnamento formato da diversi portatori d’interesse scolastici. Un’analisi che, per utilizzare le parole del Governo, «consente di tracciare un bilancio che evidenzia al tempo stesso risultati incoraggianti e aree che richiedono ulteriore attenzione».

La premessa, parecchio rilevante, è ad ogni modo la seguente: «Nel complesso emerge un modello che ha mostrato la possibilità di una scuola più equa, che promuove la differenziazione pedagogica, abbandona la separazione strutturale delle e degli allievi senza compromettere la qualità degli apprendimenti, e che apre prospettive significative per un’ulteriore progressione del sistema educativo ticinese». Come dire: la valutazione complessiva della sperimentazione è» ritenuta buona da parte del Consiglio di Stato. Motivo per cui si può procedere in questa direzione.

I punti di forza

Tornando ai punti di forza, tra questi viene segnalato ad esempio che «uno degli elementi più interessanti riguarda il clima di classe e la qualità delle relazioni». Il superamento dei livelli, concretamente, ha permesso di «ridurre la stigmatizzazione», consentendo agli allievi di mostrare «un atteggiamento più collaborativo» e una «maggiore motivazione». Con un’influenza positiva anche sulla fiducia nelle loro capacità. Inoltre, l’eterogeneità in classe «ha stimolato forme di tutoraggio spontaneo tra allieve e allievi» e anche un maggior arricchimento del dibattito in classe. Un altro dato significativo riguarda il fatto che le prove comuni effettuate in III e IV media «hanno mostrato l’assenza di differenze rilevanti tra le classi sperimentali e quelle a ordinamento tradizionale». Un dato che prova, rileva il Governo, che il superamento dei corsi A e B come sperimentato non comporta un «livellamento verso il basso» delle competenze degli allievi. Inoltre, viene spiegato che il superamento del «vecchio» sistema non ha comportato variazioni nelle scelte degli allievi per il post-obbligo. E va pure segnalato che, stando al monitoraggio dell’Alta scuola pedagogica dei Grigioni, anche «la qualità dell’insegnamento si è mantenuta stabile su livelli elevati», sia in matematica che in tedesco. Nello stesso studio, poi, viene spiegato che «la maggior parte dei genitori si è dichiarata soddisfatta o abbastanza soddisfatta del nuovo modello d'insegnamento, pur con alcune riserve legate all'apprendimento delle allieve e degli allievi con prestazioni scolastiche agli estremi dello spettro».

Le debolezze

Al capitolo «sfide e opportunità» viene invece rilevato che «la gestione quotidiana di classi molto diversificate richiede (ndr. per i docenti) un impegno organizzativo e metodologico superiore, che comporta un aumento del carico di lavoro, in particolare nella preparazione delle lezioni, nella correzione e nella valutazione personalizzata». Anche la co-docenza «ha comportato la necessità di coordinare tempi, approcci e obiettivi tra docenti, un processo che non sempre si è rivelato disinvolto». Anche se, viene sottolineato, già al secondo anno di sperimentazione si sono visti miglioramenti. Secondo il Governo «ciò conferma che, per ogni modalità didattica innovativa, è opportuno prevedere un ragionevole periodo di consolidamento delle pratiche». Motivo per cui, come evidenziato dal Gruppo di accompagnamento, «il mantenimento dello sgravio orario, già previsto per le docenti e i docenti che sono stati coinvolti nella sperimentazione (…), costituisce una condizione indispensabile da garantire e non un’opzione accessoria». Un altro punto debole riguarda la differenziazione didattica. «Alcune e alcuni insegnanti – si legge nel messaggio - hanno segnalato difficoltà nel trovare un equilibrio tra il sostegno alle allieve e agli allievi in maggiore difficoltà e la sollecitazione di quelli più avanzati». Viene infine segnalata come «questione aperta» anche la «valutazione sommativa in contesti fortemente differenziati». I docenti, infatti, hanno richiesto «maggiori strumenti e linee guida per gestire tale complessità».

Le raccomandazioni

A fronte di queste «sfide» da affrontare, il gruppo di accompagnamento ha – in sintesi – raccomandato al Governo di prevedere «un’estensione graduale del superamento dei corsi A e B», così come di «assicurare alle sedi il tempo necessario per assestarsi» al nuovo modello». E, oltre a ciò, ha chiesto di lavorare sull’armonizzazione con il settore post-obbligatorio.

I modelli “ibridi”

Ora, venendo infine alla concretizzazione del superamento, come ricorderete durante la sperimentazione le sei sedi che si sono messe a disposizione hanno testato varie forme di co-docenza. Il Governo, però, da questo punto di vista non ha scelto un modello «vincente». Anche perché, proprio durante la sperimentazione «si è assistito a una progressiva integrazione tra pratiche inizialmente distinte: le varianti di co-docenza sono state adattate e spesso ibridate sulla base delle necessità effettive delle classi, delle competenze dei docenti e delle risorse disponibili». E l’Esecutivo ha quindi deciso di lasciare alle varie sedi la libertà di scegliere, a dipendenza dei contesti, il modello che ritengono più opportuno. I modelli sperimentati costituiranno dunque «il repertorio applicativo» da cui le varie sedi potranno attingere.

Un cambiamento progressivo

Come richiesto dal gruppo di accompagnamento, poi, il Governo ha previsto un cambiamento progressivo. La generalizzazione immediata, secondo il Consiglio di Stato, «non sarebbe sostenibile né da un punto di vista finanziario, né delle risorse umane». Concretamente, dunque, è prevista un’implementazione sull’arco di 6 anni scolastici a partire dal 2027/2028, coinvolgendo il primo e il secondo anno 3 istituti supplementari e in seguito 6, 9 e 12 istituti supplementari per anno. E ciò consentirebbe di raggiungere la piena generalizzazione a tutti gli istituti di scuola media entro l’anno scolastico 2032/2033.

Costi e personale

Dal punto di vista del personale, il cambiamento richiederebbe circa 62 docenti a tempo pieno in più. Per un costo complessivo (compresi i costi per la formazione e il loro accompagnamento) di circa 9,3 milioni di franchi a regime (dunque dal 2033). Un investimento che il Governo ritiene «opportuno e sostenibile», anche alla luce del fatto che oggi il Ticino spende meno degli altri Cantoni per la scuola dell’obbligo. Ciò, tenendo conto che la generalizzazione potrebbe anche costare molto meno. E questo per via della prospettata diminuzione di allievi nei prossimi anni. Considerando questo fattore, a dipendenza degli scenari demografici presi in considerazione, la generalizzazione potrebbe costare 4,5 milioni a regime (con uno scenario prudenziale) oppure addirittura (con uno scenario normale) portare a dei risparmi rispetto a quanto già si spende oggi. Sia come sia, nel messaggio viene pure chiarito che «per gli anni 2027, 2028 e 2029, la riforma sarà neutra per le finanze cantonali tramite l’adozione di misure per compensare il nuovo onere che saranno identificate all’interno del dipartimento».

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