Le reazioni

Tagli indigesti che si sommano ad anni di risparmi

Il piano di finanziamento per attuare i testi di PS e Lega da parte del Governo si inserisce in un contesto di difficoltà finanziaria a più livelli – Preoccupati i settori colpiti ma anche il mondo dell’economia – L’ATIS: «Avanti così e la qualità delle cure ne risentirà»
©Chiara Zocchetti

Claudio Zali, nel descrivere le difficoltà finanziarie vissute dal Cantone, è stato piuttosto esplicito: al momento, sulla base dei primi dati disponibili, il Preventivo 2027 «presenta un deficit a tre cifre: e la prima non è 1». Tradotto, attualmente si viaggia verso un «rosso» di 200 milioni di franchi. Nei prossimi mesi la cifra è destinata a cambiare ancora, ma non la trama di fondo. Insomma, le casse dello Stato piangeranno ancora.

Le parole del presidente del Governo invitano anche a tenere presenti i costi che arriveranno nel prossimo futuro. Il piano di finanziamento previsto dal Governo per sostenere la parziale applicazione delle due iniziative sulle casse malati approvate dal popolo ticinese lo scorso settembre, va quindi letto allargando lo sguardo. Prese singolarmente, infatti, le misure non destano particolari preoccupazioni viste le cifre in ballo. Ma è proprio guardando da dove si arriva e dove si potrebbe arrivare che la dimensione cambia radicalmente.

Non a caso, anche il mondo dell’economia ticinese – con un comunicato stampa di Aiti e della Camera di commercio – ha chiaramente parlato di «una visione chiara e a lungo termine, che dalle proposte» del Governo «non emerge». A destare preoccupazione, per l’economia, ma non solo, è soprattutto l’assenza di indicazioni precise per quanto accadrà nel 2029, con la prevista entrata a regime delle due iniziative. Aiti e Camera di commercio, poi, hanno alzato il tiro, in particolare nel sottolineare la loro «contrarietà a qualsiasi aumento delle imposte (...) tanto più se non contestualizzate in un concetto di finanziamento completo». Una contrarietà che, hanno affermato, qualora il Governo decida effettivamente di prendere quella direzione, si tradurrà nel sostegno delle due associazioni a eventuali campagne referendarie. Un chiaro messaggio, va da sé, all’indirizzo dei partiti.

Il mondo dell’economia, però, al netto della prima tappa presentata dal Governo, ha voluto pure allargare lo sguardo. Facendo un passo indietro e ribadendo l’urgenza di una riforma più profonda del sistema di sussidi di cassa malati. Ma anche guardando al «problema principale», che nessuna delle due iniziative affronta: «Il costo della sanità». Per Aiti e Camera di commercio, infatti, è «più che mai fondamentale non agire sui sintomi ma sulle cause profonde dei costi che, senza contromisure incisive, cresceranno esponenzialmente anche nei prossimi anni».

Un problema cronico

Insomma, l’ormai cronico problema dei conti in rosso, sommato ai sempre crescenti costi della salute (e quindi dei premi di cassa malati), rischia di segnare questo decennio. Non va infatti dimenticato che è sin dal 2023 che il Cantone ha iniziato a proporre, anno dopo anno e preventivo dopo preventivo, risparmi di varia natura, che come visto proseguiranno anche a medio termine. Se nel 2023, come aveva affermato allora Zali, il Governo aveva proceduto con un «antipasto» di misure di risparmio, nel Preventivo 2024 era stato presentato il primo pacchetto di risparmi da circa 133 milioni. A cui era seguito il secondo pacchetto di ulteriori risparmi nel Preventivo 2025 per circa una settantina di milioni. Fino ad arrivare al Preventivo 2026, con un terzo pacchetto da circa 120 milioni. Nello stesso preventivo, poi, veniva spiegato dal Governo che l’effetto cumulativo di questi tre pacchetti era di quasi 190 milioni di franchi.

Non a caso, molti dei settori colpiti da questi ultimi risparmi proposti dal Governo per finanziare le due iniziative sulle casse malati sono ormai reduci da anni di riduzioni.

Molti timori

In questo senso, sono evidenti i timori dell’Associazione ticinese degli istituti sociali (ATIS). Nel messaggio si spiega che il contenimento della spesa prevede una modifica strutturale pari a 1,5 milioni di franchi «tramite la revisione di alcuni parametri standard di finanziamento, senza intaccare le prestazioni alle persone». Una misura definita «dolorosa» da Mauro Mini, presidente dell’ATIS. Non solo per la cifra contenuta nella proposta governativa ma soprattutto perché «sono tre o quattro anni che subiamo tagli» e dalla politica «non abbiamo avuto grande ascolto». L’Associazione, avvisata qualche giorno fa della misura, sta ora ragionando su come riuscire a contenere le spese. «Ma bisogna tenere conto che gran parte dei nostri costi riguardano i salari, che rappresentano circa l’80% del totale», osserva a questo proposito Roberto Roncoroni, direttore dell’OTAF e membro di ATIS. «Non è il primo taglio che subiamo e andando avanti così prima o poi la qualità delle cure ne risentirà». È anche possibile, sottolinea ancora Mini, che per salvaguardare le persone disabili si intervenga sul personale. Il contesto in cui si muove il settore, quindi, è complicato. «Da un lato vengono a mancare fondi, dall’altro bisogna adempiere agli standard di qualità», aggiunge il presidente.

Su il prezzo dei biglietti?

Anche il trasporto pubblico non è rimasto immune alle misure avanzate per finanziare le due iniziative. Anzi: il settore perderà 5 milioni di riduzione dei contributi cantonali. «Non siamo stati coinvolti nella decisione», premette Francesco Markesch, presidente dell’Unione ticinese dei trasporti pubblici. «Nel messaggio non è chiaro come si intende procedere. Nelle prossime settimane le varie aziende di trasporto si incontreranno per capire che cosa fare». Anche Markesch parla di «preoccupazione». «Speriamo di non dover assistere a un aumento del prezzo dei biglietti».

«Si colpiscono i più fragili»

Sul fronte dell’asilo la situazione non è molto diversa. Come spiega il Governo nel messaggio, sul settore dei rifugiati si opererà un risparmio strutturale di 1,5 milioni «adeguando l’entità del sostentamento» dei richiedenti l’asilo in procedura, persone ammesse provvisoriamente e persone bisognose di protezione. Il Forum diritti senza confini (costituito proprio mercoledì, qualche ora dopo la comunicazione del Consiglio di Stato) che riunisce una quarantina di organizzazioni e gruppi informali attivi a vario titolo a sostegno delle persone migranti, parla in una nota stampa di «grande preoccupazione». E questo perché «il risparmio verrebbe attuato riducendo forfait a beneficio di richiedenti l’asilo, persone bisognose di protezione non titolari di un permesso di dimora e persone ammesse provvisoriamente che sono rimasti invariati dal 2012. A seguito del mancato riconoscimento del rincaro, negli ultimi 15 anni questi forfait hanno già perso almeno il 6% del loro valore effettivo, ma con il taglio previsto a ciò si aggiungerebbe un ulteriore ridimensionamento di un altro 6%, questa volta con una diminuzione degli importi erogati». Il Forum ritiene che «colpire una popolazione fragile, che non vota, spesso usata come capro espiatorio a scopo elettorale sia politicamente fin troppo facile» e mette in guardia sulle conseguenze della scelta su persone con risorse molto limitate.

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