Lugano

Teatro e danza a Gemmo: la Città deve fare i compiti

AIL e Municipio si sono incontrati per discutere del progetto con il quale si intende creare spazi di produzione culturale nell’ex sottocentrale – Palazzo Civico dovrà aggiornare i costi di ristrutturazione dello stabile e spiegare quali saranno i benefici finanziari per l’azienda energetica
© CdT/Gabriele Putzu
Valentina Coda
03.09.2026 06:00

Da una parte la Città, che deve aggiornare e affinare costi di ristrutturazione e introiti annuali per essere il più precisa possibile e permettere alle Aziende Industriali di Lugano di fare una valutazione interna sulla sostenibilità economica del progetto. Dall’altra l’azienda energetica, che attende garanzie finanziarie per capire se imbarcarsi in questa operazione oppure declinare l’invito. È questo, a grandi linee, il riassunto dell’incontro avvenuto giovedì scorso tra le AIL e alcuni membri del Municipio per quanto riguarda la creazione della Casa del teatro e della danza all’interno dell’ex sottocentrale Gemmo, in disuso da anni. Il grande nodo da sciogliere, inutile ribadirlo, è quello dei costi di ristrutturazione, che sarebbero tutti a carico dell’azienda energetica in quanto proprietaria dello stabile. Tempo fa, infatti, si parlava di 10-15 milioni. La cifra, adesso, è più vicina ai 20, motivo per cui la Città dovrà far fare delle perizie per stimare con più precisione l’investimento complessivo.

Un ventaglio di opzioni

Ma i compiti, per Lugano, non finiscono qui. Perché l’aggiornamento dei costi di ristrutturazione dello stabile dovranno andare di pari passo con il business plan allestito dalla Città. Business plan all’interno del quale dovrà esserci scritto, in dettaglio, come e in che misura Lugano intende raccogliere annualmente gli introiti generati dall’utilizzo dello stabile, che andranno poi a beneficio delle AIL come rimunerazione. E questo perché Palazzo Civico non può permettersi di pagare un canone di locazione visto lo stato di salute delle casse comunali. «L’unica opzione per poter realizzare questo progetto culturale sarebbe grazie a un investimento da parte delle AIL, diluito su alcuni anni», ci spiega il vicesindaco Roberto Badaracco. «Come Città promuoviamo questa operazione culturale e raccoglieremo una serie di enti e realtà del territorio che potranno utilizzare questa struttura e pagare un canone o una locazione con dei costi che andranno a beneficio delle AIL. Parliamo di enti permanenti, come ad esempio la compagnia Finzi Pasca, oppure realtà della cultura indipendente che faticano a trovare degli spazi per creare e produrre. Inoltre, vorremmo anche chiedere un contributo al Cantone, perché se dovesse andare in porto un centro prove di questa portata assumerebbe dei contorni cantonali e quindi porterà benefici a tutti».

Insomma, il ventaglio di opzioni per portare garanzie finanziarie (quindi garantire gli affitti) c’è, così come la possibilità di «far capo a fondazioni o mecenati che credono nel progetto, così come avvenuto per la vicina Casa della musica», osserva Badaracco. Un ventaglio di opzioni che però «deve essere robusto per AIL», precisa il presidente della direzione dell’azienda energetica, Angelo Bernasconi. «Bisogna capire quanto si andrà realmente a spendere e quanto sia sostenibile finanziariamente questa operazione. L’immobile è disponibile, e se c’è un progetto che porta benefici a tutta la regione con ricadute su diverse realtà, AIL è pronta. Ma è chiaro: non abbiamo 20 milioni da concedere a fondo perso». Nel corso degli ultimi mesi, lo ricordiamo, è stato approfondito uno studio di fattibilità per lo sviluppo del progetto, in cui la ristrutturazione dell’ex sottocentrale Gemmo è stata suddivisa in quattro tappe. Per la prima – quella più importante – si parla di un costo che si aggira attorno ai 12 milioni. L’affinamento dei costi di cui si occuperà la Città nelle prossime settimane non rientra però ancora nel quadro della progettazione di dettaglio. Questo passo, per intenderci, avverrà solamente se AIL darà luce verde a investire nel progetto culturale.

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