Tra leadership e correnti interne, la Lega cerca la sua vera identità

Non sono certo passate inosservate, all’interno del movimento, le pesanti parole del sindaco di Lugano, Michele Foletti, sul difficile momento che sta vivendo la Lega. Critiche rivolte a più livelli (al gruppo parlamentare in particolare, ma anche al Consiglio esecutivo) e punti interrogativi sull’identità stessa del movimento che hanno alimentato (e alimenteranno) il dibattito interno al partito.
«Diciamo che c’è il momento di parlare e il momento di tacere. E credo che ogni tanto un po’ di prudenza, su tutti i fronti, faccia bene», è la premessa del consigliere di Stato Norman Gobbi. Non a caso, diversi esponenti della Lega da noi raggiunti si sono rifiutati di commentare la vicenda. Oppure c’è chi, come il consigliere nazionale Lorenzo Quadri non ha voluto «alimentare discussioni strumentali, che vengono gonfiate dai media».
Ad ogni modo, «il momento di parlare», verso l’esterno ma soprattutto al suo interno, per la Lega giungerà tra due o tre settimane. Il primo appuntamento messo in agenda dal Consiglio esecutivo è infatti previsto per metà novembre. A quel momento, i vertici leghisti si confronteranno sul deludente risultato ottenuto alle elezioni federali. Un incontro, spiega il portavoce Daniele Caverzasio, voluto a qualche settimana di distanza dalla domenica elettorale «anche per evitare reazioni a caldo» e quindi per poter «analizzare e riflettere sulla situazione in maniera lucida». Una discussione durante la quale non verrà scartata nessuna ipotesi, dimissioni comprese (come quelle richieste da Foletti). «Penso che tutto debba essere preso in considerazione – aggiunge Caverzasio –. Sarà il momento di prendersi delle responsabilità, perché il gioco dello scaricabarile non fa bene al movimento. Così come non fa bene la caccia alle streghe».
Uno scontro fra generazioni
Sia per Gobbi che per Caverzasio, ad ogni modo, in questo delicato momento occorre unire le forze e tornare a fare squadra. Anche se, allo stesso modo, i problemi interni non vengono taciuti. «C’è un confronto generazionale fra i leghisti della prima ora e quelli più giovani», racconta Gobbi. «I primi hanno lottato per far crescere il movimento e la nuova generazione è entrata in una Lega che godeva già di un ampio consenso. Ora si tratta di lottare per mantenere alto quel consenso. L’obiettivo comune deve rimanere lo stesso: sulla differenza di vedute il mio ruolo è quello di mediare e cercare di non accentuare i confronti, perché solo lavorando assieme si può raggiungere l’obiettivo a cui tutti mirano». Anche il portavoce, da canto suo, invita a serrare i ranghi: «Alla fine è tutta la squadra che vince o che perde. Non solo il Comitato esecutivo o il gruppo parlamentare. E non va bene se tutti salgono sul carro quando si vince e poi vogliono scendere quando si perde. Bisogna, quindi, tornare a fare squadra». E sulle «correnti» interne al movimento, Caverzasio aggiunge: «Le differenze di vedute possono anche essere qualcosa di buono ed arricchente. Ma la maturità sta nel fatto di riuscire, malgrado le differenze, a raggiungere un accordo, continuando con l’unione di squadra».
Occorre tempo
Una delle critiche giunte da Foletti, poi, riguardava la «mancanza di entusiasmo», così come l’assenza di visibilità del gruppo parlamentare. Mentre il capogruppo Boris Bignasca ha preferito non commentare l’attuale situazione, rimandando al portavoce, il consigliere di Stato Norman Gobbi, su questo punto in particolare ha voluto puntualizzare i miglioramenti fatti negli ultimi mesi. «La mancanza di entusiasmo era una delle critiche che pure io ho sollevato fino alla scorsa primavera. Ma con il nuovo gruppo parlamentare qualcosa è cambiato. Si sta lavorando tanto e il cambio di passo è stato fatto, anche grazie a nuovi innesti. Ma è chiaro che serve tempo affinché arrivino i risultati». Su questo fronte, il deputato Andrea Censi, alla sua seconda legislatura in Gran Consiglio, difende anch’esso il lavoro del gruppo: «Dire che il gruppo parlamentare è assente la trovo una critica ingiusta. Dall’inizio della legislatura abbiamo già presentato una trentina di atti parlamentari e l’impegno nelle commissioni non è venuto a mancare». Anche se, aggiunge, «si può sempre fare di più, soprattutto a livello comunicativo». Tuttavia, lo stesso Censi mette in luce una critica giunta anche da Foletti: «Ciò che viene percepito, all’esterno come all’interno del movimento, è una mancanza di leadership. Una mancanza che, è vero, stiamo pagando». Una dinamica che si riflette pure sul gruppo parlamentare, dove c’è stato un ricambio importante negli ultimi anni: «E non avendo figure di riferimento, ai nuovi arrivati serve un periodo di adattamento». Ma il vero cambio di passo auspicato da Censi riguarda un altro aspetto: «Una critica che condivido come deputato riguarda il fatto che negli ultimi anni siamo stati troppo istituzionali e accondiscendenti verso il Governo e i nostri rappresentanti nell’Esecutivo. Avendo due consiglieri di Stato è ovvio che ci sia un senso di responsabilità verso il Paese. Ma il Parlamento ha una funzione diversa, e un maggiore spirito critico verso il Governo è giustificabile e dovuto». Per quanto riguarda il futuro, Censi sottolinea che «la Lega c’è e ci sarà», e prende come esempio il movimento MCG di Ginevra: dopo anni di calo, domenica ha ottenuto un risultato eccezionale.
Arriverà un coordinatore?
Tra le possibilità per far fronte alla mancanza di leadership, un tema citato da più parti all’interno della Lega, c’è anche quella, prevista dagli statuti siglati nel giugno 2021, di nominare un coordinatore. Una possibilità auspicata dallo stesso Foletti ed evocata, in questi giorni, anche dal portavoce: «Non è per forza di cose indispensabile, ma avere un punto di riferimento potrebbe essere utile, soprattutto in un contesto difficile come quello attuale. Il coordinatore non dovrebbe essere un parafulmine, bensì il capitano della squadra, che aiuti tutto il movimento a fare gruppo».
