Un risultato «oltre ogni aspettativa» per neutralizzare le stime

La cartina del Ticino si è completamente tinta di verde per l’iniziativa popolare costituzionale «Sì alla neutralizzazione dell’aumento dei valori di stima». I cento Comuni hanno infatti tutti approvato con percentuali altissime la proposta targata UDC, Lega, PLR e Centro. E, a conti fatti, il 74,01% dei votanti ha dato luce verde al nuovo principio costituzionale secondo cui ogni revisione generale delle stime immobiliari (la prossima è prevista nel 2035) dovrà essere accompagnata da un esame del suo impatto e da una valutazione dei possibili adeguamenti. Ciò, appunto, per avere la possibilità di neutralizzarne gli effetti. Ossia, detto in soldoni, per evitare una stangata fiscale ai proprietari al momento in cui le stime dovranno inevitabilmente salire.
Un risultato nettissimo che il comitato promotore ha accolto con «grande soddisfazione», sottolineando come la scelta dei cittadini permetterà di tutelare «in particolare il ceto medio, le famiglie e le imprese, che rischiavano di subire un aggravio finanziario di oltre 430 milioni di franchi all’anno, pur in assenza di un aumento reale della loro capacità economica». E grande soddisfazione è stata espressa pure dal primo promotore del testo, il consigliere nazionale Paolo Pamini (UDC), il quale al Corriere del Ticino parla di «un risultato oltre ogni aspettativa»: «Abbiamo spento gli automatismi. Quindi se il Gran Consiglio decidesse di aumentare le imposte tramite la revisione delle stime non potrà farlo con sotterfugi, ma dovrà cambiare le leggi, con la possibilità di lanciare un referendum e quindi di confrontarsi alle urne». Detto ciò, per Pamini la lettura del voto sulle stime va ben oltre la ‘‘semplice’’ questione immobiliare. Anche perché, fa notare, evidentemente e alla luce di questi numeri anche molti inquilini hanno votato a favore. E il segnale lanciato dai cittadini è dunque chiaro e si inserisce in una lunga scia di risultati alle urne: «Prima nel 2020 il mancato referendum alla riforma fiscale, poi il decreto Morisoli e il sì alla riforma fiscale del 2024. E infine le iniziative di cassa malati. Risultati che potrebbero a prima vista sembrare contradditori, ma non lo sono: l’elettore segnala un problema di potere d’acquisto e, al contempo, rigetta sistematicamente ogni aumento di prelievo. Anche il risultato sulle cure dentarie va in questa direzione». Per Pamini, dunque, la ‘‘lezione’’ da trarre dal voto è chiarissima: «Per far quadrare i conti bisogna reindirizzare la spesa pubblica. Di sicuro non occorre aumentare le imposte, come fatto dal Gran Consiglio con l’imposta sulla sostanza e le tasse del registro fondiario per finanziare le iniziative di cassa malati». Insomma, l’impostazione di agire sia sul fronte delle entrate che su quello delle uscite secondo Pamini va riconsiderata: «Dopo uno schiaffo del genere bisognerebbe pensarci bene prima di aumentare i prelievi».
Anche la Lega dei ticinesi ha espresso soddisfazione, ribadendo che «le stime immobiliari non devono diventare il grimaldello di comodo di uno Stato sempre più gonfiato e pervasivo, che prima spende, e poi pretende di mettere le mani nelle tasche dei cittadini». Ma soprattutto, per la Lega «il voto odierno è un chiaro segnale contro gli aumenti di imposte». E in questo senso la lettura del voto è la medesima di Pamini: «Del resto – si legge nel comunicato di via Monte Boglia –, il Cantone non ha un problema di entrate. Il problema è la spesa pubblica che cresce senza controllo» e «la Lega continuerà a battersi contro ogni forma di aggravio fiscale» in un cantone che «deve finalmente risparmiare».
Anche Avanti con T&L in un comunicato ha parlato di un risultato che «conferma una cosa semplice: il Ticino non vuole che ogni problema venga risolto mettendo nuove imposte sulle spalle di famiglie, proprietari, lavoratori e ceto medio».
Una lettura che, ovviamente, sul fronte opposto viene fortemente contestata. Il capogruppo del PS, Ivo Durisch, da noi contattato si dice preoccupato soprattutto «dal messaggio secondo cui si vuole sempre mettere le mani in tasca ai cittadini: non è assolutamente vero. Negli ultimi anni sono stati fatti sgravi fiscali per 500 milioni di franchi, mentre almeno il 70% dei cittadini riceve dai servizi dello Stato più di quanto versa in imposte». E, dunque, «a essere penalizzato in realtà è proprio il cittadino del ceto medio, perché dopo i tagli alla spesa fatti negli ultimi 3 anni ne arriveranno verosimilmente degli altri».

