Una fase di maggior equilibrio per le tariffe del fotovoltaico

Quasi nove centesimi. Per la precisione: 8,85 centesimi al chilowattora (cts/kWh). È la tariffa di remunerazione dell’energia immessa in rete – applicata dall’Azienda elettrica ticinese (AET) nel quarto trimestre del 2025 – per gli impianti fotovoltaici che hanno beneficiato di un contributo del Fondo energie rinnovabili (FER). Tariffa che ha registrato un sensibile aumento rispetto al terzo e al secondo trimestre dell’anno appena passato, che rispettivamente si erano situate a quota 5,12 e 3 cts/kWh. E che si trova poco sotto la tariffa del primo trimestre 2025, quando l’energia immessa in rete era remunerata 9,18 cts/kWh. E che, giusto per fornire un’ultima cifra, è comunque superiore allo stesso trimestre del 2024 (6,98 cts./kWh).
Insomma, guardando, trimestre per trimestre, all’andamento dello scorso anno, è chiaro che la remunerazione ha seguito il classico andamento stagionale. Come spiega al Corriere del Ticino il vicedirettore e responsabile del commercio di energia per AET, Giorgio Tognola, «la tariffa FER riflette il valore dell’energia fotovoltaica sui mercati all’ingrosso nel trimestre di riferimento». E, dunque, «quando i prezzi aumentano, cresce anche la remunerazione; quando si riducono, la tariffa si adegua». Una flessione nel semestre estivo, come accaduto nel 2025, «è dunque fisiologica», spiega Tognola, poiché «in questi mesi la produzione fotovoltaica raggiunge i livelli più elevati e, nelle ore centrali della giornata, i volumi di energia in esubero determinano un eccesso di offerta che provoca un ribasso dei prezzi». Va da sé che, al contrario, l’aumento registrato nell’ultimo trimestre riflette invece una maggiore scarsità d’offerta.
Al di là delle stagioni
Ora, guardando al di là di questi normali andamenti stagionali, l’evoluzione degli ultimi anni – dopo l’eccezione del 2022 – ha comunque raggiunto un maggiore equilibrio. «Dopo il picco del 2022 (legato allo scoppio della guerra in Ucraina, alla siccità e alla parziale indisponibilità del parco nucleare francese) i prezzi di mercato sono rientrati nella media», spiega Tognola. «Il 2025 si inserisce in questa fase di maggiore equilibrio, pur in un contesto che resta estremamente volatile, anche in ragione della crescente quota di produzioni rinnovabili non programmabili che aumenta gradatamente il divario tra i prezzi estivi e quelli invernali».
Guardando, invece, all’anno appena iniziato, Tognola rileva che «i prezzi spot (ndr. la quotazione di mercato attuale, legata a un preciso momento) di gennaio 2026 sono paragonabili a quelli dello scorso anno». Come dire: per il momento nessuno scossone. Per quanto invece concerne l’estate «è difficile fare previsioni in quanto il prezzo spot dipende da diversi fattori, tra cui l’evoluzione della meteo (caldo/freddo, vento, sole, precipitazioni e scioglimento nevi)».
Una nuova soglia
Dal primo gennaio di quest’anno, sul fronte del fotovoltaico, è inoltre entrata in vigore un’importante novità: la remunerazione minima per l’energia elettrica immessa in rete dagli impianti fotovoltaici con potenza inferiore a 150 kW che hanno beneficiato di un contributo FER. Quota minima che per il 2026 è stata fissata dal Consiglio di Stato a: 4 cts per gli impianti con potenza inferiore a 30 kW; 5 centesimi per gli impianti tra 30 e 150 kW senza autoconsumo; mentre per quelli con autoconsumo la rimunerazione è determinata in funzione del prezzo medio di mercato trimestrale, considerando una quota pari a 4 cts per la potenza inferiore a 30 kW.
«L’effetto principale di questa misura – spiega Tognola – è la riduzione del rischio legato alla volatilità, in particolare nei mesi estivi, quando la sovrapproduzione spinge i prezzi al ribasso o addirittura in territorio negativo». In soldoni, se come accaduto nel secondo trimestre del 2025 la remunerazione devesse scendere nuovamente a 3 cts, in quel caso la differenza verrebbe coperta proprio dal Fondo per le energie rinnovabili. «Per chi investe – chiosa il nostro interlocutore – significa maggiore stabilità dei ricavi, a garanzia del ritorno dell’investimento. Si tratta di un incentivo complementare al contributo iniziale del FER, in linea con i principi adottati a livello federale, che contribuisce a mantenere attrattiva la prospettiva di installare un impianto fotovoltaico».


