Lugano

Una petizione per l'ex Spohr di Pregassona: «Va conservato, non demolito»

Si chiede di indire un concorso per cooperative per dare all’area un futuro sociale - Per il Municipio la via è però quella della costruzione ex novo - Ghisletta: «Un mantenimento è complicato: il comparto è veramente degradato»
©Chiara Zocchetti
Federico Storni
27.10.2026 06:00

Tornano ad accendersi i riflettori sul comparto ex Spohr a Pregassona. Negli scorsi giorni è stata infatti indetta una petizione online che chiede al Municipio di Lugano di mettere in sicurezza l’intera area, risanarla e destinarla a uso sociale e comunitario. Il tutto tramite un concorso per cooperative, al fine di rendere sostenibile a livello finanziario l’operazione: «Si tratta di strutture - si legge - che potrebbero con poco sforzo essere ristrutturate e adattate alle esigenze contemporanee della comunità e della qualità della vita nel quartiere». All’origine della proposta vi sono in particolare il presidente dell’Associazione Amélie Marco Imperadore, l’architetto e scrittore Dario Galimberti, e il direttore delle Biblioteche cantonali Stefano Vassere. «La petizione nasce dal desiderio di fare qualcosa a fronte di un altro pezzo di territorio che rischia di sparire - afferma Galimberti, da noi raggiunto. - In questo senso gli edifici che compongono l’ex Spohr sono ancora sicuramente sfruttabili e hanno ancora un loro senso all’interno del quartiere, rappresentando uno ‘sfogo’ fra i vari palazzi».

Costi troppo elevati?

Il comparto ex Spohr è composto da due gruppi di edifici a corte e alcuni blocchi in linea (nove in tutto), in parte toccati da degli incendi. Il Comune ne ha acquisito la totalità della proprietà nel 2023, con l’idea di valutarvi l’inserimento di alloggi a pigione moderata. La scorsa primavera, però, questo giornale aveva anticipato che il Municipio di Lugano stava valutando un’altra soluzione, ovvero la demolizione quasi totale del comparto a favore di una nuova costruzione, sempre votata al sociale. Il tutto ipotizzando anche d’appoggiarsi a investitori privati. Per questo ora i promotori parlano di un pezzo di territorio che rischia di sparire. A spingere il Municipio per la demolizione è lo stato delle finanze cittadine. Il timore è che, altrimenti, non se ne faccia nulla. Si tratterebbe di una soluzione di compromesso che peraltro non ha convinto pienamente i tecnici: la Commissione urbanistica, consultata in merito, si era espressa a favore della conservazione e del risanamento del comparto.

«Il Municipio - afferma Raoul Ghisletta, capodicastero Immobili - ha dato un mandato esterno per valutare una variante di Piano regolatore che possa favorire la concretizzazione di un progetto che potrebbe ospitare nuovi spazi abitativi, piccole imprese e attività di quartiere. Una conservazione dell’esistente senza un ingente finanziamento a fondo perso appare altamente problematica anche per un privato interessato ad ottenere un diritto di superficie, senza avere scopi speculativi. Nell’orizzonte del Piano degli investimenti cittadino decennale in ogni caso purtroppo non ci sono mezzi disponibili per realizzazioni all’ex Spohr, come pure per tante altre opere di cui si discute da anni a Lugano. La Città si limiterà a mettere in sicurezza l’area ex Spohr». Il municipale precisa poi che nell’ultimo Piano degli investimenti gli stessi sono stati decimati per mantenere sotto 1,5 miliardi il debito pubblico nel periodo 2030-2034 e riportarlo a 1 miliardo grazie alle vendite di immobili non strategici. Quanto alla petizione, continua Ghisletta, «ha certamente il merito di sollevare la questione del futuro del comparto ex Spohr. Ma, stante la politica finanziaria della maggioranza del Municipio e del Consiglio comunale, bisognerebbe rivendicare anche un aumento del moltiplicatore per finanziare l’opera, così come per finanziarne tante altre importanti (dall’ex Macello al Campo Marzio Sud, alla piscina di Carona), che mancano crudelmente nel Piano degli investimenti: opere che pesano per un centinaio di milioni».

Tornando all’ex Spohr, conclude il municipale, «per favorire l’arrivo di un finanziatore privato che vi investa dei mezzi la soluzione realistica secondo il Municipio è la modifica degli indici di costruzione e una realizzazione ex novo. Anche perché il comparto è veramente degradato. Tuttavia se un privato proponesse di finanziare generosamente un recupero conservativo, il Municipio ne riparlerebbe senz’altro».

Creare una «piazza» sociale

Da parte loro, i promotori della petizione si dicono convinti che un concorso aperto alle cooperative per la gestione e uno d’architettura per il risanamento possano dare buoni risultati. «Il recupero del comparto - si legge nella documentazione - dovrebbe essere concepito non soltanto come intervento edilizio, ma come vera occasione di rigenerazione sociale e comunitaria del quartiere. Una parte significativa degli spazi al piano terreno potrebbe essere destinata a funzioni di interesse pubblico e di prossimità, creando un luogo vissuto accessibile durante l’intera giornata e capace di mettere in relazione generazioni e realtà diverse». Imperadore, ad esempio, non nasconde di immaginare lì la futura sede dell’Associazione Amélie, una proposta peraltro già avanzata alla Città. «In questo modo - continua il testo - il comparto ex Spohr potrebbe diventare non soltanto un luogo da preservare per il suo valore storico, ma una vera ‘piazza’ sociale di Pregassona: un centro di socializzazione aperto, inclusivo e condiviso, capace di rispondere concretamente ai bisogni di bambini, giovani, famiglie, adulti e anziani».

«Riteniamo - si conclude - che l’ipotesi prospettata sia sostenibile, dal profilo tecnico, funzionale ed economico, e soprattutto da quello storico e culturale. Naturalmente bisogna crederci». Al momento la petizione ha raccolto quasi un centinaio di firme.

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