Vallemaggia, altri 13 milioni: «La risposta che aspettavamo»

Tredici milioni di franchi per la Vallemaggia, all’interno di un pacchetto federale di 19 milioni destinato ai territori colpiti dal maltempo dell’estate 2024. È quanto prevede il messaggio trasmesso oggi i dal Consiglio federale al Parlamento, che dovrà approvare una legge straordinaria e il relativo credito. Per il Ticino i beneficiari individuati sono Cevio e Lavizzara, duramente colpiti dall’alluvione di fine giugno 2024.
«Il Consiglio federale ha finalmente licenziato il messaggio e mantenuto gli impegni presi con il Cantone Ticino, è una risposta concreta alla Vallemaggia», commenta il consigliere di Stato Piero Marchesi, che aveva sollecitato maggiori aiuti quando sedeva a Berna. I contributi, ricorda il direttore del Dipartimento del territorio, serviranno a finanziare interventi di arginatura, sgombero dei detriti, ripristino di strade, acquedotti e fognature, oltre alle opere nel settore agricolo. Lavori che i Comuni «hanno già in parte realizzato» e che potranno beneficiare del nuovo sostegno straordinario.
Sebbene inferiore ai 17 milioni inizialmente richiesti dal Cantone, la cifra potrebbe ancora aumentare, sottolinea Marchesi: «Oltre ai 13 milioni previsti per il Ticino, ci sono ancora 3 milioni di riserva a beneficio di tutti i Cantoni interessati. Dimostrando costi maggiori, potrebbe essere possibile ottenere ulteriori contributi». Per i Grigioni e il Vallese sono invece previsti, rispettivamente, uno e due milioni.
La ripartizione dei costi
Dalle spese necessarie al ripristino delle infrastrutture pubbliche saranno sottratti i contributi ordinari di Confederazione e Cantone, le donazioni, le prestazioni assicurative e gli eventuali apporti di terzi. Ogni Comune dovrà sostenere una quota pari a 1.500 franchi per abitante, considerata sostenibile da Berna. La Confederazione coprirà quindi il 50% della parte eccedente, a condizione che il Cantone contribuisca in misura comparabile. A tal fine potranno essere riconosciuti anche determinati contributi cantonali straordinari già erogati.
Secondo le stime cantonali di giugno, la ricostruzione costa circa 100 milioni di franchi, oltre 41 dei quali ancora a carico di Cevio e Lavizzara. Qui, secondo il messaggio del Consiglio federale, il carico delle misure immediate e di ripristino raggiunge i 46.940 franchi per abitante, cifra che evidenzia la fragilità di territori che «sono i primi esposti agli eventi estremi e, al tempo stesso, si trovano in situazioni finanziarie delicate», osserva il consigliere nazionale socialista Bruno Storni, presidente della Deputazione ticinese alle Camere federali. Da qui la soddisfazione per la legge, «anche se non è stata un’iniziativa spontanea della Confederazione, ma è stata sollecitata dal Cantone».
Qualche riserva riguarda invece il criterio scelto per distribuire i contributi, con una soglia uniforme di 1.500 franchi per abitante che, secondo Storni, «avrebbe potuto tenere conto anche della forza finanziaria dei Comuni». Il sostegno esclude inoltre le migliorie non necessarie alla ricostruzione e le spese amministrative. Il Cantone verificherà i conteggi da trasmettere all’Ufficio federale dell’ambiente entro il 2030; la legge, se approvata, resterà in vigore fino al 2031. Sul voto delle Camere Storni si dice fiducioso: «Credo che la legge verrà accettata, anche alla luce dell’ampio sostegno raccolto durante la consultazione».
E se succedesse di nuovo?
La nuova legge riguarda soltanto i danni del 2024, ma con il cambiamento climatico, che aumenta il rischio di eventi estremi, resta aperta la questione di un sostegno federale per future catastrofi. Nel settembre 2024, il consigliere agli Stati Fabio Regazzi (Centro) aveva proposto un fondo nazionale, poi ritirato a favore di una mozione della Commissione dell’ambiente degli Stati, che chiedeva maggiori contributi federali per le misure urgenti. Approvata dagli Stati nel marzo 2026, la mozione è stata però respinta dal Nazionale il 23 settembre. Per i contrari, la gestione delle catastrofi deve restare una responsabilità cantonale e Berna dispone già di strumenti per intervenire. Una posizione dietro la quale Storni intravede anche una certa resistenza politica: «Ho l’impressione che a Berna una certa area politica non voglia ammettere che c’è una crisi climatica». Si preferirebbe così «andare avanti con messaggi ad hoc, piuttosto che ammettere che c’è un problema sistemico e che avremmo bisogno di un fondo».
Per ora resta dunque la via degli interventi straordinari e per la Vallemaggia, secondo Marchesi, i crediti potrebbero essere approvati nella primavera o nell’estate del 2027, se le Camere procederanno rapidamente. Per le eventuali future catastrofi si guarda invece a settembre dello stesso anno, quando è atteso il rapporto del Consiglio federale, richiesto da un postulato liberale-radicale del 2025, su possibili nuove basi legali per aiuti più rapidi.
I sostegni ordinari
Nella notte tra il 29 e il 30 giugno 2024, il maltempo devasta l’Alta Vallemaggia, provocando vittime e ingenti danni. A settembre 2024 il Consiglio federale chiede al Parlamento 56,5 milioni di franchi per cinque Cantoni, di cui 7,5 destinati al Ticino. Le Camere federali approvano i crediti a dicembre 2024, limitati alle misure immediate e alle opere di protezione.
La richiesta di ulteriori aiuti
Di fronte alle sollecitazioni dei parlamentari ticinesi, Berna chiarisce che le basi legali esistenti non consentono di finanziare il ripristino di altre infrastrutture comunali. Nel marzo 2025 il Cantone presenta quindi una richiesta formale di sostegno supplementare di 17 milioni di franchi.
Verso una nuova legge
Il Consiglio federale, nel maggio 2025, si esprime a favore di un aiuto straordinario pari al 50% delle spese residue dei Comuni e incarica il DATEC di elaborare una proposta di legge. Dopo la consultazione, avviata nel novembre 2025, ecco il progetto definitivo con un credito di 19 milioni di franchi, di cui 13 previsti per il Ticino. La decisione finale spetta alle Camere federali.

