Ticino

Valori di stima immobiliare, un macigno che va controllato

Il comitato favorevole all’iniziativa costituzionale del fronte borghese ha presentato le ragioni per votare sì il 14 giugno – Paolo Pamini: «In gioco ci sono oltre 400 milioni» – Conseguenze su proprietari, inquilini e fasce più fragili della popolazione
Andrea Gehri (Cc-Ti), Daniele Caverzasio (Lega), Paolo Pamini (UDC), Cristina Maderni (PLR) e Paolo Caroni (Centro).
Paolo Gianinazzi
04.05.2026 22:21

È sceso in campo il comitato favorevole all’iniziativa popolare costituzionale «Sì alla neutralizzazione dell’aumento dei valori di stima» su cui i ticinesi saranno chiamati a esprimersi il 14 giugno. Un proposta che mira a evitare che la revisione totale delle stime immobiliari – la prossima è prevista tra dieci anni – si traduca in maniera automatica in un aumento delle imposte e in una diminuzione delle prestazioni sociali fornite dallo Stato. Un fronte molto ampio – come ricordato dal primo proponente dell’iniziativa, il consigliere nazionale Paolo Pamini – composto da rappresentanti di UDC, Lega, Centro, PLR e del mondo economico, uniti nel difendere un semplice principio: una revisione tecnica, come quella dell’aumento dei valori di stima, non deve trasformarsi in un aumento fiscale nascosto che potenzialmente avrebbe conseguenze enormi.

Evitare automatismi

Lo stesso Pamini ha infatti ricordato la posta in gioco: un allineamento delle stime ai valori di mercato, senza compensazioni, comporterebbe ogni anno circa 404 milioni di franchi in maggiori tributi e 25 milioni di minori sussidi. Cifre che il democentrista ha paragonato a «un macigno» che rischia di gravare sulle spalle dei cittadini. E l’iniziativa, appunto, vuole evitare che tale macigno cada senza l’intervento della politica. «Il Parlamento potrà sempre decidere di aumentare le imposte, l’iniziativa non vuole impedirlo, ma vuole far sì che tale aumento sia frutto di una decisione formale e consapevole presa dalla politica», ha affermato Pamini. Una decisione che, così facendo, in ultima analisi potrebbe anche passare davanti al popolo. Detto altrimenti: si vuole evitare che l’aumento sia un automatismo incontrollato, senza l’intervento del Parlamento o dei cittadini.

Effetti su più livelli

Un automatismo che, hanno poi spiegato i relatori in conferenza stampa, avrebbe effetti su molti livelli.

In primis, va da sé, sui proprietari di immobili. «Per molte famiglie – ha rilevato la granconsigliera del PLR Cristina Maderni – la casa non è semplicemente un bene economico, ma rappresenta un traguardo raggiunto grazie ad anni di lavoro, ri rinunce e impegno». E un aumento generalizzato delle stime, senza compensazioni, rischia di vanificare quei sacrifici. «Qui da noi – ha aggiunto – molti immobili sono stati acquisiti o costruiti nel corso di una vita di lavoro e non generano necessariamente un reddito in quanto abitati dai proprietari». Molto concretamente, dunque, «una rivalutazione delle stime si tradurrebbe in un aumento delle imposte senza che vi sia stato (ndr. per i proprietari) un aumento del reddito». E, dunque, «non si nega la necessità di adeguare le stime, ma si chiede che le conseguenze siano gestite in maniera responsabile ed equa», in sostanza, «per evitare ingiustizie».

Ma oltre ai proprietari, come sottolineato dal deputato del Centro, Paolo Caroni, a essere indirettamente colpiti sarebbero pure gli inquilini. «Uno degli equivoci più diffusi su questo tema è l’idea che si tratti di una questione limitata ai proprietari immobiliari. In realtà, questa lettura è fuorviante», ha affermato Caroni. E questo per il semplice motivo che un aumento delle stime, e quindi del carico fiscale per i proprietari, «è verosimile che possa costituire un motivo di aumento del canone di locazione», ossia degli affitti. Neutralizzare le stime, dunque, «significa anche proteggere gli inquilini» e continuare «a garantire a ogni persona un alloggio adeguato a condizioni sopportabili».

Detto dei proprietari e degli inquilini, a porre l’accento sulle conseguenze sociali di un aumento delle stime è stato il leghista Daniele Caverzasio. «Dietro ogni valore di stima c’è una persona. Famiglie, giovani, anziani... cittadini che ogni mese fanno i conti» con un costo della vita sempre più crescente. E i valori di stima, ha ricordato, «non è un semplice dato sulla carta», ma «entra in numerosi meccanismi che determinano l’accesso a prestazioni, aiuti e sostegni fondamentali». In dettaglio, infatti, tale meccanismo va a toccare ben 32 leggi. E potenzialmente influisce sui «sussidi di cassa malati, sulle prestazioni complementari, sulle borse di studio, le rette per le case anziani», e così via. In poche parole, ha affermato Caverzasio, va a toccare «la salute, la formazione, la dignità e la protezione sociale» dei cittadini. Ma «uno Stato serio non misura solo i valori di stima», bensì anche, se non soprattutto, «l’impatto reale che certe decisioni hanno sulla vita delle persone».

Infine, a sottolineare il potenziale impatto negativo di una revisione delle stime per tutta l’economia cantonale è stato il presidente della Camera di commercio (Cc-Ti), Andrea Gehri. Sì, perché «decisioni sul settore immobiliare e sulla fiscalità hanno effetti diretti sulla capacità del sistema economico di crescere, investire e creare occupazione». Detto altrimenti: un aumento delle stime, senza compensazioni, andrebbe a sottrarre risorse alle imprese che potrebbero utilizzare per gli investimento, per l’innovazione o per la creazione di posti di lavoro.