«Vecchia» truffa, ma pur sempre truffa

«Vecchia» truffa, ma pur sempre truffa: è stato condannato a quattro mesi di carcere sospesi il consulente italiano a cui erano imputate malversazioni per 840.000 franchi con la complicità di un fiduciario già condannato a 12 mesi con rito abbreviato nel 2023. La sentenza della Corte delle assise correzionali presieduta dal giudice Paolo Bordoli è stata comunicata di recente alle parti. Il dibattimento si era tenuto esattamente una settimana fa.
La vicenda era iniziata ben tredici anni fa: una AG svizzera intendeva investire in un impianto di gassificazione biomasse in Italia e il suo titolare si era rivolto all’imputato. Secondo il procuratore Daniele Galliano, l’imputato aveva suggerito all’imprenditore confederato di utilizzare una società svizzera, di proprietà del fiduciario. A questo punto, l’imputato aveva acquistato la suddetta società, facendo credere di aver accesso a garanzie bancarie che si potevano «affittare» grazie ad un anticipo in denaro.
L’imprenditore confederato aveva così versato l’ingente somma alla società. Per Koko Ramella, legale dell’imputato, non vi era invece stata truffa perché mancava l’inganno astuto: aveva pertanto chiesto il proscioglimento.
