«Violenza e stupri di gruppo» a Como: indagati tre minorenni

Gli allarmanti messaggi diffusi nelle chat WhatsApp sui possibil atti di violenza a Como hanno portato i primi risultati concreti: tre minorenni di età compresa tra i 16 e i 17 anni, due residenti nella città lariana e uno in provincia, sono finiti nel mirino della Digos, la Divisione investigazioni generali e operazioni speciali della Polizia di Stato italiana. Si tratta di due ragazzi e una ragazza, ora formalmente indagati per istigazione per delinquere. Stando alla Provincia di Como, a uno di loro, che nella chat annunciava la necessità di portare «mazze» per distruggere la città, i poliziotti hanno trovato e sequestrato proprio una mazza.
Nei messaggi diffusi su WhatsApp spiccavano allarmanti conversazioni su presunti gruppi pronti a compiere violenze «indiscriminate» e persino «stupri di gruppo» ai danni di ragazze. Stando ai media locali, nei giorni successivi alle violente proteste di Milano, nella chat del gruppo «24.10 Como» è comparso un video che annunciava stupri di gruppo contro le studentesse comasche. Forse la provocazione di qualche burlone, che però ha spinto la Digos a indagare. Le autorità hanno acquisito il materiale proveniente da almeno due chat dove gruppi di giovani avrebbero programmato manifestazioni per il fine settimana, per individuare i possibili promotori delle iniziative. Nelle conversazioni compaiono riferimenti espliciti a Como, ad abiti neri, passamontagna e possibili obiettivi.
Nelle scorse ore, moltissimi giovani comaschi hanno ricevuto messaggi di allarme. «Ragazze, fate attenzione. Girano appelli su stupri di gruppo a Como». Messaggi che hanno, inevitabilmente, aumentato il grado di preoccupazione, soprattutto nelle famiglie. Diversi genitori si sono rivolti alle autorità, chiedendo informazioni sulla sicurezza, mentre molte madri si chiedono se sia opportuno mandare i figli a scuola o lasciarli uscire da soli.
Intanto, regna la massima attenzione in vista della manifestazione del 24 ottobre sulle rive del Lario. Il prefetto di Como, Corrado Conforto Galli, ha confermato a QuiComo che «la situazione viene seguita con la massima attenzione attraverso il monitoraggio delle conversazioni online e attività di prevenzione sul territorio».


