Ticino

Viticoltura, un'annata promettente ma sotto pressione

Insetti, cinghiali e mercato internazionale tra le sfide segnalate dalla Federazione dei viticoltori della Svizzera italiana – Il Ticino punta sulla coesione della filiera – Annata 2025 promettente, ma decisivo il clima delle prossime settimane
©Chiara Zocchetti
28.08.2025 18:05

L’annata viticola 2025 si presenta fra luci e ombre. Da un lato uve di buona qualità e rese leggermente superiori rispetto allo scorso anno, dall’altro i soliti imprevisti che ricordano quanto la viticoltura ticinese viva costantemente in equilibrio fra speranze e incertezze. Le piogge di inizio giugno, l’avanzata del coleottero giapponese e i danni provocati dagli ungulati hanno messo sotto pressione i vigneti. Sul piano economico, il Ticino tiene meglio rispetto al resto della Svizzera, ma il contesto resta turbolento. Come ricorda la Federazione dei viticoltori della Svizzera italiana (Federviti), servirà uno sforzo comune per garantire il futuro della viticoltura.

Dopo una primavera mite e regolare, il mese di giugno ha cambiato il quadro. «Le piogge cadute proprio in corrispondenza della fioritura hanno creato problemi di colatura», spiega Davide Cadenazzi, presidente di Federviti, indicando la perdita di fiori che non si sono trasformati in acini. Le situazioni regionali non sono state uniformi: prospettive positive a Biasca - dove si è tenuta la conferenza stampa di oggi- e nelle Valli; rese ridotte nel Locarnese, dove cresce anche il problema dei vigneti abbandonati; rendimento medio nel Bellinzonese e nel Mendrisiotto; mentre il Luganese ha sì una produzione leggermente superiore rispetto al 2024, ma segnata dalle grandinate estive che in alcune zone hanno distrutto quasi tutto.

Alcune uve sono già in cantina

La campionatura delle uve, iniziata il 18 agosto, parla chiaro: la maturazione è in anticipo rispetto allo scorso anno. «Sulla base della fioritura e dell’invaiatura prevediamo l’inizio della raccolta per i rossi verso la metà di settembre», spiega Cadenazzi, ricordando che alcune uve sono già in cantina: «Le prime produzioni, soprattutto per spumanti e vinificazioni in bianco, sono state vendemmiate dal 23 agosto».Il clima delle prossime settimane sarà decisivo. «Se costante, l’abbassamento delle temperature notturne favorirà lo sviluppo delle componenti più aromatiche», ha osservato il presidente. Le piogge annunciate non dovrebbero compromettere il raccolto, anche se «una certa prudenza è necessaria».

Nel complesso, le prospettive qualitative appaiono promettenti: la produzione complessiva dovrebbe attestarsi tra i 55 e i 58 mila quintali, una quantità contenuta che, secondo Federviti, «lascia sperare in una qualità superiore».

Preoccupano le specie invasive

Nel 2024 gli ungulati hanno provocato danni ingenti in tutto il Cantone, soprattutto nel Mendrisiotto, per un totale di 1,57 milioni di franchi, di cui la viticoltura ha assorbito la quota maggiore. Con l’Ufficio caccia e pesca si è aperto un dialogo costruttivo e sono state introdotte direttive per ottenere contributi alla costruzione di recinzioni.

A preoccupare è anche la Popillia japonica, che ha colpito con ancora maggiore intensità rispetto al 2024. Gli attacchi hanno defogliato intere vigne, ridotto le rese e creato squilibri di maturazione. Se i danni immediati possono essere assorbiti con vinificazioni mirate, è la prospettiva a lungo termine a preoccupare: la perdita costante di fogliame indebolisce le piante e le rende più vulnerabili. Il problema, inoltre, non è più solo ticinese: dopo la Svizzera orientale, il coleottero giapponese è stato segnalato anche a Ginevra, confermando la propria portata nazionale.

Accanto al gruppo di monitoraggio e ricerca attivo in Ticino, che riunisce Servizio fitosanitario, Agroscope e SUPSI, Cadenazzi richiama l’attenzione anche sull’aumento di altre specie alloctone invasive. «La sorveglianza deve rimanere alta – è l’appello – perché nuove minacce potrebbero compromettere seriamente il settore».

In parallelo prosegue la campagna di sensibilizzazione per l’ottenimento del patentino fitosanitario. Oltre ai corsi classici organizzati dal Servizio fitosanitario, Federviti ne propone due supplementari, aperti anche ai non soci, in sedi dislocate nel Cantone e con collegamento online. L’obiettivo è raggiungere i viticoltori ancora privi dell’autorizzazione, siano essi conferitori o produttori.

La redditività dei vigneti

Sul fronte economico, Il gruppo di lavoro prezzi ha confermato anche per il 2025 il riferimento a 4.20 franchi al chilo per le uve in media cantonale, mantenendo le condizioni già fissate lo scorso anno per le produzioni di Blanc de Noir. «Nonostante i problemi nelle vendite, la collaborazione tra le famiglie della filiera ha permesso di mantenere queste condizioni», ha spiegato Cadenazzi, auspicando che lo stesso spirito si mantenga anche in futuro.

Una scelta di continuità che riflette la volontà di garantire stabilità ai viticoltori in un momento in cui il mercato non dà segnali rassicuranti. A livello nazionale le vendite sono in calo e, sebbene il mercato ticinese regga meglio, le prospettive non sono incoraggianti. «Temiamo che le difficoltà possano presto ripercuotersi sul prezzo o sulla produzione», avverte Federviti.

In Ticino la preoccupazione resta alta. «Il rischio – spiega Cadenazzi – è una nuova riduzione della redditività dei vigneti, con effetti diretti sul reddito dei viticoltori». La federazione ribadisce però la volontà di collaborare: «Serviranno interventi a più livelli per garantire una viticoltura solida e capace di valorizzare il nostro patrimonio».

Le preoccupazioni si inseriscono in un contesto internazionale complicato. I nuovi dazi americani rischiano infatti di ridisegnare i flussi commerciali. «Se i volumi europei non troveranno più sbocco negli Stati Uniti – avverte Cadenazzi – è probabile che vengano riversati sul mercato svizzero, aumentando la concorrenza e comprimendo i prezzi di vendita». Secondo Valerio Cimiotti, direttore della cantina Cagi di Giubiasco e presidente di Ticinowine, l’export elvetico è marginale, ma la Svizzera resta «un mercato solido e appetibile, dove l’arrivo di più vini dall’estero potrebbe tradursi in prezzi d’importazione ancora più competitivi».

Guardando al futuro, Federviti ribadisce la necessità di un impegno collettivo. «La filiera sta facendo sforzi importanti – conclude Cadenazzi – ma servono interventi strutturali a più livelli. Solo così potremo garantire una viticoltura ticinese redditizia, stabile e in grado di valorizzare il nostro patrimonio».  

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