Zali: «Non è il funerale del progetto Polizia ticinese», perlomeno non oggi

«Il progetto Polizia ticinese finisce qui», abbiamo titolato questa mattina, quando il Consiglio di Stato ha fatto sapere di avere «preso atto degli esiti della consultazione» e di avere deciso, «alla luce delle osservazioni emerse, di concludere la fase progettuale e, allo stato attuale, di non proseguire con lo sviluppo». Ma non è proprio così. O, meglio, non ancora. «Non significa che il progetto "Polizia ticinese" è stato cestinato», commenta il consigliere di Stato Claudio Zali. «Il compito assegnato al gruppo di lavoro è stato svolto e ci siamo fatti un'idea. Adesso seguirà la fase di valutazione».
Insomma, la comunicazione odierna del Governo è «una decisione intermedia di tipo formale», aggiunge il responsabile politico della Polizia. «Si è chiuso il gruppo di lavoro e abbiamo deciso che non ci serve sapere altro. Non nascondo che, evidentemente, è palese anche per noi che attori stessi del gruppo di lavoro hanno fatto i franchi tiratori e delegittimato il loro stesso operato quando erano membri di Commissione. Ma fa parte del gioco della politica».
Tutte le opzioni sul tavolo
Il lavoro svolto negli ultimi anni costituisce una base di conoscenza importante per eventuali sviluppi futuri, in particolare per quanto riguarda la definizione dei ruoli tra Cantone e Comuni e il rafforzamento dei meccanismi di coordinamento delle forze di polizia nel Cantone, ha fatto sapere il Governo. Zali conferma che «l'opzione "Polizia ticinese" rimane ancora sul tavolo, insieme al modello di "Polizia unica", e al mantenimento dello status quo».
Il Consiglio di Stato si esprimerà «in tempi ragionevolmente brevi», assicura infine il responsabile politico della Polizia e presidente del Governo. «Si tratta di un progetto che dura da tanti anni, e le posizioni sono chiare. Ora inizia il processo politico». Il Consiglio di Stato, «dopo lunghissimi lavori e riflessioni» potrebbe decidere di rinunciare a cambiare l'assetto esistente, oppure mettere in atto una delle altre opzioni sul tavolo. In quel caso spetterà al Parlamento valutare l'opzione.
La stoccata di Gobbi ai Comuni
Il progetto Polizia ticinese è stato portato avanti quando la responsabilità politica della Polizia era di Norman Gobbi. Il quale, ai microfoni di Ticinonews, tira una stoccata agli attori coinvolti: «Non la vivo come un funerale, anzi. Devo dire che è un progetto che abbiamo creato per i Comuni, ma gli stessi Comuni hanno voluto negarlo e quindi, probabilmente, i Comuni dovranno confrontarsi con la soluzione di Polizia unica. E questo perché loro non hanno mai voluto essere parte attiva in un processo di riforma che è necessario per gestire un servizio essenziale come quello della sicurezza pubblica, ma anche costi sostenibili».
Le reazioni
«Mi rallegro che il Consiglio di Stato non si sia ostinato ad andare avanti ma abbia fermato questo progetto nato male, continuato peggio e finito in un documento che ha preso solo tante critiche», commenta Karin Valenzano Rossi, raggiunta da Ticinonews. «Noi siamo chiaramente a disposizione per discutere di eventuali adattamenti e miglioramenti, ma in modo partecipativo». Che l'alternativa possa essere la Polizia unica, per la capo Dicastero sicurezza e spazi urbani di Lugano «a oggi resta più una minaccia che qualcosa di concreto». Il presidente dell’associazione dei Comuni ticinesi (ACT), Felice Dafond, ha accolto il comunicato del Governo «con l'amaro in bocca», rimproverando la «mancanza di comunicazione e di un dialogo franco, aperto e costruttivo»: «Il tema del coordinamento delle competenze è e rimane sul tavolo e va costantemente migliorato. Vedremo che cosa questo significherà nel prossimo futuro». Dal canto suo, il presidente dell’Associazione delle Polizie comunali ticinesi (APCTi) Orio Galli si dice «pronto e aperto a eventuali prospettive di collaborazione maggiorate rispetto alla situazione attuale».

