Cantone

Il progetto Polizia ticinese finisce qui

Alla luce delle criticità emerse in fase di consultazione, il Governo ha deciso di non proseguire con il progetto volto a regolare la futura collaborazione tra Polizia cantonale e Polizie comunali
© CdT/Gabriele Putzu
Red. Online
30.04.2026 12:15

Dopo anni di discussioni, è stata messa la parole «fine» al progetto «Polizia ticinese», volto (nelle intenzioni) a regolare la futura collaborazione tra Polizia cantonale e Polizie comunali. Il Consiglio di Stato «ha preso atto degli esiti della consultazione» e, «alla luce delle osservazioni emerse, ha deciso di concludere la fase progettuale e, allo stato attuale, di non proseguire con lo sviluppo».

«Non è necessario procedere a ulteriori approfondimenti»

Sono trascorsi dieci anni: il progetto era stato avviato nel 2016. «Ha permesso di analizzare in modo approfondito la ripartizione dei compiti, le responsabilità e i modelli di governance tra i due livelli istituzionali», fa notare oggi il Governo. «In particolare, il gruppo di lavoro (promosso dal Dipartimento delle istituzioni, ndr.) ha sviluppato una proposta fondata sui principi di sussidiarietà e di neutralità finanziaria, distinguendo tra responsabilità politiche e operative, valorizzando il ruolo di prossimità delle polizie comunali». Ma dall’analisi delle osservazioni pervenute – dai Comuni e dai principali attori istituzionali – è emersa l’opposizione ai cambiamenti proposti dal gruppo di lavoro paritetico. Il Consiglio di Stato ne ha preso atto e «non ritiene necessario al momento procedere ad ulteriori approfondimenti».

In conclusione, il Governo scrive che «il lavoro svolto negli ultimi anni costituisce una base di conoscenza importante per eventuali sviluppi futuri, in particolare per quanto riguarda la definizione dei ruoli tra Cantone e Comuni e il rafforzamento dei meccanismi di coordinamento delle forze di polizia nel Cantone». Il gruppo di lavoro «ha portato a termine il mandato».

La genesi

Sul piano politico, il progetto – portato avanti quando la responsabilità politica della Polizia era di Gobbi, mentre ora è del collega leghista Claudio Zali – si proponeva come alternativa a quello di Polizia unica. La riforma della Polizia in Ticino è un tema che, da sempre, divide, tra chi auspica soluzioni radicali e chi vorrebbe mantenere l’assetto attuale.

Alla fine di settembre del 2024, il progetto era stato presentato ai Comuni. Il concetto? La ridistribuzione dei compiti tra Polizia cantonale e Polizie comunali, basata – riassumendo in breve – su quattro punti principali: la Polizia comunale avrebbe dovuto focalizzarsi essenzialmente sui compiti di prossimità; per i corpi comunali sarebbe caduta la distinzione tra Polizie polo e Polizie strutturate; Polizia comunale o cantonale avrebbero potuto eseguire compiti per conto di altri Comuni; i Comuni che soddisfano determinati requisiti avrebbero potuto sostituirsi al Cantone, eseguire anche compiti di spettanza cantonale.

La consultazione e le critiche

Ma, come era prevedibile, il progetto non ha fatto l'unanimità. Anzi. I timori maggiori espressi erano legati al rischio di creare «un mercato delle convenzioni», e qualcuno aveva parlato anche di «anticamera della Polizia unica». In particolare (ma non solo) a livello di governance operativa e politica, il tema aveva fatto drizzare le antenne soprattutto nel Luganese, ma anche quelle di altri Comuni e dei sindacati. Il documento riassuntivo sulla riforma dei compiti delle forze dell’ordine ticinesi – 31 pagine – era quindi stato inviato in consultazione nell'estate del 2025. Anche durante l’assemblea annuale dell’associazione delle Polizie comunali ticinesi, all'inizio di ottobre 2025, erano emerse parecchie perplessità sul progetto Polizia ticinese: nel mirino un testo troppo complicato, le fasce orarie e il finanziamento

Insomma, come comunicato oggi dal Governo, all’analisi delle osservazioni pervenute è emersa l’opposizione ai cambiamenti proposti dal gruppo di lavoro paritetico voluto dal DI. E il progetto «Polizia ticinese» si ferma qui.

Correlati
Polizia ticinese: da Chiasso una richiesta e alcuni dubbi
La cittadina ha risposto alla consultazione del Cantone esprimendo scetticismo e formulando un auspicio – Bacciarini: «Crediamo sia preferibile far parte anche noi del gruppo di coordinamento cantonale perché a Chiasso ci sono dinamiche uniche a livello di sicurezza»
Polizie comunali, nessuna chiusura ma le criticità non mancano
Durante l’assemblea annuale dell’associazione delle Polizie comunali ticinesi sono emerse parecchie perplessità sul progetto Polizia ticinese varato dal Dipartimento delle istituzioni: nel mirino un testo troppo complicato, le fasce orarie e il finanziamento - Il presidente Orio Galli: «Nel nostro cantone la sicurezza funziona»
Futuro della Polizia, l’alternativa è servita
Il tanto discusso progetto «Polizia ticinese» elaborato dal gruppo di lavoro è ora definitivo: da ieri è in consultazione presso Comuni, sindacati e partiti – Diverse le novità in termini di ripartizione dei compiti, dei requisiti minimi per i corpi e della governance politica per coordinare il loro lavoro
Riforma della Polizia ticinese: «Qualcuno è andato lungo»
Il progetto presentato ai Comuni non fa l’unanimità - Il principio che prevede una nuova definizione dei compiti è condiviso - I timori maggiori sono legati al rischio di creare «un mercato delle convenzioni» - Ma c’è anche chi parla di «anticamera della Polizia unica»