Torna l'inflazione: la guerra in Iran pesa anche sulle tasche degli americani

Se negli Stati Uniti il tasso di apprezzamento del presidente Donald Trump è ai minimi storici, nemmeno la fiducia dei consumatori sembra essere alle stelle. Sulle tasche degli americani iniziano infatti a farsi sentire gli ormai noti effetti della guerra in Iran, partendo proprio dal prezzo del petrolio e del gas che hanno toccato il loro picco massimo degli ultimi quattro anni. E a pesare è, in particolare, l'inflazione. Nonostante diversi valori in positivo e un'economia nazionale con una «potenza di fuoco» da 31 trilioni di dollari, gli Stati Uniti devono stare all'erta, avverte la CNN in una sua analisi. «Lo Stretto di Hormuz non mostra segni di una possibile riapertura e i cittadini potrebbero raggiungere il limite della sopportazione».
Occupazione e PIL in aumento
Ma vediamo nel dettaglio la situazione che gli Stati Uniti si trovano ad affrontare. Anche se il prodotto interno lordo (PIL) - uno degli indicatori più importanti dell'economia - segna una solida crescita nel Paese, il dato è da leggersi in ottica retrospettiva. In pratica, l'ultimo dato disponibile del PIL si riferisce al primo trimestre del 2026 (da gennaio a marzo) e comprende, quindi, soltanto un mese dallo scoppio della guerra in Iran. A segnare un numero in positivo è anche il dato che arriva dal mercato del lavoro, che riporta un'occupazione in crescita. Anche se, stando agli economisti, questo settore ha di recente subito un rallentamento. A sorridere nei primi mesi dell'anno sono state pure le vendite al dettaglio, «cresciute vertiginosamente a marzo, a causa dell'impennata del prezzo della benzina, per poi stabilizzarsi in aprile». Nonostante questo picco, i consumatori hanno comunque speso leggermente di più di quanto previsto.
La corsa tra inflazione e stipendi
Ma il vero nodo da sciogliere è, come anticipato, quello dell'inflazione che nel mese di aprile ha toccato il punto più alto degli ultimi tre anni. Questo aumento, secondo la CNN, è dovuto principalmente dai prezzi della benzina, «ma si inizia a vedere l'inflazione diffondersi in tutta l'economia». Per fare due esempi, i prezzi dei prodotti alimentari sono aumentati del 3,2% nell'ultimo anno, mentre le tariffe aeree del 20,7%. E questi non sono dati da trascurare se si pensa che gli Stati Uniti hanno da poco superato «la peggiore crisi inflazionistica degli ultimi quarant'anni». Da qui la scontentezza crescente dei cittadini americani, calcolando che il mese scorso l'inflazione ha visto una crescita più rapida rispetto allo stipendio medio. «È la prima volta dal 2023 che l'inflazione ha annullato la crescita degli stipendi, ciò significa che le persone sono costrette ad attingere maggiormente ai propri risparmi o a indebitarsi per acquistare lo stesso paniere di beni di un anno fa». E questo vale soprattutto per gli americani a reddito medio-basso, che con i loro soldi - come riporta il Bank of America Institute - riescono a malapena a coprire l'aumento dei prezzi della benzina.

