Trump c'è cascato di nuovo: tutto il continente nordamericano a stelle e strisce

Donald Trump lo ha fatto di nuovo. Dopo il caso del Lake Ontario trasformato in «Lake America», che ha fatto parecchio discutere in Canada (con la battaglia per il nome che sta continuando anche su Google Maps) e dopo aver rinominato su una cartina pubblicata ieri lo Stato del New Mexico come «New America», il presidente americano ha deciso di alzare nuovamente l’asticella. Questa volta coinvolgendo addirittura tutto il continente nordamericano. Trump ha infatti pubblicato nelle scorse ore un'immagine con la bandiera americana a stelle e strisce che copre completamente diversi Paesi: Canada, Messico, i Caraibi inclusa Cuba, Islanda e Groenlandia, verso la quale il Tycoon non ha mai nascosto le proprie mire. Questa nuova immagine fa parte della carrellata di post pubblicati da Trump di post sul suo social media Truth, dove ha più volte esposto le proprie singolari idee sulle mappe. Non solo. Tra gli ultimi post figurano anche attacchi all'Iran, in particolar modo in un'immagine dove le navi della Marina di Teheran finiscono in fondo al mare o quella dove si vede il profilo della nazione iraniana su una cartina trasformarsi per assumere il profilo del viso del Tycoon.

«Il Messico non sarà una colonia»
L'immagine, dall'impatto grafico molto diretto, non ha mancato di suscitare subito alcune piccate reazioni «a causa del suo forte simbolismo territoriale». Tra queste è arrivata quella della presidente messicana Claudia Sheinbaum, che, in risposta al post di Trump, ha tenuto a difendere e ribadire l'indipendenza del proprio Paese, affidando le sue parole ai social media: «Nel mese della patria riaffermiamo che il Messico non è né sarà colonia o protettorato di alcun Paese straniero. Siamo orgogliosamente un Paese libero, indipendente e sovrano», ha scritto su X (ex Twitter). L'Esecutivo messicano ha altresì sottolineato che i legami bilaterali devono fondarsi «sul rispetto e sulla cooperazione, allontanando qualsiasi forma di subordinazione».
Scattano i dazi canadesi
Ma torniamo al Canada e al tema dei dazi. Il Paese nordamericano, da parte sua, dopo le aspre diatribe commerciali andante avanti negli scorsi mesi con gli Stati Uniti, ha fatto scattare le tariffe sul «made in USA». I nuovi dazi canadesi entrano infatti in vigore proprio oggi, martedì 8 settembre, e sono stati decisi dal premier Mark Carney come misura di ritorsione alle tariffe americane in seguito al fallimento delle trattative commerciali. I dazi canadesi colpiranno soprattutto gli esportatori americani in Michigan e in Ohio, dove i repubblicani sono in difficoltà in vista delle elezioni di metà mandato previste a inizio novembre, riportano le agenzie di stampa. Una scelta che rischia però «di infiammare ancora di più la guerra commerciale fra i due Paesi vicini». I nuovi dazi saranno imposti su circa 20 miliardi di dollari di importazioni dagli Stati Uniti e colpiranno tutta una serie di prodotti statunitensi, tra cui abbigliamento, formaggi, componenti metallici e prodotti in legno.
Botta e risposta
Il primo ministro canadese Mark Carney già qualche settimana fa aveva promesso una risposta «dollaro per dollaro» alle misure da parte statunitense. Per ora l'impatto economico diretto potrebbe essere limitato, «ma cresce il timore di una spirale di ritorsioni capace di colpire famiglie e imprese su entrambi i lati del confine». Poche ore prima dell'entrata in vigore dei nuovi dazi canadesi, Trump ha attaccato sui social Bombardier, sostenendo che non ci saranno «più vendite di Bombardier negli Stati uniti», e ha accusato Ottawa di ostacolare banche e aziende americane. «Comprate americano. Volate con compagnie aeree americane. Bevete liquori e bevande americane. Navigate sul Lago America», ha ribadito il presidente USA su Truth. La disputa commerciale - lo ricordiamo - era esplosa a luglio, quando Trump aveva minacciato tariffe del 50% su alcuni prodotti canadesi in assenza di un accordo. Dopo il fallimento delle trattative, Washington ha imposto in agosto dazi su centinaia di prodotti, tra cui vino, formaggi, abbigliamento e bastoni da hockey, spingendo Ottawa alla rappresaglia.
