Trump consegna la Coppa tra i fischi e rilancia: «Evento unico, fiero degli USA»

Era stato detto, annunciato e, di fatto, è successo. Il presidente americano Donald Trump ha assistito alla finale dei Mondiali 2026, che ha incoronato la Spagna campione del mondo, consegnando di persona la Coppa ai vincitori in un MetLife Stadium di New Jersey (New York) vestito a festa. Una presenza, quella del Tycoon, che non è passata di certo inosservata. Anzi. E non poteva essere diversamente tra proclami, vaste misure di sicurezza, polemiche e l’appoggio del presidente della FIFA Gianni Infantino. «Questi Mondiali hanno superato ogni aspettativa», aveva detto solo qualche giorno fa Infantino. «Il sogno americano è stato realizzato». Anche lo stesso Trump aveva tenuto a sottolineare l’importanza della manifestazione, definendo – senza troppi giri di parole – i Mondiali negli USA come «il più grande evento sportivo nella storia».
«Mai nulla di simile»
E ieri sera Trump ha fatto la sua apparizione in una tribuna d’onore blindatissima salutando sorridente con accanto, oltre alla moglie Melania, Gianni Infantino. La finale è stata la prima (e unica) partita a cui il presidente americano abbia assistito. Una serata speciale, contraddistinta nell’intervallo tra primo e secondo tempo da un coloratissimo halftime show che, in perfetto stile «Super Bowl», ha visto sfilare ed esibirsi celebrità del calibro di Madonna, Ronaldinho, Ronaldo, Justin Bieber, il gruppo k-pop dei BTS e Chris Martin. «Non c'è mai stato nulla di simile, probabilmente come evento in assoluto, figuriamoci nel calcio. L'ho trovato incredibile», ha dichiarato lo stesso Trump a caldo, ritornando a Washington dopo la finale dei Mondiali. «Siamo molto fieri del nostro Paese, tutti lo hanno amato», ha aggiunto il presidente statunitense. Non solo. I Mondiali appena conclusi sono stati «i più sicuri della storia» secondo Kash Patel, il direttore dell'FBI, citato dalle agenzie di stampa. «Zero incidenti nel Paese mentre ospitavamo l'equivalente di 78 Super Bowl in 38 giorni». Patel ha aggiunto che soltanto l'FBI ha disposto la presenza di quasi 5.000 agenti in 16 città.
Accolti dai fischi
Torniamo però alla finale di ieri e alla vittoria della Roja sull'Argentina. Come annunciato, nel momento clou della premiazione a scendere in campo sono stati proprio Donald Trump e Gianni Infantino. Se in un primo momento il pubblico aveva quasi «snobbato» l'apparizione sui maxischermi del presidente americano, quando si è trattato dell'ingresso in campo per consegnare Coppa del Mondo e medaglie, il numero uno della FIFA e il Tycoon sono stati accolti da contestazioni e da numerosi fischi degli spettatori. Fischi che sono durati alcuni secondi per poi lasciare il sopravvento alla gioia per la vittoria. Trump si è anche trattenuto sul palco, insieme alla Nazionale spagnola dopo la foto di rito, quando la squadra si stava godendo i festeggiamenti per poi essere «trascinato via» da Infantino. Va anche detto che le apparizioni del presidente americano negli stadi non sono sempre ben accolte dal pubblico. Un esempio recente è quello della partita dei Knicks a New York, disputatasi poco più di un mese fa, quando i boati provenienti dagli spalti hanno travolto il Tycoon. Infantino è invece stato oggetto di cori da parte dei tifosi spagnoli durante la partita, convinti che la FIFA «sia a favore dell'Argentina».
Le tensioni con Madrid
Ad aver creato qualche malumore, soprattutto tra i tifosi iberici, potrebbero essere state anche le parole pronunciate negli scorsi giorni dal presidente americano che aveva definito gli spagnoli delle «cattive persone» per aver rifiutato l'uso delle basi iberiche per la guerra in Iran. «Non c'è nessuna tensione con la Spagna», ha però subito sottolineato Trump dopo aver consegnato la Coppa del mondo alla Nazionale. Eppure, solo qualche giorno prima aveva minacciato «di tagliare tutti i rapporti commerciali con Madrid». Come se nulla fosse, ieri sera Trump ha incontrato e salutato cordialmente re Felipe e il premier spagnolo Pedro Sanchez. «Non c'è alcuna tensione. Non c'è tensione con nessuno», ha ripetuto rivolgendosi ai giornalisti.
Una presenza fissa
Il Tycoon già negli scorsi mesi era stato definito dalla stampa come «il presidente sportivo» poiché, da quando ha fatto il suo ritorno alla casa Bianca, non ha mancato di presenziare al Super Bowl, ai combattimenti di MMA (arti marziali miste) a Miami e nel New Jersey, alla Daytona 500, alla finale dei Mondiali per Club e alla finale degli US Open. Quest’ultima, ricordano le agenzie di stampa, a causa della sua presenza lo scorso anno è iniziata con mezz'ora di ritardo a causa delle severe misure di sicurezza. Al già lungo elenco, Trump non poteva di certo lasciarsi sfuggire un evento importante come la finale della Coppa del Mondo di calcio, ospitata per giunta nel suo Paese.
