Tensioni

Trump se la prende con Starmer: «Deluso dalle sue decisioni sull'Iran»

Il presidente americano ha criticato il premier britannico per aver fatto passare «troppo tempo» prima di autorizzare gli Stati Uniti a utilizzare le basi militari britanniche per attaccare i siti missilistici iraniani
©Mark Schiefelbein
Red. Online
02.03.2026 19:30

Le tensioni legate all'escalation della guerra in Medio Oriente hanno, in qualche modo, raggiunto anche il Regno Unito. Durante la notte, la base aerea britannica di Akrotiri, a Cipro, è stata colpita da un drone Shahed senza pilota. Un attacco che non è passato inosservato e che, secondo quanto dichiarato nelle scorse ore, è avvenuto prima che il premier Keir Starmer autorizzasse gli Stati Uniti a utilizzare le basi militari britanniche per attaccare i siti missilistici iraniani.

Ma andiamo con ordine. La Gran Bretagna, in un primo momento, aveva negato agli Stati Uniti il permesso di condurre attacchi da basi come Diego Garcia (nelle isole Chagos) e RAF Fairford (in Inghilterra), citando il diritto internazionale. Tuttavia, ieri sera, domenica, Keir Starmer ha ceduto e ha fatto un passo indietro, dichiarando che avrebbe consentito a Washington l'accesso alla base di Diego Garcia, unicamente per «scopi difensivi specifici e limitati». Ed è proprio per questo motivo che, ora, Donald Trump punta il dito contro il Regno Unito, accusando il Paese di «aver impiegato troppo tempo per consentire alle forze statunitensi di utilizzare le sue basi aeree per attaccare l'Iran».

Secondo quanto ha dichiarato Trump al Telegraph, Starmer – per il presidente americano – è stato «troppo lento nel cambiare idea». «Ci è voluto troppo tempo. Troppo tempo. Probabilmente non era mai successo prima tra i nostri Paesi. Sembra che fosse preoccupato per la legalità».

Un'affermazione, questa, sui cui sono effettivamente arrivate conferme. Come riporta il Guardian, sebbene Starmer e i suoi ministri non si siano opposti apertamente alla prima ondata di attacchi israelo-americani contro l'Iran di sabato, non hanno permesso alle forze statunitensi di utilizzare le basi aeree del Regno Unito – compresa quella di Diego Garcia nell'Oceano Indiano – per «dubbi sulla legalità degli attacchi». Una posizione che, come confermano le dichiarazioni rilasciate da Starmer nelle scorse ore, sarebbe cambiata dopo che l'Iran ha lanciato una serie di attacchi missilistici e con droni contro una serie di obiettivi in Medio Oriente. Tra questi, ci sarebbe anche l'attacco alla base militare sull'isola di Cipro. 

Tuttavia, secondo quanto ha aggiunto, ancora, Trump, il Regno Unito avrebbe dovuto consentire «immediatamente» l'uso della base Diego Garcia perché l'Iran «era responsabile dell'uccisione di molte persone del vostro Paese». «Ci sono persone senza braccia, gambe e volti che sono state fatte saltare in aria. L'Iran è responsabile del 95% di questi casi. Questi eventi orribili sono stati causati dall'Iran», ha dichiarato Trump, senza specificare che cosa intendesse dire. 

La situazione delle isole Chagos

Non solo. Il presidente degli Stati Uniti, parlando del premier britannico, si è detto anche «molto deluso» da Keir Starmer, in merito all'accordo del governo del Regno Unito di cedere la sovranità delle Isole Chagos a Mauritius, con lo scopo di «preservare lo status della base aerea britannico-americana di Diego Garcia». 

Diego Garcia, la base di proprietà britannica, sulle Chagos, si trova a poco più di 3800 chilometri di distanza dalle coste meridionali dell'Iran: una posizione che pone le isole fuori dalla portata dei missili balistici iraniani, ma entro il raggio operativo dei bombardieri B2 statunitensi. Secondo la Gran Bretagna, cedere la proprietà delle isole Chagos a Mauritius è l'unico modo per garantire il funzionamento continuativo della base. Il Regno Unito, in tal senso, sosterebbe Diego Garcia da Mauritius con un costo di 35 miliardi di sterline nei prossimi 99 anni. 

Trump, appena tornato alla Casa Bianca, aveva dichiarato di sostenere l'accordo e di voler aiutare la base. Tuttavia, lo scorso 20 gennaio, ha cambiato idea lanciando un attacco all'accordo sulla sua piattaforma Truth. 

«Un'operazione di quattro settimane»

Parlando degli attacchi contro l'Iran, Trump ha dichiarato che l'operazione era «ben in anticipo rispetto ai tempi previsti». «Abbiamo sempre previsto quattro settimane. Avevamo anche previsto due o tre settimane per eliminare parte della leadership, ma li abbiamo eliminati tutti in un giorno. Quindi siamo in anticipo rispetto ai tempi previsti. L'abbiamo sempre considerata un'operazione di quattro settimane».

Ciononostante, il presidente americano è stato vago sugli obiettivi degli attacchi militari. Trump, infatti, ha dichiarato che lo scopo «è quello di insorgere nel popolo iraniano», ma ha anche parlato dell'idea di «tenere colloqui con i successori di Khamenei». 

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