«Un incredibile agire delinquenziale, la sua colpa è molto grave»

Otto anni e dieci mesi da espiare e un’espulsione dalla Svizzera per 10 anni. È questa la richiesta di pena avanzata dalla procuratrice pubblica Raffaella Rigamonti e dal procuratore generale Andrea Pagani nei confronti del consulente finanziario italiano di 55, anni residente in Svizzera da un ventennio, alla sbarra da lunedì per rispondere dei reati di truffa (in parte tentata), ripetuta appropriazione indebita, amministrazione infedele qualificata, ripetuto riciclaggio di denaro, ripetuta falsità in documenti, ma anche frode fiscale, abuso delle targhe e contravvenzione alla Legge federale concernente i crediti Covid. Una lista davvero lunga che a Pagani, ieri durante la requisitoria, ha fatto dire: «Io e Rigamonti siamo nell’autorità inquirente da almeno 22 anni e mai sulla nostra strada abbiamo incontrato un imputato così difficile». Parole dure che hanno fatto il paio con quelle della procuratrice titolare dell’inchiesta. «Certo, stiamo parlando di reati finanziari, ma la colpa dell’imputato è estremamente grave. Ha agito e reiterato la sua azione sull’arco di almeno 10 anni, sfruttando i rapporti di fiducia dei clienti per realizzare i suoi sogni: un parco veicoli che gli invidiavano in molti e l’acquisto di numerosi immobili in Svizzera e all’estero». Un «incredibile agire delinquenziale», queste le parole esatte usate da Rigamonti, cessato solo dopo l’intervento del Ministero pubblico, «senza però che il 55. enne mai collaborasse o ammettesse i fatti».
All’uomo, attivo come gestore e consulente patrimoniale e come commerciante di auto d’epoca, sono contestate presunte malversazioni per circa 20 milioni di franchi ai danni di una ventina di clienti per un indebito profitto stimato in circa 15 milioni di franchi. Nella cinquantina di pagine dell’atto d’accusa emerge un sistema illecito in cui gli ignari clienti affidavano i loro risparmi all’imputato senza che, appunto, sapessero che venivano usati per altri scopi. Secondo l’accusa avrebbe anche fatto sottoscrivere obbligazioni della sua società, usando anche un fondo di investimento senza rispettare la legge. «I clienti – ha specificato Rigamonti - non sapevano che i loro soldi venivano investiti nel fondo di cui il 55.enne era amministratore unico. Si fidavano di lui, si fidavano da quando lavorava in banca, prima che venisse licenziato per le sue opache attività».
Una «palude dello scempio». Così invece ha chiamato Pagani ciò che avrebbe fatto l’imputato incorrendo nel reato di riciclaggio, quando, alle dipendenze di alcune banche e di un’altra società come consulente finanziario, avrebbe permesso a un pregiudicato di ottenere 1 milione e 400 mila franchi in contanti in 4 anni, ovvero «Quattromila franchi al giorno», ha puntualizzato Pagani per rendere meglio l’idea alla Corte delle assise criminali, presieduta dal giudice Amos Pagnamenta (giudici a latere, Luca Zorzi e Renata Loss Campana) e composta anche dagli assessori giurati.
Non ha ovviamente usato lo stesso termine, «palude», il difensore dell’imputato, l’avvocato David Simoni, che ha iniziato la sua arringa ieri pomeriggio per completarla nella giornata di oggi. «Può sembrare un processo complesso – ha esordito Simoni – ma in realtà è una complessità che deve rispondere a una domanda: un esito economico non favorevole equivale a commettere reato?». La tesi difensiva si è perciò scontrata con quella dell’accusa. «La procuratrice invita a leggere una sola storia con passaggi lineari, come se l’impianto fosse malevolo, ma così non è - ha continuato Simoni - gli atti restituiscono infatti una realtà diversa: investimenti, certo, ma anche restituzioni e accordi. Non dunque un disegno criminoso, ma una complessità che si è deteriorata col tempo. Non si chiede indulgenza, ma precisione e valutazione rigorose». L’avvocato della difesa ha insomma invitato la Corte a guardare il caso da un punto di vista diverso. «Il mio assistito è incensurato e per anni ha lavorato secondo le regole», ha sottolineato Simoni nella sua lunga arringa difensiva. Che si è concentrata sui rapporti confidenziali intrattenuti dal 55.enne con i suoi clienti, entrando nel dettaglio di ogni singolo addebito e presunta malversazione.

