«Una scossa così si vede ogni cento anni», in Venezuela si temono decine di migliaia di morti

«Quello che si è verificato in Venezuela è stato un grandissimo terremoto, estremamente violento e con effetti di devastazione evidenti». Silvio Seno, geologo e professore all’Università di Pavia, già direttore del Dipartimento ambiente, costruzione e design della SUPSI, fa il punto sul sisma che la scorsa notte (mezzanotte in Svizzera, le 18 ora locale) ha colpito il Paese sudamericano devastando diverse zone, tra cui la capitale Caracas. Un terremoto violento e contraddistinto da due scosse fortissime arrivate in rapida sequenza. La prima di magnitudo 7,1 e la seconda, ancora più potente, di magnitudo 7,5. Scuotimenti percepiti distintamente anche oltre i confini nazionali, fino in Colombia. Una tragedia che ha causato almeno 164 morti, migliaia di feriti, oltre 25 mila dispersi e danni materiali ancora difficili da quantificare. E il bilancio nelle prossime ore sembra purtroppo destinato a peggiorare, con il profilarsi di una grave crisi umanitaria.
La terra non è statica
«Per capire le dinamiche dietro una scossa sismica vanno osservate le placche che compongono la crosta terrestre», spiega l’esperto. «Queste non sono statiche ma si muovono relativamente l’una all’altra. Il terremoto in questione è stato causato dal movimento della placca Caraibica e da quella del Sudamerica che si spostano lateralmente tra loro». Il movimento di queste due placche è quantificato, grazie ai moderni strumenti di misura anche satellitari, in 20 millimetri all’anno. «Significa uno spostamento relativo di 2 metri ogni 100 anni. Esistono anche movimenti molto più rapidi, come ad esempio quello della placca di Nazca verso il Sud America. Lo spostamento provoca periodicamente la rottura improvvisa della crosta, il terremoto, con un rilascio di energia che in questo caso è stato enorme».
Ripetizioni e sequenze
Quanto al verificarsi di due scosse sismiche forti (con una magnitudo superiore a 7) in diretta sequenza - ci sono stati soli 39 secondi di distanza tra la prima e la seconda - questo non è da considerarsi un fattore straordinario in casi simili, chiarisce subito Seno. «Ogni sisma evolve in una sequenza di terremoti più piccoli, chiamate repliche o aftershock, che seguono la scossa principale», spiega. «Più è grande la magnitudo della scossa principale, che in questo caso è stata la seconda, più lo saranno anche le repliche che la seguiranno». Una sequenza che – evidenzia l’esperto – può durare anche mesi, se non anni. «Le scosse naturalmente vanno progressivamente ad attenuarsi fino a risultare impercettibili e rilevabili solo tramite strumenti. Ma ogni sequenza sismica ha la sua peculiarità».
La violenza dell’impatto
A incidere sulla violenza dell’impatto del terremoto in Venezuela è stata anche la scarsa profondità a cui ha avuto origine la scossa. Ma non solo. «La zona interessata dal sisma è densamente abitata, con tanti edifici vicini tra loro e gli effetti in superficie sono stati devastanti». Un evento sismico di questa intensità, in Venezuela, non si vedeva da oltre 100 anni. Dal 1900 per essere precisi, quando il Paese sudamericano venne colpito da un terremoto di magnitudo 7,7. «Il Venezuela è una zona già di per sé caratterizzata da un’attività sismica importante», rileva il nostro interlocutore. «In quest’area i terremoti con grande magnitudo possono avvenire con una frequenza pluri-decennale».
Il caso del Cile
Frequenza però minore rispetto ad altre zone del Continente americano, come il Cile, particolarmente soggetto alle scosse. «Il Cile si trova proprio a cavallo tra due placche: quella Sudamericana e quella di Nazca, verso il Pacifico. Queste convergono tra loro, una va sotto l’altra e il fenomeno genera una sismicità ancora più grande. Basti pensare che vi si trova una velocità di movimento relativo, in questo caso di convergenza, decisamente più alta di quella in Venezuela, con ben 65 millimetri all’anno. Non bisogna dimenticare poi anche l’attività vulcanica collegata a quella sismica». Ma forse, aggiunge Seno, «nel caso del Cile, vista la situazione che il Paese si trova ad affrontare, esiste anche una maggiore consapevolezza e preparazione da parte della popolazione riguardo a questo genere di eventi. Ed è un fattore di cui si tiene conto anche, ad esempio, nelle costruzioni antisismiche».
