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L'editoriale

Un'occasione mancata per Roma

Ieri l’ambasciatore in Svizzera Gian Lorenzo Cornado non ha preso parte alla cerimonia in ricordo delle vittime del rogo di Capodanno a Crans-Montana – Un'assenza dolorosa e significativa di una personalità stimata anche in Ticino
Paride Pelli
02.04.2026 06:00

Tre mesi non sono tre anni, e nemmeno trenta, ma in diplomazia si tratta comunque un periodo rilevante, in cui fa in tempo a scoppiare e magari a finire una guerra. Eppure ieri l’ambasciatore in Svizzera Gian Lorenzo Cornado non ha preso parte alla cerimonia in ricordo delle vittime del rogo di Capodanno a Crans-Montana, organizzata nella cittadina proprio dall’Ambasciata d’Italia. Si è trattato di un’assenza dolorosa e significativa di una personalità stimata anche in Ticino. Non va presa sottogamba. Certo, il vicecapo dell’Ambasciata era invece presente e quando le hanno chiesto se «l’Italia ha voltato pagina» ha risposto che il Governo di Roma «sta facendo le sue valutazioni» sul rientro di Cornado a Berna. Ma è difficile leggere in queste parole molto di più che una dichiarazione di circostanza. In tutta evidenza, almeno per il momento e al netto di ripensamenti fulminei, Roma non ha intenzione di placare gli attriti diplomatici con Berna intorno alle indagini sul rogo al «Constellation», in cui sono morti quarantuno giovani, fra cui 23 svizzeri e sei italiani.

L’interrogativo su quanto durerà questo braccio di ferro sorge spontaneo e temiamo che la risposta non riguardi solo il tanto contestato metodo delle indagini. Le quali, va detto, stanno proseguendo con rigore, dopo gli sbandamenti iniziali: a inizio marzo il Ministero pubblico vallesano ha esteso l’inchiesta nei confronti di cinque ulteriori persone, tra cui il sindaco di Crans e diversi responsabili della sicurezza pubblica, per un totale di nove indagati. Tra inevitabili polemiche, vista la portata della tragedia, sta proseguendo pure l’assistenza, non solo finanziaria, ai feriti e ai familiari delle vittime. Insomma, «la Svizzera c’è», sia in termini di perseguimento della giustizia sia in termini di riparazione (per quanto possibile). Purtroppo questo sembra non bastare. Un mese fa, in una infuocata seduta agli Stati, il nostro ministro della giustizia Beat Jans ha rivelato che l’Italia stava «esercitando pressioni attraverso tutti i canali possibili».

L’assenza di Cornado, ieri a Crans, è di nuovo una forma di pressione. Ci si chiede quali siano i veri obiettivi di Roma, dal momento che non è per nulla chiaro cosa vuole ancora l’Italia riguardo la tragedia. Se c’è qualcosa che non funziona o non convince nelle indagini elvetiche, a questo punto l’Italia deve dimostrarlo prove alla mano e denunciarlo a chiare lettere. Se così fosse, e se così fosse con fondatezza, da parte nostra si cercherà di porvi rimedio. Se gli aiuti da parte Svizzera sono ritenuti in qualche modo insufficienti, si può mettere pure questo sul tavolo del dialogo. Ma per l’appunto: dialogo con chi? La cerimonia di ieri è stata l’ennesima occasione mancata, per Roma, di concordare una tregua tra Italia e Svizzera, in vista di una pace definitiva che probabilmente arriverà, con molta pazienza, solo dopo la conclusione del processo sul rogo di Capodanno. Ma a pensar male, qualche volta ci si azzecca: non vorremmo che le ragioni di questo stallo diplomatico fossero tutte interne al Governo italiano e alla sua linea politica.

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