Bellinzona

Zali chiede altri fondi per il clima: dai partiti un sì condizionato

Al simposio Cantone-Comuni sull’adattamento ai mutamenti ambientali il presidente del Consiglio di Stato ha fatto un appello per il rifinanziamento del credito quadro per gli incentivi legati alla decarbonizzazione – Centro, PLR e Lega chiedono prima di conoscere le priorità degli interventi
Il clima che cambia potrebbe incidere moltissimo anche sulla Svizzera e sul Canton Ticino. ©GIAN EHRENZELLER
Dario Campione
23.04.2026 20:30

«Non c’è un bel clima per il clima». Marco Gaia, responsabile previsioni di MeteoSvizzera, prova a racchiudere in una battuta lo spirito del tempo che stiamo attraversando. Dopo anni in cui la questione del surriscaldamento globale è stata più che centrale, l’impressione - oggi - è di un passo indietro, nonostante il problema sia sempre più grave e non mostri alcun miglioramento (semmai, il contrario).

Il Ticino, fortunatamente, sembra seguire una strada diversa. Così come dimostra il simposio Cantone-Comuni che oggi ha radunato, a Bellinzona, decine di amministratori cantonali e locali mettendoli a confronto con scienziati, esperti meteorologi, tecnici e funzionari comunali.

«Gli aggiornati scenari climatici confermano che ogni decimo di grado conta. Ogni decimo di grado di riscaldamento in più richiede maggiori sforzi di adattamento, con relativi costi. È dunque nell’interesse di tutti mettere in atto non solo provvedimenti di adattamento, bensì anche provvedimenti di mitigazione - ha detto Gaia aprendo il simposio - Bisogna procedere il più velocemente possibile nell’abbandonare i combustibili fossili come fonte principale dell’energia che usiamo nella nostra vita quotidiana. Mitigare è indispensabile per evitare che l’adattamento sia ancora più difficile da mettere in pratica». Mitigare al centro così come in periferia. Nei sistemi Paese così come nelle piccole regioni.

Un territorio vulnerabile

«Eventi estremi hanno messo a nudo le vulnerabilità del nostro territorio - ha infatti ribadito subito dopo il presidente del Consiglio di Stato, Claudio Zali, introducendo un tema non scontato: il lavoro che le istituzioni sono chiamate a fare per affrontare consapevolmente la questione ambientale - C’è la necessità di agire sulle cause e, per questo, ci serve un approccio strategico». Approccio che il Governo ticinese, ha proseguito Zali, ha fatto suo licenziando nel luglio 2024 il Piano energetico e climatico cantonale (PECC).

Andando dritto al punto essenziale, il direttore del Dipartimento del territorio ha poi fatto notare come il credito quadro di 100 milioni stanziato dal Gran Consiglio per gli incentivi verdi «si stia rapidamente consumando. Dovremo rinnovare presto questi incentivi, e trovare quindi le necessarie risorse nonostante il periodo difficile per i conti pubblici».

Una richiesta rivolta, indirettamente, anche ai presidenti dei partiti di Governo, alcuni dei quali - presenti nell’auditorium della Scuola di Commercio di Bellinzona - hanno subito commentato con il CdT le parole di Zali.

«Agli incentivi dico sì ma soprattutto se rivolti alla prevenzione - ha detto Fiorenzo Dadò, presidente del Centro - è il nostro problema prioritario. Se invece parliamo di auto elettriche o pannelli solari, allora credo che dovrebbe essere il mercato ad agire».

«La situazione dei conti pubblici, come tutti sanno, non è facile - ha commentato Daniele Piccaluga, coordinatore della Lega dei Ticinesi - bisogna quindi capire innanzitutto quali siano le priorità. In questo senso, mi aspetto che proprio Zali ce le indichi. Dopodiché, valuteremo».

Secondo Alessandro Speziali, presidente del PLR, prima di assegnare nuovi fondi bisognerebbe avere un quadro preciso di come siano stati spesi i 100 milioni stanziati dal Parlamento, e con quali effetti. «Oggi tutto sembra essenziale: i pannelli solari, le auto elettriche, l’asfalto fono-assorbente e molto altro. Dobbiamo capire dal Dipartimento quali sono le priorità e poi discutere su che cosa investire».

I tre laboratori

Una cosa è chiara: il Ticino e la Svizzera sono investiti in pieno dagli effetti del cambiamento climatico. Anzi: l’aumento globale della temperatura mostra punte più alte proprio nella zona alpina e prealpina, dove manca l’effetto attenuante dell’oceano.

I dati, in tutta la loro esplicita gravità, sono emersi in modo chiaro nei tre laboratori organizzati all’interno del simposio da MeteoSvizzera, che ha presentato alcuni approfondimenti degli scenari climatici CH2025 riferiti particolarmente al Ticino.

Caldo più estremo, estati più asciutte, precipitazioni più forti e intense, sempre meno neve. Queste, in estrema sintesi, le conseguenze del surriscaldamento globale già in parte presenti nel clima a Sud delle Alpi. Conseguenze che non potranno che aggravarsi se non saranno prese decisioni anche drastiche.

Se, continueremo a immettere nell’atmosfera (così come avviene oggi) 1.337 tonnellate al secondo di CO₂, fra tre anni sarà raggiunto l’aumento della temperatura di 1,5 °C (rispetto all’inizio del secolo scorso) e, fra 21 anni, l’aumento a 2 °C.

In concreto, per il Ticino potrebbe significare: da 30 a 50 giorni di allerta canicola nei centri urbani; un aumento tra il 10 e il 30% della possibilità di piogge molto intense e di breve durata; niente più neve sotto gli 800 metri. Situazione, quest’ultima, già in parte presente se è vero che, dal 2020, una stazione invernale su 6 in Svizzera ha chiuso.

Con un innalzamento della temperatura globale di 3°C, scenario probabile alla fine di questo secolo se non si porrà rimedio alle emissioni di CO₂, in inverno non ci sarà più accumulo di neve in quota, con l’inevitabile impoverimento delle riserve d’acqua a Valle.

Per comprendersi meglio, guardando al Ticino: l’isoterma di 0 °C al Pizzo di Claro, nel Bellinzonese, all’inizio del ’900 era in media a 420 metri; nel 2020 era salito a 900. Nel 2060, potrebbe arrivare a 1.500 metri. A San Bernardino, invece, con una temperatura globale di 3 °C superiore a quella d’inizio Novecento, ci saranno soltanto 20 giorni all’anno con neve fresca.

«Ogni previsione, e gli scenari climatici sono anch’essi un particolare tipo di previsione, ha senso solo se non rimane lettera morta, bensì se innesca un’azione - ha ricordato Marco Gaia - In relazione ai cambiamenti climatici, le scelte che facciamo oggi, le decisioni che prendiamo in questi anni e le azioni che ne conseguono avranno un impatto per decenni».