Politica

Zali in Governo senza dipartimento, Stojanovic: «Unica via percorribile»

Il politologo si sarebbe aspettato un passo indietro del «ministro» leghista già adesso - «Leggendo la sua presa di posizione, sembra quasi che si sia sentito un po' messo all’angolo»
© CdT/Gabriele Putzu
Thomas Schürch
Thomas Schürch
03.09.2026 18:30

Claudio Zali non ha più un dipartimento. Lo ha comunicato ieri in conferenza stampa la presidente del Governo Marina Carobbio Guscetti, spiegando che il Territorio è stato assegnato temporaneamente al direttore del DSS Raffaele De Rosa. Una decisione attesa quella dell’Esecutivo, che martedì, dopo aver appreso dai media la notizia dell'apertura di un procedimento penale nei confronti di Zali per presunti reati contro l'integrità sessuale, aveva chiesto al «ministro» leghista di rendere effettive da subito le dimissioni già annunciate per fine settembre. Dimissioni, lo ricordiamo, comunicate a luglio dall’ormai ex direttore del DT dopo la bufera dei file audio. Di fronte al rifiuto di Zali di accogliere la richiesta dell’Esecutivo, il Governo ha quindi proceduto alla ridefinizione della conduzione del Dipartimento del territorio, l'ultimo settore che il dimissionario consigliere di Stato aveva mantenuto dopo aver ceduto, in luglio, le responsabilità di Magistratura e Polizia cantonale.

Nelle prossime settimane, Zali potrà comunque partecipare alle riunioni del Governo e avere accesso a Palazzo delle Orsoline e alla sua posta elettronica. «È sicuramente una situazione insolita, ma rimane l'unica via percorribile», commenta il politologo Nenad Stojanovic, interpellato dal Corriere del Ticino. «Se da un lato abbiamo un “ministro” che non vuole rassegnare subito le dimissioni, bensì sceglie di mantenere la tabella di marcia decisa in luglio, e dall’altro il resto dell’Esecutivo che invece ritiene che lui debba andarsene subito, non rimangono altre soluzioni se non quella di togliergli la responsabilità totale dei dossier politici che gestiva». Personalmente «mi aspettavo che Zali compisse un gesto di responsabilità, considerando anche che la richiesta proveniva dai suoi colleghi. Tuttavia, leggendo la sua presa di posizione di martedì, sembra quasi che si sia sentito un po' messo all’angolo. Da qui, la sua reazione di “attacco”, se così possiamo dire. È come se avesse voluto ribadire: "Non intendo compiere questo passo sotto pressione”».

Il rapporto cittadini-istituzioni

Alla luce di quanto successo nelle ultime settimane, si è parlato in questi giorni anche del rischio di una sfiducia dei cittadini verso le istituzioni. «Sicuramente questa situazione non giova all’immagine della politica ticinese», analizza Stojanovic. «Tuttavia, se è vero che di recente si è parlato molto di Claudio Zali, non dobbiamo dimenticare che forse alcuni leghisti avevano ricevuto segnalazioni di presunti comportamenti inadeguati da pare di Zali già prima delle elezioni del 2023, eppure lo hanno ricandidato». Raffaele De Rosa, invece, «era informato della mail inviata da Zali all'EOC - in cui chiedeva di far assumere una sua conoscente - perché era in copia. Insomma, diverse persone erano a conoscenza di alcuni aspetti di questa vicenda, ma hanno scelto di andare avanti, finché lo scandalo non è scoppiato».

Per cercare di ricucire (l’eventuale) strappo con la popolazione «lo Stato dovrà essere presente nei restanti mesi dell’attuale legislatura». In questo modo «potrà riacquisire l'autorevolezza che recentemente si è forse un po’ indebolita. Va comunque riconosciuto al Consiglio di Stato di essersi presentato (Zali escluso) di fronte ai media, assumendosi le proprie responsabilità, in una situazione estremamente difficile da gestire».

L'ingresso di Marchesi

Rimanendo sul tema del funzionamento dell’Esecutivo, nelle prossime settimane i «ministri» saranno confrontati con una situazione un po’ particolare: come detto, il DT è passato a De Rosa, direttore del DSS, mentre Carobbio Guscetti, responsabile del DECS, ha assunto a luglio la conduzione di Giustizia e Polizia. «Si tratta comunque di un periodo di transizione breve, che si concluderà non appena Piero Marchesi subentrerà a Zali. Fino a quel momento, non dobbiamo neanche dimenticare che abbiamo un'amministrazione cantonale funzionante, composta da persone dotate di una certa etica e di una forte responsabilità nei confronti del proprio ruolo. In definitiva, la macchina amministrativa funziona anche se ci sono dei cambiamenti o dei periodi di “difficoltà”, diciamo così, all'interno del Governo». L’ingresso di Marchesi avverrà a legislatura in corso, altro fatto piuttosto inusuale…«Per quanto concerne i governi cantonali sì, ma se guardiamo a livello svizzero, i consiglieri federali rassegnano spesso le dimissioni durante il loro mandato e gli altri membri dell'Esecutivo si trovano quindi confrontati con un nuovo collega. Ovviamente serve un po' di rodaggio iniziale ma, tornando a Marchesi, non vedo grandi difficoltà per il suo inserimento nel Consiglio di Stato».

La grande incognita, caso mai, «è se verrà riconfermato ad aprile. In fondo, lui si troverà in una situazione in cui avrà a disposizione solo pochi mesi fino alle elezioni». In quel periodo «dovrà dimostrare di essere capace di esercitare bene la sua funzione, magari lanciando anche dei progetti». Allo stesso tempo, però, «sarà in campagna elettorale. Sarà interessante vedere come riuscirà a conciliare il suo ruolo di “neoministro” con quello di candidato alla sua rielezione». Tutto ciò «in un contesto tutt'altro che facile perché se, come credo, si concretizzerà la lista unica Lega-UDC, e questa lista otterrà un solo seggio, è probabile che il posto in questione vada a Norman Gobbi, il quale, immagino, sarà della partita». Secondo Stojanovic, lo stesso Marchesi «è consapevole di questa possibilità. Non a caso, ha cercato di bloccare subito l'idea di riaprire i negoziati sulla lista unica. Vedremo cosa accadrà ad aprile», conclude il politologo.

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