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Buongiorno e ben ritrovati con Sette su Sette, la newsletter del gruppo del Corriere del Ticino. Su cdt.ch apriamo sulla sessione del Gran Consiglio andata in scena ieri e dedicata al caso Zali. «Il giorno tanto atteso e, teoricamente, ben calibrato da parte dell’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio per dare risposta alle numerose interpellanze sullo scottante “caso Zali” è presto naufragato nella confusione, in una sorta di pagliacciata, con la coppia targata Movimento per il socialismo a portare a spasso l’Istituzione parlamentare», scrive nel suo editoriale il vicedirettore Gianni Righinetti. «E ha fatto molto bene il presidente del Centro Fiorenzo Dadò a chiedere alla presidente del Gran Consiglio e alla sua squadra di darsi una mossa. Una sceneggiata che, purtroppo, ben riassume, nella pochezza della sua essenza, questa legislatura, dalla quale resta da attendersi una sola cosa: che giunga al capolinea». Ci concentriamo poi sul concetto di neutralità, tema sul quale saremo chiamati a votare il prossimo 27 settembre. Luca Faranda ha messo a confronto due storici, portatori di due visioni differenti. René Roca, tra i promotori dell’iniziativa, sostiene: «La neutralità è stata erosa negli ultimi trent’anni». Thomas Maissen, contrario all’iniziativa, afferma invece: «La Svizzera si sente più corresponsabile del nuovo ordine di pace globale». Su ticinonews.ch parliamo invece di demenza e suicidio assistito. Ernesto Streit, responsabile di EXIT Ticino, spiega i limiti e le possibilità di porre fine alla propria vita nel caso di questa malattia. «Una volta persa la capacità di intendere e di volere nessuno in Svizzera può accedere al suicidio assistito. E anche medici e parenti non possono intercedere per la persona che vorrebbe accedere al suicidio assistito. Sarebbe infatti un’eutanasia che in Svizzera viene considerata omicidio». Buona lettura e continuate a seguirci sui nostri canali per tutti gli aggiornamenti di giornata.
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