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Buongiorno e ben ritrovati con «Sette su Sette», la newsletter del gruppo del Corriere del Ticino. Il tema centrale di questa edizione ruota attorno al caso Zali. Nel suo editoriale «L'ultima occasione sprecata da Claudio Zali», Gianni Righinetti evidenzia come il «ministro» esca di scena puntando il dito contro tutti, ma dimenticandosi di sé stesso. «Per Claudio Zali è sempre colpa degli altri«, sottolinea il vicedirettore del Corriere del Ticino. «Dei media, naturalmente, trasformati nel bersaglio dell'ultima invettiva. Delle donne che hanno attraversato una vicenda privata diventata pubblica perché certe parole, dalla bocca di un presidente del Governo, smettono di essere soltanto questioni personali o da salotto. E poi della politica, descritta come mediocre, quasi fosse un corpo estraneo incontrato per caso lungo la strada. Peccato che con quella politica Zali abbia convissuto per tredici anni, occupando uno dei posti più importanti e beneficiando della legittimazione istituzionale che oggi liquida con disprezzo. Se il sistema era tanto misero, perché restarci così a lungo? Se i protagonisti erano tanto inadeguati, perché sedere con loro, decidere con loro, governare con loro? Domande semplici. Risposte, per ora, non pervenute». Sempre Righinetti, in un secondo articolo, si sofferma sulla futura ripartizione dei Dipartimenti in vista del subingresso di Piero Marchesi in Consiglio di Stato. L'uscita di scena di Claudio Zali rimette infatti in gioco il prestigioso Dipartimento del Territorio, nelle mani della Lega dal 1995. Norman Gobbi, che avrà la precedenza nella scelta in base al principio dell'anzianità, difficilmente si lascerà sfuggire l'occasione di farsene carico. «È praticamente scontato che dirà: Territorio», scrive Righinetti. «D’altronde per l’arrocco (poi diventato arrocchino e ora sciolto come neve al sole) Gobbi aveva dichiarato di essere «uomo di territorio». Il dipartimento oggi nelle mani di Zali è ritenuto un «potentato politico e amministrativo», un dipartimento immagine, senza troppi guai dal profilo politico (in teoria). Difficile che a quel momento e nel contesto di una campagna elettorale alle porte, ci saranno altri consiglieri di Stato che vorranno cambiare, soprattutto perché a disposizione senza colpo ferire ci saranno le Istituzioni. Tutto, fuorché il sogno di un politico. E allora toccherà a Marchesi subentrare a Gobbi». Anche i colleghi di Ticinonews hanno ipotizzato i possibili scenari dopo le dimissioni di Zali. Sul fronte della ripartizione dei Dipartimenti, appare plausibile che Norman Gobbi voglia assumere la guida del Territorio, storico baluardo della Lega. Quanto all'alleanza tra Lega e UDC, i democentristi sembrano orientati a percorrere una strada diversa. «L'indirizzo è quello di correre da soli e non ci sono le premesse per un cambio di rotta», afferma Lucio Lorenzon, coordinatore della campagna elettorale UDC. «Dopo le cantonali, l'UDC lascia aperta la porta a un dialogo per le comunali e le federali». Dal canto suo, Daniele Piccaluga, coordinatore della Lega, sottolinea che il movimento «non ha paura se dovrà affrontare questa corsa in solitaria. Però siamo aperti a discutere anche di questa questione durante l'Assemblea di venerdì». Per ora è tutto. Come sempre vi invitiamo a rimanere con noi per nuovi, interessanti approfondimenti e per tutti gli aggiornamenti più importanti. Buona giornata
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