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Il commento

A proposito di IA

Torniamo sull’argomento perché è un tema che ci concerne e che determinerà il futuro della nostra civiltà e al suo cospetto lo Stretto di Hormuz non è che un modesto incidente di percorso
Tito Tettamanti
Tito Tettamanti
22.05.2026 06:00

Torniamo sull’argomento, perché, malgrado la mia (e la generale) incompetenza, è un tema che ci concerne e determinerà il futuro della nostra civiltà, ci accompagnerà nei prossimi anni e al suo cospetto lo Stretto di Hormuz non è che un modesto incidente di percorso.

Un tema che possiamo affrontare da quattro diversi punti di vista (personale, economico, istituzionale, del futuro della nostra civiltà) per le diverse conseguenze e influenze che avrà:

Dal punto di vista personale, vale a dire relativo alle conseguenze dirette per ognuno, relative al lavoro, al ruolo nella società, all’influenza su vita e costumi. Dal punto di vista dell’economia e dei suoi sviluppi per la produzione di ricchezza per la società.

Dal punto di vista istituzionale, chiedendoci quale sarà l’influsso sull’organizzazione e struttura politica della società futura, le difficoltà di conciliare democrazia e progresso tecnologico.

Infine l’interrogativo maggiore, non privo di angoscia, la nostra civiltà è al termine? Parliamo di un’evoluzione verso altre nuove strade ed espressioni o di una fine?

Dal punto di vista del futuro personale sono meno preoccupato di molti. Dall’invenzione dell’aratro, molti millenni a.C., l’uomo ha costantemente cercato di alleviare le sue fatiche. Ricordiamo la rivoluzione agricola nell’8000 a.C., quella industriale (1700) volte l’una ad usare la forza animale, l’altra la forza meccanica ed elettrica, per risparmiarci fatica ed ottenere progresso. Evoluzioni che hanno profondamente inciso su modi di vita e consumi.

Ci saranno, come sempre è stato in passato, perdenti e vincenti, disoccupati poi assorbiti in nuove attività, tempi liberi e impegni diversi che si accompagneranno con valori diversi. Se ci fermiamo qui e riusciamo a non essere schiavi delle macchine (IA), percorreremo un altro passo nella storia dell’umanità con le sue esaltanti grandezze e le sue umilianti miserie.

Dal punto di vista economico è un altro passo nel progresso. Ricordiamo quelli ottenuti a fine 1800 con la ferrovia, più tardi con l’acciaio, l’elettricità e il petrolio, poi l’automobile con Ford e l’aviazione. Più recentemente i computer e l’internet hanno rivoluzionato la nostra esistenza.

In ognuna di queste fasi si sono create immense fortune private, pensiamo ai Vanderbilt, Carnegie, Rockefeller, Ford. Imprenditori che con intuito, coraggio e spesso brutalità, hanno saputo individuare e introdurre nuove soluzioni, nuove abitudini, nuovi comportamenti, nuove necessità e domande che hanno cambiato, facilitato, arricchito il mondo dei consumi. Anche qui si potrebbe dire: nulla di veramente nuovo. Preoccupa però la danza di impegni nell’IA per investimenti futuri. Si ipotizzano 725 miliardi, che le società del settore prevedono di investire ipotecando i redditi futuri. Ci sarà sicuramente qualche crollo ma pure nel passato le esagerazioni sono state punite da pesantissimi rovesci finanziari superati con maggior o minor fatica.

Molto più delicato è l’aspetto istituzionale. Anche se oggi l’autocrazia è più diffusa della democrazia, che ha perso e sta perdendo colpi in un mondo che considera sempre più quale forza solo quella bruta, siamo ancora convinti che non vi sia regime politico migliore di quello democratico, che condiziona chi esercita il potere.

Non si può ignorare che le esigenze della democrazia, nei suoi diversi aspetti partecipativi e di equilibrio, sono difficilmente compatibili con una società dominata dai detentori dell’IA. I Musk, Thiel, Karp, Zuckerberg, Altman, Amodei e altri si sentono osteggiati dai riti della democrazia, vale a dire di divisione ed equilibrio dei poteri. Personaggi come Thiel e Karp, intelligenti e preparati culturalmente, ne hanno fatto dei libri. Teorizzano con competenza umanistica e tecnologica un mondo diretto da colossi tecnocratici, interessati al risultato ed indifferenti alle rigidità, convinti che democrazia e libertà imprenditoriale sarebbero incompatibili e temono la tirannia della maggioranza ignorante.

Vi è pure la visione di un mondo diretto meccanicamente con i robot che suppliscono alla grave crisi della natalità che colpisce pesantemente tanto l’Europa quanto Cina e Russia.

E qui, andando più in là nel secolo, ci dobbiamo porre la più traumatica delle domande: stiamo costruendo un’ulteriore fase della nostra civiltà o ci aspetta una lenta scomparsa e l’arrivo di una nuova?

Klaus Schwab, in un suo recente libro, si interroga su una possibile quarta rivoluzione industriale. Dopo il tempo dell’industrializzazione con la meccanizzazione del lavoro, il tempo del digitale con la connessione delle informazioni, l’odierna fase dell’IA, della robotica, del Quantum Computing, Advanced Connectivity della Block-Chain e Life Science pensa che potremmo assistere non ad un’altra fase della rivoluzione industriale ma ad un completo salto di qualità.

I progressi intellettuali e scientifici sono la continuazione della nostra civiltà o si tratta degli ultimi passi di una decadenza per aprire i tempi ad una a noi ancora del tutto sconosciuta civiltà del potere tecnologico, noi finendo nei musei del tipo di quelli egizi che visitiamo?

I robot, dice chi non ama troppo la fatica del lavoro oggi poco in auge, ci sostituiranno e per pigrizia perché non rinunciare anche alla fatica di pensare?