L'opinione

«Agenda Draghi» o «Agenda Europea» per l’Italia?

L'opinione di Franco Oriti, dottore in Scienze Politiche Internazionali
© KEYSTONE (AP Photo/Gregorio Borgia)
Red. Online
04.08.2022 12:14

In Italia si sente tanto parlare in questi giorni di «Agenda Draghi» che praticamente è quanto egli stava compiendo come Primo ministro e che ora diversi partiti del suo governo hanno inserito nel proprio programma elettorale del 25.09.2022.

Ma l’Italia ha bisogno di un’«Agenda Draghi», cioè di un solo uomo al comando oppure, invece, sarebbe meglio avesse una «Agenda Europea» a prescindere se Draghi continuasse ad essere il Primo ministro o meno?

Mille meriti a Draghi. Con Draghi lo spread era intorno a 120, ora senza Draghi è a oltre 250.

Ovvio che «Agenda Draghi» e «Agenda Europea» sono la stessa cosa ma meglio evitare di personalizzare la politica in Italia (come accaduto proprio 100 anni fa e precisamente il 31 ottobre 1922 quando Mussolini divenne presidente del Consiglio del Regno d’Italia fino al 1943) anche se BeMeSa (Berlusconi, Meloni e Salvini messi qui in ordine alfabetico), Calenda, Renzi e Di Maio sembrano di altro parere e inseriscono il loro nome in sostituzione del partito.

Il draghismo, prima in Bce con il «whatever it takes» e poi in Ue con il suo convinto europeismo aveva riportato l’Ue, grazie anche al contributo di Merkel, Macron e altri, da un possibile sfaldamento e crisi (per esempio, dalla crisi greca, portoghese e irlandese alla Brexit) alla sua ri-generazione aumentando di credibilità che con la pandemia e con la guerra oggi in corso tra Ru e Ua, ha inventato diversi strumenti di aiuto finanziario per i suoi Stati membri (vedi Sure, Next Generation EU, acquisto titoli di Stato, PNRR, possibile politica energetica comune).

Cosa ne sarebbe stato dell’Italia (e di altri paesi membri dell’Ue) se non ci fossero stati questi aiuti e prestiti, in parte anche a fondo perduto?

Come sarebbe oggi con i condizionatori d’aria a tutta manetta (e con il prossimo imminente inverno alle porte) la dipendenza e fornitura energetica dalla Russia?

Il 25.09.2022 sarà un’altra data fondamentale non solo per l’Italia ma per l’Europa intera.

Si contrapporranno Destra e Sinistra (con qualche piccolo intruso in centro) oppure sarà una partita tra nazionalismo/populismi Versus europeismo/integrazione per meglio affrontare i notevoli problemi di un destino ormai sovranazionale comune?

Alle prossime elezioni nazionali in Italia ci sarà, a mio avviso, un confronto forte tra chi é contro le riforme strutturali dell’Ue e chi, invece, crede che le riforme saranno sufficienti solo in Italia perché i problemi sovranazionali non esistono o saranno problemi altrui.

Durante questa campagna elettorale estiva italiana emergeranno contraddizioni che non potranno passare in secondo piano.

Per esempio la contraddizione di certi partiti come Forza Italia che in Europa siede nel Partito popolare europeo (fortemente europeista) ma che ora in Italia si schiera con i partiti contestatori dell’Ue.

Altra contraddizione è tra chi si dichiara atlantista ma che quotidianamente denigra l’operato dell’Ue come Fratelli d’Italia.

Per non parlare poi della contraddizione decennale ormai della Lega che era nata per stare lontano da Roma (ma dove ora si é ben insediata da anni) per stare sempre più lontano da Bruxelles nonostante lì siedono diversi suoi parlamentari.

Il 25.09.2022 la scelta di campo degli elettori italiani dovrà essere netta quindi tra nazionalismo ed europeismo: o per la dissoluzione dell’Ue o a suo favore con le sue riforme da attuare.