Alloggio, lavoro e denatalità in Ticino

Per comprendere la marcata denatalità in Ticino occorre innanzitutto esaminare le dinamiche demografiche del passato. Dopo una prima metà del Novecento caratterizzata da un andamento demografico contenuto, nel dopoguerra, come nel resto d’Europa, il Cantone conobbe una forte crescita della natalità e della popolazione; erano anni di ripresa economica, di fiducia nel futuro e di progressivo miglioramento delle condizioni di vita.
Quell’improvvisa crescita, generata da condizioni storiche particolari, non poteva evidentemente continuare all’infinito.
Il calo della natalità successivo al babyboom, frenato temporaneamente dalle nascite dei figli dei babyboomer, è quindi fisiologico, accentuato dalla transizione verso famiglie più piccole e altre trasformazioni sociali.
Ma se la Svizzera ha saputo mantenere finora un saldo naturale positivo, in Ticino la situazione è particolarmente preoccupante. Nel 2025 sono nati 2.285 bambini, a fronte di 3.476 decessi: un saldo naturale negativo di 1.191 persone; l’indice di fecondità è sceso a 1,16 figli per donna, contro una media svizzera di 1,29. Siamo al penultimo posto nazionale, davanti soltanto a Basilea Città.
In Ticino tanti giovani rinviano o rinunciano a formare una famiglia, soprattutto per le carenti condizioni economiche e abitative. Avere figli richiede di disporre di un lavoro sufficientemente stabile, un reddito dignitoso e un’abitazione adeguata.
È noto che il mercato del lavoro ticinese continua a puntare sulla disponibilità di manodopera frontaliera a costi relativamente contenuti, mentre molti giovani residenti faticano a trovare impieghi qualificati, ben remunerati e con prospettive di crescita. Abbiamo un modello economico che privilegia la competitività prevalentemente attraverso il costo del lavoro.
Condizioni che spingono numerosi giovani a emigrare oltre San Gottardo, alla ricerca di opportunità professionali a condizioni migliori. Molti costruiranno altrove la propria famiglia. I figli che nasceranno non contribuiranno quindi alla natalità del nostro Cantone.
Ma, oltre al lavoro, in Ticino è la questione abitativa ad aggravare ulteriormente il problema. Mentre le giovani coppie faticano a trovare appartamenti sufficientemente grandi e con affitti sostenibili per una famiglia, il mercato immobiliare privilegia sempre più investimenti di fascia alta e residenze secondarie, destinate a una clientela con capacità finanziarie ben diverse da quelle delle famiglie residenti. Un mercato lasciato a sé stesso, che espelle le famiglie e le giovani generazioni. Nel 2025 la maggior parte dei Comuni del Locarnese ha perso abitanti, solo 4 risultano in crescita. Per il distretto il saldo è negativo, ma ha visto crescere le residenze secondarie.
Mercati dell’alloggio e del lavoro che direttamente incidono sulla denatalità, aggravando il già presente calo fisiologico.
È evidente la duplice responsabilità della politica senza una strategia per creare condizioni occupazionali adeguate per chi vuol vivere in Ticino. Mentre, sul fronte abitativo, manca una politica attiva dell’alloggio, per favorire abitazioni a pigione accessibile e non massimizzare la rendita immobiliare che preferisce il secondario ai residenti che poi se ne vanno. È un campo nel quale avremmo le basi legali per intervenire.

