Candidatura che guarda oltre il titolo

Giovedì a Berna finalmente sapremo quale città potrà fregiarsi del titolo di Capitale culturale svizzera 2030. La candidatura di Lugano, insieme a Locarno e Mendrisio, ha un merito evidente. Non nasce da un’operazione di marketing territoriale improvvisata, ma si fonda su una strategia culturale costruita nel tempo. Nella nostra presentazione emerge con chiarezza una tesi: la cultura non viene considerata un costo o un elemento decorativo, bensì un investimento strutturale per lo sviluppo di una città e di un territorio. È una visione che a Lugano ha trovato la sua espressione più concreta nella realizzazione del LAC e nel rafforzamento del MASI, due istituzioni che hanno contribuito a ridefinire il profilo della città negli ultimi dieci anni. L’aspetto più interessante della candidatura, tuttavia, non riguarda ciò che è stato fatto, ma ciò che si intende fare. Il messaggio politico è chiaro: la cultura del futuro non può limitarsi alla programmazione di spettacoli, mostre o eventi di qualità. Deve diventare una piattaforma di innovazione, capace di coinvolgere università, imprese, industrie creative, associazioni e cittadini. In altre parole, la cultura viene proposta come uno strumento per immaginare e costruire il cambiamento sociale.
Degna di attenzione ci pare anche la scelta di superare la logica della candidatura cittadina unica. Lugano, Locarno e Mendrisio presentano profili diversi ma complementari: il cinema e le arti performative, la ricerca e l’architettura, le grandi istituzioni culturali e la dimensione internazionale. Insieme possono rappresentare una Svizzera italiana più forte e più credibile rispetto a quanto potrebbe fare una singola città. Naturalmente non mancano le sfide. Ogni candidatura culturale corre il rischio di produrre grandi dichiarazioni e risultati modesti. La vera prova sarà trasformare concetti come partecipazione, inclusione e innovazione in progetti concreti, capaci di lasciare un’eredità duratura oltre il 2030. Sarà inoltre fondamentale evitare che il processo resti confinato alle istituzioni culturali e agli addetti ai lavori, coinvolgendo realmente i cittadini e le realtà associative del territorio. C’è però un elemento che merita attenzione. In un periodo storico caratterizzato da polarizzazioni, incertezze economiche e trasformazioni tecnologiche profonde, il richiamo alla cultura come strumento di coesione nazionale appare particolarmente attuale.
La Svizzera italiana, per la sua posizione geografica e linguistica, vive quotidianamente il confronto tra identità diverse e può offrire al Paese un punto di vista originale sul dialogo tra regioni, lingue e sensibilità. Per questo motivo la candidatura non dovrebbe essere giudicata soltanto in base alla possibilità di ottenere il titolo. Il suo valore risiederà soprattutto nella capacità di rafforzare collaborazioni, creare nuove opportunità e consolidare una visione condivisa dello sviluppo culturale del territorio. Se si riuscirà in quest’obiettivo, Lugano, Locarno e Mendrisio avranno già raggiunto il risultato più importante: dimostrare che la cultura può essere una politica pubblica capace di generare crescita, partecipazione e futuro. Anche prima del verdetto finale. * vicesindaco e capodicastero Cultura di Lugano

