Cerca e trova immobili
Pensieri di libertà

C'è giubileo e giubileo

Il termine «giubileo», abbastanza problematico, nasce dalla fusione di due parole simili, corrispondenti a due concetti diversi, che hanno seguito strade individuali prima di fondersi insieme
Francesca Rigotti
Francesca Rigotti
15.06.2022 06:00

Si è festeggiato di recente il «giubileo» di Elisabetta II, da settant’anni regina del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord e degli altri reami del Commonwealth, con celebrazioni di ogni genere. Noi però tralasceremo qui interrogativi e problemi e ci soffermeremo sul termine giubileo, anch’esso abbastanza problematico. Giubileo è una parola molto interessante soprattutto nell’uso odierno: questo nasce infatti dalla fusione di due termini simili, corrispondenti a due concetti diversi, che hanno seguito strade individuali prima di fondersi insieme.

Il primo in ordine cronologico e anche di importanza è il giubileo, inteso nell’Antico Testamento come l’anno del giubileo, dall’ebraico «jobel», il corno del montone e insieme il suono lieto e festivo che ne usciva al soffiarlo (una specie di corno delle Alpi ma molto più piccolo). Nel libro biblico del Levitico (25) si descrive che cosa succedeva nell’anno giubilare che si svolgeva quando si moltiplicavano per sette gli anni dei giubilei minori, 7x7=49: al cinquantesimo anno gli ebrei schiavi venivano liberati e terreni e case requisiti per debiti tornavano ai precedenti proprietari. Una pratica simile venne introdotta nella chiesa cattolica che dal 1300 iniziò a concedere la remissione non dei debiti ma dei peccati ogni 50, talvolta 25, anni.

Il secondo termine è il latino tardomedievale «jubilum», da cui l’italiano giubilo, che è soltanto un’esclamazione di gioia, un grido di piacere («exultate, «jubilate, «jauchzet, frohlocket», canta il coro, accompagnato da trombe, timpani, flauti, violini, nell’Oratorio di Natale di J.S. Bach).

Poiché la remissione dei debiti e/o peccati era ed è occasione di gioia, non è difficile intuire come il termine sia passato a indicare semplicemente un anniversario rotondo, come i 70 anni di regno della sovrana, celebrato con manifestazioni gioiose e esultanti. Anche la parola si è riempita di musica nella storia pensando che «jubilee» indica pure un canto popolare gioioso dei neri americani (posso scriverlo o sarò accusata di non essere abbastanza sveglia, «woke», sensibile alle ingiustizie, e a mia volta cancellata?).

Si perde in questi passaggi e sovrapposizioni la tematica del condono di peccati e debiti, della «grazia» esercitata da Dio nei confronti del debitore (con buona pace del creditore), a favore del festeggiamento di una ricorrenza. Senza pensare che grazia e condono e amnistia, tutti provvedimenti oggi definiti «di clemenza», sono spesso emanati in occasione di un anniversario, di una nomina politica oppure delle festività natalizie di fine anno. Se al giubileo di platino della regina abbiano corrisposto provvedimenti di amnistia, in modo tale da distribuire maggior dose di giubilo, i media non hanno fatto a gara per farcelo sapere.