Aziende pubbliche: e ora giù le mani

Partiti nei Consigli d’amministrazione delle aziende pubbliche e parapubbliche? No, grazie! In questi giorni si discute dei compensi nei CdA. È un tema importante, ma è solo una parte della questione. Il problema è più ampio e riguarda prima di tutto i criteri con cui vengono scelti gli amministratori, le ragioni delle loro nomine e soprattutto gli interessi ai quali sono chiamati a rispondere.
Le aziende pubbliche non appartengono ai partiti, ma ai cittadini e il loro compito è fornire servizi di qualità, amministrare con attenzione le risorse della collettività e prendere decisioni nell’interesse pubblico. Quello che invece non devono fare è garantire fonti di reddito supplementare per i politici. Perché mai i posti nei CdA dovrebbero essere distribuiti tra i partiti, magari in proporzione al loro peso elettorale? Eppure, troppo spesso, le nomine sono oggetto di trattative politiche in cui i partiti si spartiscono poltrone. È un sistema che conosciamo da decenni e che nessuno sembra voler mettere davvero in discussione.
Tranne pochi, e noi di Avanti con Ticino&Lavoro in particolare, che abbiamo una posizione semplice e trasparente: chi siede in un Consiglio di amministrazione deve essere scelto per le sue competenze, non per la tessera di partito che ha in tasca.
Per questo propongo senza esitare di eliminare le designazioni partitiche. Le candidature devono essere aperte, le procedure trasparenti e le scelte motivate. Servono persone capaci di leggere un bilancio, valutare investimenti, affrontare problemi aziendali e assumersi responsabilità. Non rappresentanti incaricati di difendere gli interessi del proprio partito, magari versando allo stesso una parte dei compensi ricevuti dal CdA.
Nei Consigli di amministrazione delle aziende pubbliche e parapubbliche, tassativamente, non ci devono più essere politici attivi. C’è una sola eccezione che consideriamo giustificata: i municipali chiamati a rappresentare direttamente l’ente pubblico proprietario. In questo caso, però, niente compensi aggiuntivi personali: un municipale è già pagato per rappresentare il Comune e tutelarne gli interessi e quando siede in un CdA in questa veste, sta semplicemente facendo il proprio lavoro. Le eventuali indennità devono finire nelle casse comunali, non nelle sue tasche.
Questo non significa che tutti debbano lavorare gratis. Un’azienda ha bisogno anche di amministratori esterni competenti e le competenze e le responsabilità vanno retribuite. Ma bisogna pagare professionisti scelti per quello che sanno fare, non politici scelti per quello che rappresentano. Occorre poi che tutti i compensi, gli incarichi e gli eventuali conflitti d’interesse siano pubblici. Chi amministra denaro e beni della collettività non può pretendere che queste informazioni rimangano riservate. Bisogna avere il coraggio di togliere ai partiti un privilegio al quale si sono abituati.
Questa è una questione di buona amministrazione, ma anche di rispetto nei confronti dei cittadini. Chi paga le fatture delle aziende pubbliche, direttamente o attraverso le imposte, ha diritto a sapere che quelle aziende sono amministrate nell’interesse della collettività e non secondo gli equilibri della politica. Le aziende pubbliche sono dei cittadini. Non sono dei partiti. E nemmeno dei politici. Giù le mani dalle aziende dei cittadini.


