Bilaterali III: fake news

Che il Consiglio federale, presumo a maggioranza, abbia deciso di denominare l’accordo con l’UE, a proposito del quale cittadine e cittadini svizzeri verranno chiamati a decidere, Bilaterali III è una poco dignitosa manovra volta a confondere e a dare l’idea di un equilibrato rapporto mentre nella sostanza con l’accordo la Svizzera cede all’UE una delle competenze essenziali di uno Stato: quella di legiferare su importanti temi.
Una tattica da parte del nostro Governo che rammenta quella di poco scrupolosi rivenditori di auto usate. Non si tratta di divergenze semantiche ma di una sostanziale inconciliabile differenza.
Possiamo capire l’affanno del nostro ministro degli Esteri, in carica dal 2017 e che non ha lasciato tracce importanti del suo passaggio. Purtroppo figura nei sondaggi sull’apprezzamento dei membri del nostro Governo regolarmente agli ultimi posti, ciò che ferisce il mio orgoglio di ticinese. Latitante nelle recenti negoziazioni con gli USA, in ritardo nel reagire al massacro iraniano, non perde occasione per magnificare l’UE. Spera di legare il suo nome al, secondo me, infelice e pericoloso accordo con l’UE. Declassare un accordo nel quale si cede alla controparte il diritto di legiferare, vale a dire di emanare leggi che debbono venir applicate in Svizzera, a bilaterale, che fa presumere un certo equilibrio, è manovra di tatticismo partigiano ed evidente espressione del timore dei sostenitori dell’accordo e della debolezza dei loro argomenti. Si ha paura di dire la verità perché questa potrebbe compromettere il risultato della votazione.
Tale timore è confermato dalla campagna per ottenere che l’accordo non debba venir sottoposto nella consultazione popolare alla necessaria maggioranza dei Cantoni.
A parte il fatto che per essere sostanzialmente bilaterale, in questo caso, la Svizzera dovrebbe pure avere il diritto in alcuni campi di legiferare per l’UE.
Abbiamo a che fare con un accordo istituzionale, questo è il vero carattere, e pertanto è d’obbligo un giudizio sulle due Istituzioni contraenti. Al proposito nessuno potrà negare la difficoltà di conciliare gli interessi di due istituzioni antitetiche, assolutamente diverse. Una, l’UE, top-down, centralistica, burocratica, per diversi aspetti carente di democrazia, l’altra, la Svizzera, down-up, una democrazia capillarmente radicata con diffusa partecipazione popolare.
Un accordo istituzionale tra due contraenti - due Istituzioni - che si contraddicono pesantemente è possibile solo se uno dei due rinuncia a parte delle sue caratteristiche fondamentali.
È il caso dell’accordo negoziato da noi svizzeri che dovremmo concedere l’autorità di emettere leggi valide per il nostro Paese ai burocrati dell’UE. La differenza tra i due iter legislativi è macroscopica ed impossibile la conciliazione.
In Svizzera l’iniziativa per le leggi spetta al Consiglio federale, al Governo, e le sue proposte sono soggette al vaglio delle due Camere ed eventualmente alla decisione popolare conseguentemente al referendum. Un singolo deputato ha pure il diritto di proporre leggi, competenza che spetta anche ai Cantoni. Senza dimenticare l’accompagnamento del diffuso dibattito critico dei media che informa e coinvolge cittadine e cittadini.
Ora, noi dovremmo venir privati e barattare per qualche presunto vantaggio economico questi diritti accettando di venir sottoposti alle leggi dell’UE le quali in sostanza originano e sono praticamente emanate dalla Commissione dell’UE?
Una struttura costituita da 27 rappresentanti delle singole nazioni, in genere politici molto profilati ideologicamente. Assistiti dal loro apparato di burocrati, sollecitati dal lobbismo di Bruxelles (dove sono presenti con la loro influenza ben 28.000 lobbisti) con dibattiti riservati alla struttura e non sottoposti alla partecipazione critica degli elettori. Queste leggi vengono ratificate da un Parlamento dimezzato che non ha il diritto di proporre leggi e indebolito per diversi fatti di sospetta corruttela.
Il mancato vero esame e controllo del processo democratico, caratteristico della Svizzera, fa sì oltretutto che i burocrati dell’UE abbiano emesso, negli scorsi decenni, un atto legislativo o amministrativo ogni giorno lavorativo, soffocando l’operosità imprenditoriale. L’UE è criticata ampiamente non solo per l’iperproduzione di regole burocratiche, anche in campi ridicoli, ma ancor più per decisioni figlie dell’ideologia, e tutti ricordano il Commissario Tindemann e la sua «agenda green». Recentemente la Commissione ha dovuto correggere decisioni che danneggiavano in modo preoccupante l’industria europea.
E noi saremmo talmente sciocchi e spaventati da cedere la nostra competenza legislativa, apprezzata anche all’estero, per sottoporci all’autocrazia di Bruxelles?
È vero, si risponde, ma abbiamo il diritto di non accettare, di ricorrere all’arbitrato. Non facciamoci illusioni, questo diritto di opporsi, che finirà nelle mani dei nostri burocrati, e ho già delle riserve, è condizionato dalla interpretazione delle leggi da parte del Tribunale dell’UE, il cui compito non è quello normale della magistratura ma quello istituzionale di implementare e sostenere la costruzione dell’UE. È obbligato quindi ad essere di parte e dalla parte di Bruxelles.
Bilaterali III è una Fake News che camuffa un accordo istituzionale che ci sottomette a leggi emanate da altri.
È la più preoccupante e pericolosa delle rinunce che un popolo e uno Stato possano fare.


