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Bye-bye Doris

Domani il Consiglio degli Stati revocherà probabilmente il divieto di costruire nuove centrali nucleari – E a far pendere la bilancia per la svolta potrebbero essere gli ex compagni di partito di Doris Leuthard, grande artefice a suo tempo dell'addio al nucleare
Moreno Bernasconi
10.03.2026 06:00

La dipendenza della Svizzera dall’estero per coprire il fabbisogno di elettricità sta crescendo oltre i limiti di legge. Durante il semestre invernale 2025-26, le importazioni di energia elettrica sono state superiori al limite di 5 Terawattore fissato dalla nuova Legge sull’energia. In una situazione internazionale totalmente destabilizzata da conflitti commerciali e guerre alle frontiere dell’Europa e del Mediterraneo, dipendere troppo dall’estero comporta un rischio di penuria reale e pericoloso. La sicurezza dell’approvvigionamento è garantita? I dati preoccupano. La velocità di crescita dell’energia solare e eolica prevista dalla «Politica energetica 2050» è molto inferiore alle aspettative. L’eolico incontra forti resistenze e non decolla. Il solare rappresenta solo il 14% del consumo: rispetto alla tabella di marcia, la velocità della sua crescita - dice la Confederazione - avrebbe dovuto essere del doppio. Il fallimento del progetto Solarexpress 2025 è emblematico. Quanto all’energia idroelettrica, ci vorrebbero 16 nuove infrastrutture, ma a tutt’oggi l’obiettivo appare illusorio. Resta l’energia elettrica delle centrali nucleari (che coprono un terzo del fabbisogno e sono preziose in inverno), ma presto verranno disattivate: nel 2032-33 Beznau I e II; nel 2040 Gösgen e Leibstadt. Già oggi, quando una centrale è disattivata a lungo (Gösgen è ferma per manutenzione da quasi un anno) andiamo in difficoltà. Intelligenza artificiale, elettrificazione della mobilità, crescita della popolazione... aumenteranno il fabbisogno di energia elettrica. Che fare? I promotori dell’iniziativa «Energia elettrica in ogni tempo per tutti (Stop al blackout)» - che ha raccolto 126.000 firme - chiedono di revocare il divieto di costruire nuovi reattori nucleari. Il testo dell’iniziativa recita: «L’approvvigionamento di energia elettrica è garantito in ogni tempo. L’energia elettrica è prodotta nel rispetto dell’ambiente e del clima. Sono ammissibili tutti i tipi di produzione di energia elettrica rispettosi del clima». Quindi anche i reattori nucleari a fissione, che producono elettricità a bassissime emissioni di CO2. Anche i Paesi europei hanno riconosciuto l’energia nucleare rispettosa del clima (seppure non rinnovabile, a causa delle scorie). E stanno puntando (oltre alle ricerche nel campo della fusione nucleare), su reattori a fissione di quarta generazione e i cosiddetti SMR, «piccoli reattori modulari», meno costosi e realizzabili in tempi più rapidi. La start up ginevrina Transmutex sta sviluppando un reattore rivoluzionario che utilizza il torio invece dell’uranio, in grado di ridurre la durata della radioattività delle scorie da centinaia di migliaia di anni a circa 300 anni o addirittura di «distruggere» le scorie nucleari.

Nel suo messaggio, il Consiglio federale condivide la necessità di revocare il divieto di nuove centrali nucleari anche se contrappone all’iniziativa un controprogetto che approda sui banchi del Consiglio degli Stati domani, 11 marzo. Scelta casuale o no, l’11 marzo ha un forte valore simbolico: richiama la data del devastante incidente nucleare di Fukushima (11 marzo 2011), che ebbe un enorme impatto emotivo e contribuì all’esito del voto popolare sul divieto di costruire nuove centrali nucleari in Svizzera (e spinse il Governo di Angela Merkel a decretare lo spegnimento delle centrali nucleari tedesche... aggravando l’infausta dipendenza energetica della Germania dalla Russia di Putin). Come si presentano i rapporti di forza in seno alla Camera dei Cantoni? L’ampiezza del voto favorevole della commissione competente (10 favorevoli contro 2) lascia intendere che gli Stati approveranno il controprogetto e quindi la revoca del divieto di nuovi reattori nucleari e di tecnologie di nuova generazione. L’aspetto politico più rilevante è che tutti i rappresentanti del Centro nella commissione degli Stati (5) hanno dato sorprendentemente il proprio appoggio alla svolta, e questo benché durante la consultazione il partito si fosse dichiarato reticente. Sulla questione energetica, il Centro sembra aver rotto il cordone ombelicale con Doris Leuthard, che fu ministro dell’energia PPD e simbolo della svolta antinucleare e della Nuova politica energetica svizzera. Bye-bye Doris?