Canton Ticino ricco e povero

Si sta diffondendo nei media di Oltre San Gottardo l’immagine di un Ticino povero. Con molti dati crudi (stipendi più bassi, costi della salute più alti; pochi neonati, tanti anziani, ecc.) che rimandano a una rappresentazione allarmante. Fra le conseguenze di una simile immagine tende a imporsi una mancanza di fiducia, la quale ci ricorda un vecchio detto lombardo: «Piöcc fa piöcc, danee fa danee»: la realtà dei pidocchi che si riproducono velocemente di fronte ai soldi che richiamano altri soldi.
Siamo messi male insomma, anche se non dobbiamo dimenticare che è meglio essere «poveri» in Svizzera che ricchi in molte altre parti del mondo. Se inoltre consideriamo che nella vicina Italia, nelle regioni più benestanti e produttive a noi vicine, si considera fortunato chi ha un lavoro a tempo indeterminato a millecinquecento euro al mese, capiamo bene che la nostra povertà è relativa.
In ogni caso sta però emergendo un Cantone quasi disarmato nei confronti di una realtà economica che preoccupa assai. Così come è preoccupata la Svizzera, con l’Europa tutta, soprattutto di fronte all’elaborazione di un lutto non facile da gestire. È la scomparsa di quegli Stati Uniti che ci hanno accompagnato per ottant’anni, ma che fanno ormai parte di un capitolo passato. Dobbiamo voltare pagina e trovare un nuovo modo di stare nel mondo. Che non vuol dire guardare alla Cina, sperando di cogliervi i nostri Stati Uniti di una volta.
Ma, tornando a noi, per fortuna nel frattempo il nostro Cantone ha salvato uno dei suoi più importanti gioielli di famiglia. La bella dimostrazione di un federalismo virtuoso è ovviamente legata al valore della RSI. Bastava un’unica ragione per votare «no» all’iniziativa mirante a smantellare la RSI, che se fosse riuscita avrebbe privato dalla sera alla mattina l’economia del nostro Cantone di una cifra valutabile fra i 150 e i 200 milioni. O, se si preferisce, avrebbe costretto un «povero» Cantone a fare i conti con un’improvvisa carenza equivalente a millecinquecento/duemila posti di lavoro.
Forse senza saperlo abbiamo così evitato di riesumare una dimenticata immagine dialettale, questa volta tutta ticinese, dei nostri vecchi: «Canton Tesìn, canton strascìn»: «Canton Ticino, cantone conciato male, di straccioni».
Diciamo allora che la saggezza popolare ci ha impedito di commettere una gigantesca sciocchezza che ci si sarebbe ritorta contro, inducendo la generosa disponibilità svizzero tedesca a chiedersi se quei poveri ticinesi siano in grado di fare «uno più uno».
Quindi evviva il popolo svizzero, e anche quello ticinese, che ha deciso che, sì, «Teniamocela stretta».
Chi si ricorda un po’ di analisi logica sa che quel «ce» di «teniamocela» indica un complemento di termine, ma detta così con rende l’idea. Due altre denominazioni di questa piccola particella, chiediamo scusa per i tecnicismi, sono «dativo etico» o «dativo di vantaggio». Si è trattato in effetti di una bella scelta etica, a vantaggio di tutti, anche di chi ha votato «sì».
E adesso guardiamo avanti, ricordando che le scelte nette (o sì o no) della nostra preziosa democrazia diretta prevedono che vi siano poi buoni vincitori e buoni perdenti. Chi ha vinto non ha tutte le buone ragioni dalla sua e chi ha perso ha le sue buone ragioni che non vanno dimenticate. Non è un generico «vogliamoci bene» dopo la battaglia, ma un invito a diversi politici, soprattutto a quelli che si sentono più svizzeri degli altri e che avrebbero dovuto fare gli interessi del nostro Cantone, a impegnarsi per cause davvero meritevoli.
Ben venga quindi l’iniziativa contro una Svizzera da dieci milioni di abitanti, la quale imporrà di mettere tante cifre sul tavolo da valutare senza pregiudizi, ma ancora meglio che ci si occupi sul serio della perequazione federale intercantonale, che priva il nostro Cantone di almeno trecento milioni di franchi all’anno: un’enormità!
Ci tocca ripeterlo per l’ennesima volta: dalla perequazione federale nel 2026 il Canton Ticino riceverà 98 milioni, mentre, il più povero di tutti, il Canton Vallese, porterà a casa 861 milioni.
Il Canton Vallese guadagna dalla perequazione 2.396 franchi per abitante (il tradizionalmente povero Canton Giura 2.384), mentre noi (277) se non siamo ricchi poco ci manca. Ecco, se non vogliamo che il Canton Ticino si allontani sempre più dalla Svizzera queste storture vanno radicalmente raddrizzate! Il povero Canton Vallese, che come ben sappiamo ha purtroppo dato pessima prova di sé, vede una Confederazione partecipe su diversi fronti, mentre nel «ricco» ma povero Canton Ticino c’era chi voleva buttar via il vero fronte solidale del federalismo elvetico rappresentato dalla RSI.
L’abbiamo scampata bella, adesso vediamo di mirare i bersagli giusti.


