Cara Swiss Football League, alla peggio rimane l'opzione Perth

I vertici della Swiss Football League, per il momento, restano alla finestra. Altri organi, con la cui indipendenza, per motivi di comodo, non si vuole interferire, sono chiamati a prendersi la responsabilità di dossier spigolosi. A metterci la faccia. L’imbarazzo, nella stanza dei bottoni della nostra lega, dovrebbe tuttavia essere palpabile. Chi è chiamato a dirigere e coordinare i massimi campionati elvetici, d’altronde, persevera nell’arte del tentennamento: siamo alla quarta fetta, ma ancora non si è sicuri che si tratti di polenta.
Fuor di metafora, quanto l’attualità ha offerto negli ultimi giorni - sul fronte del rilascio delle licenze per la stagione 2026-27 e dello spareggio promozione/relegazione - merita alcune riflessioni. Guardandoci bene dal prendere per oro colato le dichiarazioni del patron del Bellinzona Juan Carlos Trujillo, non comprendiamo come si possa concedere a un club di Challenge League - per altro già osservato speciale - dei margini di apprezzamento e trattativa su uno dei requisiti fondamentali per l’ottenimento dell’autorizzazione di gioco: la garanzia bancaria, e cioè il salvagente finanziario grazie al quale evitare pericolosi dissesti. Prima o seconda istanza che sia, porre delle condizioni alla commissione competente della SFL - della serie: «vediamo se ci salviamo, poi nel caso penseremo alla garanzia» - non è né serio, né tantomeno ammissibile. Ne va dell’immagine del calcio svizzero, con la Challenge League già moribonda e però immune a un cambio di registro, del suo ordinamento e del rispetto di regole e scadenze. E risultare recidivi, avendo calpestato tali cardini nel quadro dell’attribuzione della minilicenza per disputare l’attuale torneo, con il via libera definitivo giunto praticamente al termine del girone d’andata, costituisce un’aggravante per ambo le parti.
A proposito di scene e leggerezze che si ripetono, il Grasshopper non dispone ancora di uno stadio per disputare il (probabile) match di ritorno del «barrage», agendato il 23 maggio: praticamente dopodomani. Una barzelletta, che ripetuta un anno dopo non fa più ridere. Certo, club e Città di Zurigo - proprietaria del Letzigrund - sono i primi a doversi fare un esame di coscienza, essendo riusciti nell’impresa di non prevedere uno scenario tutto fuorché imprevedibile, visto l’identica esperienza vissuta al tramonto dello scorso campionato. Allora furono gli Imagine Dragons, oggi è il concerto dei Metallica a rendere inagibile l’impianto in riva alla Limmat. Ma se a maggio 2025, FC Lugano, Città e forze dell’ordine avevano teso la mano alle cavallette, a questo giro la polizia cantonale ha posto il suo veto sulla messa a disposizione di Cornaredo. In modo legittimo e per più ragioni, su tutte le scene d’inciviltà di cui i tifosi del GC si sono resi di recente protagonisti a Losanna. Tutto corretto, per carità, ma la SFL non può permettersi di nascondersi dietro al paravento dei protocolli decisionali. La situazione, detto altrimenti, andava affrontata di petto mesi e mesi fa. E invece viene da chiedersi che fine abbiano fatto le parole del CEO Claudius Schäfer, il quale - undici mesi fa - si era espresso così a margine della sfida GC-Aarau ospitata in Ticino: «A fronte di quanto accaduto credo s’imponga una profonda analisi su più fronti». Qualcuno non ha fatto i compiti.
Una buona notizia, comunque, c’è. E arriva dalla FIFA, pronta a concedere a ogni lega professionistica la facoltà di organizzare una partita - e una soltanto - al di fuori dei propri confini nazionali. Cara Swiss Football League, per lo spareggio salvezza - alla peggio - rimane l’opzione Perth.




