Cerca e trova immobili
Il commento

Casse malati, illusioni ottiche e timidi segnali

È cruciale il contenimento dei costi – Ma soluzioni estreme, Ticino insegna, potrebbero trovare terreno fertile in un contesto di crescente insofferenza, all’insegna del «non se ne può più»
Giovanni Galli
29.09.2026 21:30

Dopo una serie di salassi, ora che in Ticino si annuncia un rialzo dei premi di cassa malati del 3,7%, la parola «stangata» può risultare esagerata. Ma per quanto sia stato evitato il peggio, si tratta di un ennesimo sensibile rincaro, che va ad aggiungersi al 9,2% del 2023, al 9,9% del 2024, al 10,5% del 2025 e al 7,1% di quest’anno. E che mantiene il Ticino al vertice della graduatoria nazionale, con un premio medio calcolato su tutte le classi di età di 520 franchi mensili a testa contro i 412 del resto del Paese. Il fatto che sia il terzultimo cantone in fatto di crescita percentuale, ben al di sotto della media svizzera (5%), può rappresentare un timido segnale di cambiamento, ma per gli assicurati è solo una magra consolazione.

Per una famiglia di quattro persone (due adulti e due minorenni), si profila un aggravio di quasi 650 franchi all’anno. Intendiamoci, il dato è interessante, perché riflette un rallentamento della crescita dei costi in un cantone dove la spesa sanitaria pro capite (in cifre assolute) rimane la più alta a livello nazionale: 6.051 franchi nel 2025 contro 4.938 a livello nazionale. È degno di nota anche il fatto che sia terminato il cosiddetto effetto di recupero, per cui i premi degli anni precedenti erano stati aumentati, in parte anche d’ufficio, per compensare un’insufficiente copertura dei costi. Sul versante delle riforme, inoltre, qualcosa si dovrebbe muovere. Dal 2028, ci potrebbe essere una gradita sorpresa, con l’introduzione della riforma del finanziamento unitario delle prestazioni stazionarie e ambulatoriali. Secondo stime dell’Ufficio federale della sanità pubblica, riportate domenica dalla «SonntagsZeitung», gli assicurati ticinesi saranno i principali beneficiari, con uno sgravio annuale pro capite di 197 franchi. Questo perché la quota della spesa a carico dello Stato aumenterà mentre diminuirà quella delle casse malati, che oggi pagano tutte le cure prestate dal settore ambulatoriale. La prudenza, comunque, è d’obbligo. Si tratta di previsioni a tavolino che attendono la verifica dei fatti. Da ultimo, entro la fine di quest’anno, il Consiglio federale potrà definire per la prima volta obiettivi per l’evoluzione dei costi e della qualità. Se l’aumento dei costi per il periodo 2028-2031 dovesse superare l’obiettivo stabilito per ogni singolo settore, Governo e Cantoni dovranno valutare misure di correzione.

In ogni caso, bisogna restare con i piedi ben piantati per terra, per due ragioni. Innanzitutto, perché il nuovo tariffario medico Tardoc, introdotto il 1. gennaio, a livello nazionale non ha avuto un avvio chiaro e lineare, il che condiziona le statistiche sui costi. Ci sono stati ritardi nella fatturazione, soprattutto negli ospedali, che rendono difficile la stima degli oneri per il 2026. Da un lato, c’è chi parla di dati fuorvianti (una sorta di illusione ottica) e dall’altro chi punta l’indice contro gli abusi da parte di certi operatori sanitari nella fatturazione delle prestazioni, sfruttando i difetti di costruzione del tariffario. In secondo luogo, c’è sempre in agguato la crescita generale dei costi, premessa per ulteriori sostanziosi aumenti dei premi. Per l’anno in corso si stima in Svizzera un incremento del 4,7% e per il 2027 del 5%. Bisogna evitare in tutti i modi che i costi finiscano fuori controllo. Di qui, come avvertono gli assicuratori, l’esigenza di accelerare le pianificazioni ospedaliere congiunte dei Cantoni, di attuare le riforme già decise e di contrastare gli abusi nell’ambito delle cure prestate dai familiari. I limiti e gli effetti perversi del sistema sono noti, mentre l’impatto sui bilanci familiari è sempre più  problematico. Le urne hanno detto a più riprese che non servono rivoluzioni. Occorrono piuttosto continue riforme e interventi puntuali, con Confederazione e Cantoni che li attuano in modo deciso e coerente, e con le organizzazioni di categoria che si assumono fino in fondo le loro responsabilità. Altrimenti si apre davvero la strada a soluzioni radicali. L’ultima proposta del PS per premi in funzione del reddito, che promette benefici per il 90% degli adulti chiamando alla cassa benestanti e imprese,  sa di vino vecchio in botti nuove. Ma soluzioni estreme, Ticino insegna, potrebbero trovare terreno fertile in un contesto di crescente insofferenza, all’insegna del «non se ne può più». 

In questo articolo: