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Il commento

Ceci n’est pas (encore) une Coupe du monde

Gianni Infantino si aggrappa alle piccole, grandi favole e a qualche deviazione lungo il percorso, in attesa che il tabellone conduca l’evento laddove è atteso: nelle mani delle sue grandi star
Massimo Solari
30.06.2026 06:00

L’oasi naturale e culturale di Balboa Park ospita il San Diego Museum of Art. In una delle prime sale, entrando sulla sinistra, spicca The Shadows - o se preferite Les Ombres -, opera del pittore belga René Magritte. Datato 1966, il dipinto esalta i concetti cardine di uno dei massimi esponenti del Surrealismo: il paradosso e la discordanza tra realtà e percezione. Alle spalle di un albero, in effetti, fluttua misteriosamente una pipa, oggetto caro a Magritte ed emblema del celebre quadro-manifesto Il tradimento delle immagini.

«Ceci n’est pas une Coupe du monde». Ci permettiamo di prendere ispirazione e rilanciare, commentando la prima parte del Mondiale 2026. Mentre la FIFA si nutre di iperboli e cifre record, è buona cosa misurare il torneo nel modo corretto. Per quello che è stato sin qui, nel bene e nel male. Vale dunque subito la pena rammentare che i sedicesimi di finale scattati domenica si compongono di 32 squadre. In altre parole, ad accedere alla fase a eliminazione diretta è stato lo stesso numero di nazionali in grado di qualificarsi alle ultime sette edizioni della competizione. Nulla di straordinario. Anzi. Ad accompagnare il tramonto della fase a gironi, e ne abbiamo scritto pure su queste colonne, sono state numerose critiche. La formula che premia le migliori terze e il criterio principe degli scontri diretti hanno parzialmente falsato le ultime partite dei gruppi, prestando il fianco al grottesco e redditizio 3-3 tra Algeria e Austria.

Guardiamo avanti. Ad Argentina-Capo Verde, per esempio. Gianni Infantino, che sotto sotto sorride per essersi scrollato di dosso la grana Iran, non poteva chiedere di meglio. I campioni del mondo in carica contro una delle «piccole» promosse sul palcoscenico più prestigioso del pianeta e ora addirittura ai sedicesimi di finale. Messi contro Vozinha. Che spot. Il presidente della Federcalcio internazionale si aggrappa alle piccole, grandi favole e a qualche deviazione lungo il percorso, in attesa che il tabellone - nonostante il suo scarso equilibrio - conduca l’evento laddove è atteso. Nelle mani delle sue grandi star. Il Mondiale americano, in questo senso, non sta deludendo. Buona parte dei fenomeni più attesi ha risposto presente, aggiornando statistiche e libri di storia. Ed entusiasmando degli stadi oggettivamente ben frequentati, malgrado i timori della vigilia e i prezzi alle stelle. Percepire una certa euforia attorno alla Coppa del Mondo, tuttavia, non equivale a celebrarne il successo reale. Affinché ciò avvenga, occorre molto di più.

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