Crans-Montana, un terribile ritorno alla realtà

Con le gare di Coppa del Mondo di sci a Crans-Montana, abbiamo avuto l’illusione di allontanarci per un attimo dalla terribile realtà. Nonostante la località vallesana, questo weekend, fosse vestita a lutto, con il nero imperante su ogni cartellone e numerosi messaggi di vicinanza rivolti alle famiglie delle vittime e ai feriti.
Una doccia gelata, ben più fredda della neve delle piste, ci ha riportato a quella indelebile notte di Capodanno. Pensavamo che il dolore - almeno per noi che non abbiamo avuto i nostri cari intrappolati in quel maledetto locale - dopo un mese si potesse alleviare. Non è così, perché la realtà quando meno te lo aspetti ti prende a pugni nello stomaco.
La morte di uno dei ragazzi ricoverati all’ospedale di Zurigo ci ha ricordato che andarsene via in quel modo, tra troppi errori inimmaginabili per la Svizzera, non si può accettare. E forse fa pure più male della prima volta. Perché oggi siamo consapevoli di lacune imperdonabili, a cui la giustizia deve dare una risposta esemplare.
Oggi, insieme a quel giovane senza colpe se ne va pure un pezzo di speranza. La 41esima vittima dell’incendio al bar Le Constellation è un’altra famiglia distrutta dal dolore. È una preghiera caduta nel vuoto. È un giovane a cui hanno portato via tutti i sogni. Mentre altri ragazzi ancora lottano negli ospedali, sospesi tra la vita e la morte.


