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Pensieri dal battellino

Cronache barbose

La mia amica microinfluencer del lago e content creator mi fa notare che di cose pallosissime ce ne sono tante, come la politica ticinese, sempre uguale a se stessa
Bruno Costantini
28.02.2026 06:00

Approfittando dell’anticipo di primavera con il battellino abbiamo fatto alcune traversate per provare il motore revisionato, sperando, grazie alla brezza tagliente, di risvegliare Asia dal suo attuale stato di trascendenza, prima rapita dallo spirito olimpico, tanto da acquistare una pietra scozzese e una scopa da curling per imbarazzanti esibizioni su TikTok, e adesso dal rito socio-social-musicale di Sanremo, perlomeno senza la tartuferia di quelli che dicono che è una boiata ma restano a soffrire davanti al televisore fino alle due di notte (per la finale di stasera ricordatevi il thermos con il caffè, come ha consigliato il caporedattore di cdt.ch Marcello Pelizzari, fantasanremofilo inspiegabilmente a piede libero, mentre i più ardimentosi possono bagnare l’ugola con il nostro Barbera fatto col mulo). Ma non è una novità e nemmeno si può pretendere che le cose vadano diversamente perché un rito non può snaturare troppo i suoi archetipi anche se sono barbosi.

La mia amica microinfluencer del lago e content creator replica che di cose pallosissime ce ne sono tante altre, come la politica ticinese, sempre uguale a se stessa. Non posso darle torto, sentir parlare ancora in Gran Consiglio del caso Gobbi e di etilometri, con ringhi, volti torvi e tavoli che volano, fa venire il latte alle ginocchia. A me interessa di più sapere come il Governo intenda applicare le inaggirabili decisioni popolari dello scorso 28 settembre per attenuare l’impatto dei premi di cassa malati sul potere d’acquisto dei ticinesi che non risentire la storia istituzionalmente brutta, non c’è dubbio, e per certi versi persino grottesca, dell’incidente stradale di Super Norman con annessi e connessi giudiziari che non hanno portato a nulla. Tutti hanno già gli elementi per giudicare politicamente la vicenda e trarre le conclusioni fra un anno.

Intanto avanza un’altra manfrina, quella sulle manifestazioni, sugli scontri tra pro di qui e pro di là, sui diritti e sui limiti dell’andare in piazza per esprimere le proprie idee, sui criteri per guidare l’agire dell’autorità che vogliamo autorevole ma non mascelluta come a qualcuno piacerebbe. A New York negli scorsi giorni è avvenuto un fatto curioso. Intervenuti in un parco per disperdere un folto gruppo di cittadini che si prendevano a palle di neve, diversi poliziotti sono stati a loro volta aggrediti con palle di neve dal fronte unito di quelli che stavano battagliando fra loro. Un atto criminale per alcuni, con la destra che ha accusato il sindaco Zoran Mamdani di essersi rifiutato di chiedere l’incriminazione dei responsabili. A Lugano una cosa simile non potrebbe avvenire perché il Municipio mai autorizzerebbe battaglie con palle di neve, che siano palle di destra o palle di sinistra, e pronte sarebbero le palle della polizia per fermare le palle.

Si potrebbe andare avanti all’infinito a palleggiare ma io e Asia siamo anche un po’ tristi. A commentare queste cronache non ci sarà più la poetessa Elena Ghielmini, una donna di una gentilezza d’animo straordinaria che ogni domenica ci inviava il suo commento divertito ma mai cattivo su fatti e personaggi protagonisti del battellino, allegando sempre «due cosettine», cioè due poesie, soprattutto in dialetto. Diceva che la Luce e il Bene finiranno per trionfare perché «le brave persone ci sono e non fanno rumore mentre le facce toste purtroppo sanno il nulla e il loro parlare finisce nella pattumiera». Ciao Elena, sei stata una brava persona.

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